La tecnologia contro la vivisezione

Fonte notizia

Argomento: Vivisezione
Notizia da: NoVivisezione.org

Tecniche computerizzate e di bioingegneria contribuiranno a superare i test su animali.

04/10/2014

L'avanzare della tecnologia potrebbe essere un fattore determinante nel mettere fine ai test sugli animali in campo medico-scientifico, non accettabili sul piano etico, ma anche inutili ed obsoleti.

In molti istituti di ricerca, esperti di diverse discipline, dalla biologia alle scienze informatiche, stanno collaborando a progetti altamente innovativi che promettono di portare sul mercato nuovi medicinali, efficaci e senza effetti collaterali, sbloccando una lunga fase in cui l'industria farmaceutica, a fronte di anni di studi ed esperimenti, e quindi sulla pelle di milioni di animali, riesce a portare ai pazienti poche nuove soluzioni che siano veramente di aiuto.

In molti casi, utilizzando cellule staminali del paziente stesso, sarà possibile determinare gli effetti dei singoli farmaci in modo personalizzato. Ciascun individuo risponde a un medicinale in modo unico, a cause di minime differenze a livello fisiologico, anche prima di considerare eventuali fattori che possono complicare la situazione. Se un farmaco può avere effetti così diversi su due singole persone non c'è da stupirsi se molti superano i test sugli animali ma non quelli sull'uomo.

Eliminare i test sugli animali farebbe ottenere risultati migliori risparmiando tempo e denaro oltre che ovviamente mettendo fine alla sofferenza di innumerevoli esseri senzienti.

Ecco una veloce carrellata sui più interessanti sviluppi tecnologici nella ricerca medica.

Organi umani su microchip

Un team del Wyss Institute di Harvard ha realizzato dei microchip che ricreano la microarchitettura e le funzioni degli organi viventi. Gli "organs-on-chips" sono grandi quanto una chiavetta USB, realizzati in polimeri trasparenti (e quindi osservabili anche all'interno), e contengono microcanali per i fluidi. Sono stati finora riprodotti oltre dieci organi, compresi midollo osseo, cuore, reni, fegato, polmoni e intestino, che possono essere collegati tra loro per creare un "human-body-on-chips" (corpo umano su microchip).

I possibili impieghi di questa tecnologia sono numerosi: serve a testare, oltre che la sicurezza e l'efficacia dei nuovi medicinali, anche la sicurezza dei cosmetici e la tossicità dei composti chimici. Inoltre potrebbe aiutare a comprendere meglio le malattie e, in futuro, utilizzando cellule staminali del paziente, a mettere a punto trattamenti personalizzati. In collaborazione con la DADC’s BioSciences division di Sony è stata creata la start-up Emulate per passare alla produzione di massa dei microchip.

Mini-cuori per lo studio dell'ipertrofia cardiaca

Nei laboratori della Abertay University di Dundee, in Scozia, sono stati sviluppati, a partire da cellule staminali, dei mini-cuori del diametro di un millimetro, che battono 30 volte in un minuto. Vengono fatti ammalare di ipertrofia cardiaca, una malattia al momento senza cura, che fa ispessire e irrigidire il muscolo cardiaco e quindi ne altera il ritmo, e che può provocare morte improvvisa, in particolare in persone giovani. Su tali micro-cuori si possono provare i medicinali sotto studio.

Questa malattia ha varie cause: dall'ereditarietà all'effetto di altre malattie come il diabete, all'eccesso di esercizio fisico. Con i nuovi mini-cuori si può studiare quali molecole portano all'ipertrofia e mettere a punto nuovi medicinali che la evitino, più efficaci e con meno effetti collaterali. Sono state anche create animazioni interattive che permettono di visualizzare la crescita delle cellule e simulare gli effetti delle nuove terapie.

Il team di ricerca ha scoperto che i percorsi delle molecole legate all'ipertrofia cardiaca sono simili a quelli delle molecole delle cellule del cancro, per cui sono possibili importanti sviluppi anche in questo senso: un nuovo medicinale è già stato testato con successo in un esperimento in due fasi su persone malate di cancro. Questa fase di test sui malati è quindi stata resa più sicura: prima si effettuava direttamente dopo i test su animali, che non sono in alcun modo predittivi per l'uomo, in questo caso invece sono stati effettuati dopo test di rilevanza per l'essere umano.

Popolazioni di modelli cellulari

All'università di Oxford, il Department of Computer Science ha creato un software chiamato Virtual Assay, flessibile e semplice da usare, che, a partire dai modelli di biologia cellulare, modifica alcune variabili per generare una varietà, o popolazione, di modelli, che reagiscono in modo diverso allo stesso input. Tali "popolazioni" vengono poi calibrate sulla base di quanto osservato durante gli esperimenti e infine usate per analizzare gli effetti dei diversi agenti farmaceutici. È ora possibile simulare virtualmente le cellule del cuore, ma in futuro anche della pelle e del cervello, oltre che organi interi.

Questo software permette di costruire modelli relativi ad uno specifico esperimento, anche da parte dei singoli utenti. Permette di effettuare previsioni quantitative degli effetti dei medicinali sulle funzioni cellulari e di spiegarne i motivi e le caratteristiche determinanti. Il software sarà rilasciato a breve gratuitamente agli accademici e verrà poi trasformato in un'applicazione da distribuire alle imprese del settore.

Una strada aperta verso il futuro

La riproduzione e la simulazione a livello di fisiologia cellulare stanno diventando sempre più importanti nei test relativi all'efficacia e alla sicurezza dei nuovi prodotti farmaceutici, attirando l'attenzione sia del settore commerciale che degli organismi regolatori come MRA in Europa, MHRA in UK e FDA negli USA.

Forse non sarà un passaggio immediato, per i tempi tecnici, per la resistenza culturale dell'industria farmaceutica, e per gli interessi legati alla vivisezione, ma ci sono tutti gli elementi per affermare che le nuove tecnologie potranno portare presto nuovi medicinali efficaci e sicuri in modo più veloce ed economico e senza passare per la tortura di milioni di animali.

Articolo di Evelina Pecciarini

Fonte:

The Guardian, How tech could spell the end of animals in drugs testing, 23 agosto 2014

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