Gestione di una epidemia di panleucopenia in un rifugio

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10/12/2012

Suggerimenti per evitare la diffusione della panleucopenia, o gastroenterite infettiva, in un gattile.

Articolo tratto dal sito dell'associazione La Cincia, della provincia di Torino.

Gestione di una epidemia di panleucopenia in un rifugio

Raccontiamo questa vicenda perché possa servire ad altri per evitare gli errori che abbiamo commesso e per poter prendere le contromisure più adeguate nel malaugurato caso si debba fronteggiare un'epidemia.

Il contesto ambientale e il caso "0"

La struttura di accoglienza era una una vecchia cascina in corso di ristrutturazione in cui venivano accolti gattini cercando sì di applicare dei protocolli di quarantena e di prevenzione ma con i limiti della situazione e qualche imprudenza risultata fatale.

Nel corso dell'estate sono stati passati per la struttura circa quaranta gattini. Ogni cucciolata veniva tenuta in quarantena per 15 gg. in gabbioni pieghevoli di circa 1 mq; poi, passato il periodo di osservazione, i gatti venivano spostati in un'altra stanza, al piano superiore, dove stavano tutti insieme.

Le stanze delle quarantene ospitavano diversi gabbioni. I volontari usavano i guanti per pulire le gabbie e non ci sono stati scambi di lettiere / ciotole. I pavimenti venivano di norma disinfettati quotidianamente con Virkon-S (1) . Salvo nell'ultimo periodo per ragioni di luce (mancava ancora l'impianto elettrico in alcune stanze), venivano sempre puliti prima i gattini sani e poi quelli in quarantena (per evitare passaggi dalla zona potenzialmente contaminata a quella "pulita"). Non c'erano sovrascarpe e camici a disposizione.

Tutto bene (3 decessi in tutto di cui uno per FIP umida) fino a quando non è arrivata una coppia di selvatichini di 4-5 mesi che era passata prima per un ambulatorio veterinario (5 gg di permanenza) per la sverminazione e la vaccinazione. Nulla da segnalare per i primi 4 gg: stavano sempre nascosti nel trasportino, mangiavano normalmente e le feci erano formate. Poi è stato notato che non avevano toccato cibo per un giorno intero e un vomito di succhi gastrici.
Il giorno seguente sono stati portati entrambi in clinica e uno è risultato ipotermico e l'altro con febbre. L'emocromo di quello ipotermico indicava 4500 WBC(2). Trattati entrambi come sospetti panleuco, durante la notte c'è stata la prima scarica di diarrea (mai riscontrata prima al rifugio) e il giorno seguente il test parvo Idexx(3)su quello in condizioni migliori risultava positivo. Nell'arco di 48 ore quello che era risultato risultato ipotermico al momento del ricovero è morto mentre l'altro ha cominciato a dare segni di miglioramento.

Su 13 gattini presenti, 3 non hanno mai manifestato sintomi evidenti (uno era vaccinato), 7 sono stati ricoverati in condizioni gravi (uno gravissimo) e ne sono usciti, 2 hanno manifestato solo sintomi lievi, e solo uno, il gatto "0" da cui era cominciata l'epidemia, è deceduto.

Strategia di contrasto

Ci si è subito resi conto di trovarsi di fronte ad una epidemia e si è messa in atto una strategia così articolata:

  • disinfezione: con ipoclorito di sodio al 7% (ovviamente non in presenza dei gatti) e giornalmente con Virkon-S in tutti gli ambienti (le lettiere venivano disinfettatte almeno 2 volte al giorno); rimozione delle suppellettili non lavabili (grattatoi, giochini, copertine, ecc). Uso tassativo di sovrascarpe e guanti; uso della carta al posto della sabbia nelle lettiere e ciotole monouso. Queste misure non servivano ad evitare i contagi ormai presumibilmente avvenuti ma avevano il solo scopo di limitare e contenere la carica virale visto che non era possibile spostare tutti i gatti in posti "puliti"
  • sospensione della normale turnazione dei volontari: solo due persone seguivano quotidianamente i gatti con l'obiettivo di individuare il minimo sintomo (minor interesse al cibo, diarrea, vomito, apatia). Questa misura è stata fondamentale per la diagnosi precoce.
  • i gatti che manifestavano il minimo sintomo - diciamo pure minimo in senso "paranoico" - venivano portati immediatamente in clinica per un emocromo. Se il livello di globuli bianchi si avvicinava alla soglia inferiore (6000 WBC) e/o in caso di iper/ipotermia i gatti venivano ricoverati e rifatti gli esami ematici giornalmente iniziando la terapia con interferone omega felino (4), fluidoterapia, antibiotici, ecc. come da protocolli standard di trattamento per la panleucopenia. Venivano anche effettuati test parvo Idexx sulle feci di conferma.
  • separazione dei gattini tra asintomatici e reduci da ricovero (che continuano ad espellere il virus pur essendo guariti per circa un mese).

Il trattamento

Tutti i gattini con diagnosi conclamata o sospetta (in un contesto di epidemia il "sospetto" significa solo la momentanea non dimostrabilità dell'infezione) venivano messi in fluidoterapia con copertura antibiotica (gram+, gram-, anaerobi), gastroprotettori e interferone omega felino. Giornalmente venivano monitorati i parametri ematici ed in particolare i globuli bianchi, l'ematocrito, la pressione arteriosa e le proteine totali e si attuavano le contromisure del caso: boli, colloidi, integrazioni elettroliti, trasfusione solo se strettamente indispensabile.
I gattini venivano di norma dimessi solo quando i parametri ematici tendevano alla norma, riprendevano vivacità e si alimentavano stabilmente da soli.

Errori commessi

  • non aver vaccinato per tempo gatti vaccinabili (12 sett.) per banali ragioni organizzative. Questo è stato l'errore più grave.
  • aver usato sabbia nelle lettiere che è un veicolo di contagio pericolosissimo. La sabbietta è' più adatta su un piano etologico e come capacità di assorbimento dell'urina ma è piu' facile spanderla per il locale e portarla in giro, meglio la carta come peraltro è prassi in molte cliniche.
  • non aver usato fin dall'inizio camici e sovrascarpe. Sembra ridicolo e paranoico, ma invece le scarpe sono state il vettore del contagio
  • essersi "rilassati" perché i gatti erano gia' "grandini" e non era successo niente. MAI ABBASSARE LA GUARDIA
  • Non aver avuto a disposizione tutto il necessario fin dal primo momento (sovrascarpe, camici, traversine, ciotole e lettiere monouso, ecc)

Decisioni giuste nell'emergenza

  • riduzione al minimo del numero dei volontari che seguivano più volte al giorno l'evoluzione dell'epidemia. Troppi volontari, anche con una comunicazione ottimale, non avrebbe permesso di individuare i sintomi in modo precoce.
  • verifiche "paranoiche" e tempestive dei parametri ematici dei gattini e conseguente ospedalizzazione. Importantissimo l'aver privilegiato l'uso di una banale contaglobuli - che dà risultati immediati - rispetto al mandare i campioni in laboratorio per risultati più accurati e completi ma con un ritardo di almeno 24 ore. I test parvo sono risultati utili (e comunque preferibili alla PCR per l'immediatezza del risultato) ma comunque tardivi (rilevavano la positività 2-3 gg dopo la comparsa degli indicatori ematici del contagio). LA DIAGNOSI E IL TRATTAMENTO PRECOCE SONO RISULTATI VINCENTI
  • gestione "seria" (fluidoterapia in vena, ecc) anche dei casi sospetti oltre che di quelli conclamati.
  • uso dell'interferone omega felino, sebbene in assenza di pubblicazioni scientifiche a riguardo sui gatti, ha dato ottimi risultati in questa circostanza e in altri casi da noi seguiti
  • Accoglimenti ed adozioni: il periodo da considerare come "epidemia" inizia all'insorgere del primo caso e prosegue fino ad un mese dopo la guarigione dell'ultimo caso (i gatti guariti possono esplellere il virus e quindi contagiarne altri per circa un mese). In tutto questo periodo non devono assolutamente entrare altri gatti nella struttura e comunque solo dopo un'accurata disinfezione degli ambienti. I gattini guariti o sospetti di essere infettati ma non ancora sintomatici possono essere dati in adozione solo a persone che non hanno altri gatti (a maggior ragione se non vaccinati o con vaccinazioni "vecchie"). Il principio da seguire deve essere quello di BLOCCARE ACCOGLIMENTI E ADOZIONI IN CONTESTO DI EPIDEMIA. Può succedere, come ci è capitato per fortuna senza conseguenze, che le persone considerinno "vaccinato" il proprio gatto anche se sono piu' di 3 anni che non effettuano il richiamo (5).

Sopratutto...

Dobbiamo ringraziare il particolare il dott. Ripanti e la dott.sa P. Cavana, il fondamentale supporto della clinica CViT Rivoli con il pieno coinvolgimento di tutti i medici e del personale per la gestione dei casi. Se questi gattini non fossero stati diagnosticati, seguiti ed ospedalizzati, avremmo avuto una mortalità ben superiore al 50% come peraltro si può trovare riscontro in letteratura.

Il forte rapporto di fiducia tra i veterinari responsabili e l'associazione, il coinvolgimento della struttura, la stretta comunicazione e collaborazione intercorsa tra tutti gli attori, sono stati fattori determinanti per il successo della gestione dell'epidemia.

La gestione dei gattini è comunque problematica perché possono morire di parassitosi, per una non corretta alimentazione, per cause congenite, ecc. Sopratutto però possono morire di panleucopenia. Se li avessimo vaccinati il più presto possibile, o se avessimo messo in atto i protocolli di vaccinazione precoce (con vaccini a virus uccisi), non saremmo a raccontare questa storia.

Se "semplicemente", anche se così semplice non è, avessimo adottato tutte le misure preventive del caso (vedi qui) non avremmo avuto una epidemia ma solo 2 casi. Le epidemie vanno prevenute e se succedono è perché si è sbagliato: questa dev'essere la cifra in cui leggere queste note.

Abbiamo voluto raccontare questa storia nella speranza che serva ad altri ad evitare gli errori che noi abbiamo commesso.

Note:

  1. Virkon-S e' un disinfettante battericida e virucida efficace anche contro il parvovirus felino (FPV); viene utilizzato in ambito veterinario e zootecnico ed è a base di perossimosolfato di potassio.
  2. WBC: White Blood Cell, indica il numero totale di globuli bianchi senza differenziare tra neutrofili, leucociti, monociti, ecc. Si tratta di un indicatore di massima ma sufficientemente preciso che si può ottenere con una normalissima apparecchiatura da ambulatorio. ll range di normalità è indicativamente nell'intorno dei 6000-19.000 per mcl.
  3. Il test parvo Idexx è un test rapido (tipo quelli per FIV e FeLV) sviluppato per l'identificazione del parvovirus canino ma utilizzabile anche per i gatti come indicato qui: Detection of feline panleukopenia virus using a commercial ELISA for canine parvovirus (testo completo su VetLearn previa registrazione)
  4. L'uso dell'interferone omega felino (Virbagen) per il trattamento della parvovirosi è stato oggetto di studi sui cani (Feline interferon-omega treatment on canine parvovirus infection) con buoni risultati; un protocollo terapeutico relativo alla panleucopenia è ' pubblicato in "Veterinary interferon Handbook 2^ ed." ma al momento non ci sono studi scientifici che ne comprovino l'efficacia.
  5. Negli ultimi anni la DOI (Duration Of Immunity) dei vaccini "core" (i cosiddetti trivalenti o RCP), in base alla determinazione del titolo anticorpale, è stata rivalutata in 3 anni. Diverso il discorso per i vaccini non-core, come ad esempio quello contro la FeLV che è invece minore o uguale ad un anno. Duration of immunity for canine and feline vaccines: a review

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