Progetto REACH: domande e risposte

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29/12/2006

Il 13 dicembre e' stato pubblicato sul sito dell'Unione Europea un documento intitolato "Domande e Risposte sulla nuova policy per le sostanze chimiche, REACH". In particolare la risposta numero 17 ci dice quanti animali verranno uccisi a causa del REACH nei suoi primi 11 anni di applicazione.

Il progetto REACH dell'Unione Europea prevede nei prossimi anni un programma di test di tossicita' su decine di migliaia di composti chimici - test svolti su animali. Si tratta di tutte le sostanze chimiche messe in commercio prima del 1981, anno in cui e' entrato in vigore l'obbligo di classificare ed etichettare le sostanze secondo la loro pericolosita' (tramite test su animali). Questo significa milioni di animali uccisi nei laboratori, in aggiunta a quelli che gia' sono usati per testare le sostanze NUOVE.

Gli animali uccisi dal progetto REACH saranno milioni; un rapporto del Dipartimento per l'Ambiente del Regno Unito (IEH [2001] Testing Requirements for Proposals under the EC White Paper. Leicester, UK. Institute for Environment and Health) ha calcolato che per testare 30.000 prodotti chimici servirebbero almeno 12,8 milioni di animali (se si aggiungono gli studi riproduttivi e si contano i figli che vengono fatti nascere e poi uccisi, si arriva 50,2 milioni).

Questo e' invece quanto riporta il sito dell'UE, alla pagina Q and A on the new Chemicals policy, REACH (disponibile solo in inglese e francese):

17. Il REACH comportera' un aumento dei test su animali?

Lo scopo del REACH e' di assicurare che la salute e l'ambiente (animali compresi) siano protetti dagli effetti dannosi dovuti a sostanze chimiche pericolose. Acquisire le informazioni necessarie sulle proprieta' di queste sostanze comportera' alcuni test su animali.

Tuttavia, il REACH e' stato progettato un modo da ridurre i test su animali al minimo assoluto. I test non necessari vengono evitati, grazie all'obbligo di condividere tutti i dati generati da test su animali vertebrati e al fatto che per sostanze prodotte in grandi quantita', il piano di test deve essere approvato dall'Agenzia prima che possano essere eseguiti nuovi test su animali. Questo assicurera' che gli endpoint studiati siano rilevanti, che la validita' scientifica della ricerca sia abbastanza elevata, e che il programma di test non duplichi altri studi.

La seconda lettura ha ulteriormente migliorato la situazione, introducendo un periodo di consultazione pubblica, di 45 giorni, prima che certi test possano essere effettuati, per poter verificare se i dati sono gia' disponibili, e quindi i test non necessari.

E' previsto un incremento di test su animali, rispetto al livello corrente in UE, del 3%, e questo per i primi 11 anni dopo l'adozione del REACH. Dopo questi 11 anni, le informazioni mancanti sulle 30.000 sostanze in uso oggi dovrebbero essere disponibili, e il numero di animali usati dovrebbe decrescere nuovamente perche' verranno testate solo poche sostanze l'anno.

Commento di NoVivisezione.org

Questo scenario prospettato dall'UE e' un po' troppo ottimistico, ed e' in contrasto con i dati ufficiali gia' noti e sopra citati, che parlano di oltre 12 milioni di animali nella migliore ipotesi. Ma anche nella rosea ipotesi dell'UE, si parla di un numero molto alto di animali: il 3% in piu' di quelli attualmente usati, nel corso di 11 anni, ammonta a 3 milioni e 300 mila animali, animali che verranno usati in test di tossicita' crudeli e obsoleti. Saranno usati pesci, ratti, criceti, porcellini d'india, conigli e cani. Dovranno inalare sostanze tossiche, o vedersele iniettate nelle vene, o pompate nello stomaco, o splmate sulla pelle nuda, o spruzzate negli occhi. Ai pesci, le sostanze chimiche saranno aggiunte nell'acqua in cui nuotano. Animali in gravidanza verranno avvelenati per vedere quali mutazioni si sviluppano nel feto. L'avvelenamento avra' come risultato emoraggie interne, ferite, ustioni, danneggiamento di organi, tumori, spasmi muscolari, nausea, collasso, coma, e infine la morte.

Questa non e' scienza, mai lo e' stata, e mai lo sara'. Thomas Hartung, a capo dell'ECVAM (l'istituto fondato in seno all'Unione Europea per sovrintendere allo sviluppo e validazione dei metodi alternativi) dal 2002, afferma, nelle pagine di Nature [1], che le nuove sfide che attendono l'istituto (per la sostituzione dei test su animali con test scientifici senza animali) sono un'opportunita' per la tossicologia di "trasformarsi in una scienza rispettabile" e aggiunge che i test di tossicita' usati per decenni sono semplicemente "cattiva scienza" e che "ora abbiamo l'opportunita' di ricominciare da zero e sviluppare test basati su evidenze reali, che siano davvero predittivi".

Evidentemente chi di dovere nell'Unione Europea questo concetto non l'ha capito, e pensa che non sia poi cosi' grave un aumento dei test su animali del "solo il 3%". Peccato che sia un 3% comunque sprecato. Afferma Horst Spielman, tossicologo dell'Istituto Federale per la Valutazione del Rischio di Berlino, nell'articolo di Nature sopra citato: "I test di embriotossicita' sugli animali non sono predittivi per gli umani. Quando troviamo che il cortisone e' embriotossico su tutte le specie testate eccetto che sugli umani, cosa dovremmo farcene di questi test?"

Per saperne di piu': Il progetto REACH su NoVivisezione.org

Riferimenti
[1] Alison Abbot, "More than a cosmetic change", Nature, vol. 438 - 10 November 2005.

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