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I pesci sono esseri senzienti | 28/03/2012

Fonte notizia

Argomento: Caccia e pesca

Non sono animali di serie B, soffrono come tutti gli altri, e sono trattati in maniera estremamente brutale.

Purtroppo nella società di oggi non si è più abituati a pensare ai pesci come esseri viventi, esseri senzienti dotati di propri sentimenti ed abilità. Cresciamo con la convinzione, invece, che i pesci non siano altro che quei pezzi di carne contornati di spezie sul nostro piatto o quei giocattoli silenziosi e colorati che abbelliscono i nostri acquari di casa. E non ci poniamo mai domande sul come quei pesci siano finiti sul nostro piatto, o sulla loro vita prima che qualcuno li rapisse dall'ambiente naturale. Non ci poniamo nessuna domanda nemmeno sulla paura che possiamo aver arrecato loro.

Tutti noi, non solo chi li pesca, siamo colpevoli della loro sofferenza e della loro paura.

I pesci, come gran parte degli esseri viventi che abitano il nostro pianeta, sono in grado di esibire una ricca schiera di comportamenti sofisticati e i processi di apprendimento sono in grado di influenzarne, già a partire dalla nascita, quasi tutti i comportamenti che si susseguono nel corso del ciclo vitale e che sono strettamente connessi con la sopravvivenza (reperimento del cibo, capacità di evitare i predatori e interazione con i conspecifici).

L'architettura neurale di questi animali possiede componenti molto simili a quelle dei mammiferi e la loro capacità cognitiva, per molti aspetti, è comparabile a quella di primati non umani. Molti possiedono, infatti, una memoria a lungo termine comparabile a quella di molti altri vertebrati e sono in grado di modificare il loro comportamento in relazione all'esperienza individuale e alle informazioni ottenute da altri pesci.

Nonostante essi vivano in un ambiente molto diverso dal nostro e utilizzino un linguaggio del corpo che per noi è incomprensibile, non sono poi così diversi da noi esseri umani: afferrano gli oggetti e li esplorano, raccolgono il cibo, costruiscono rifugi per loro stessi e la loro prole, emettono suoni attraverso cui comunicano eventuali rischi predatori, e memorizzano i percorsi per raggiungere più facilmente il cibo.

Sono inoltre dotati di abilità numeriche, che li rendono in grado, entro certi limiti, di discriminare tra due insiemi di oggetti di differente numerosità. Questa capacità ha un valore adattativo a livello di sopravvivenza e riproduzione: distinguere tra fonti di cibo di differente numerosità di elementi può aumentare, ad esempio, la quantità di calorie ingerite, così come l'abilità nel valutare il numero di propri simili può portare a scelte relative all'affiliazione o al conflitto.

Nonostante ciò, non c'è alcuno scrupolo nel pescarli e ucciderli in maniera brutale. Non c'è alcuno scrupolo nell'intrappolarli in immense reti da pesca in cui vengono schiacciati tra loro e in cui subiscono una dolorosa decompressione che porta alla rottura della loro vescica natatoria e all'espulsione degli organi interni attraverso la bocca.

E chi non muore nella rete viene ucciso e sventrato dai pescatori tramite dei bastoni acuminati mentre chi non soddisfa le loro esigenze viene rigettato in mare ormai privo di vita.

Anche la pesca all'amo provoca tantissima sofferenza a questi poveri animali. E non solo quella attuata dai pescatori che poi mangiano i pesci pescati, ma anche dalla pesca cosidetta "sportiva", nonostante poi vengano rigettati in acqua. L'amo provoca gravissime lesioni all'apparato boccale di questi animali e ne rimangono talmente spaventati che per i giorni successivi non saranno in grado di mangiare.

Purtroppo, neanche i pesci d'allevamento hanno una aspettativa di vita e di morte migliore: sono costretti a vivere in piccole vasche in cui non hanno alcuna possibilità di movimento e in cui i livelli di pesticidi, antibiotici e farmaci sono altissimi. Molti poi vengono uccisi semplicemente immergendoli vivi nel sale e lasciandoli agonizzanti a disseccare, mentre altri vengono uccisi a colpi di bastone o soffocati.

Tutto ciò oltre ad arrecare una grande sofferenza a questi animali, provoca enormi danni anche al nostro ecosistema, in quanto il numero dei pesci negli oceani è in diminuzione e cala sempre più rapidamente; gli habitat acquatici vengono distrutti a causa dell'azoto derivante dagli scarichi degli allevamenti e vi è una trasmissione di parassiti e malattie dai pesci di allevamento a quelli acquatici.

Quindi, è giunto il momento di cambiare: cominciamo a considerare i pesci come animali con gli stessi diritti di tutti gli altri (noi esseri umani compresi) e cominciamo ad aprire gli occhi sui danni che la pesca e gli allevamenti provocano prima di tutto ai pesci stessi e infine a quelli che provocano sul nostro ecosistema.

Articolo di Stefania Candilera

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