Scienza senza sofferenza: un report del Dr Hadwen Trust

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Argomento: Vivisezione
Notizia da: NoVivisezione.org

Questo dossier descrive la sofferenza patita dagli animali in una serie diesperimenti condotti in Gran Bretagna, e dimostra quanto ciascuno di essi siastato inutile. Vuole denunciare la mancanza di etica nella sperimentazioneanimale e la sua inutilità scientifica.

04/10/2007

Questi sono i dati della Gran Bretagna perché chi ha compilato il dossier è un'associazione britannica, ma lo stesso genere di esperimenti vengono compiuti in Europa e in tutto il mondo, Italia compresa.

Gli autori: Fondazione Dr Hadwen Trust

La fondazione del Dr Hadwen Trust finanzia e promuove esclusivamente sperimentazioni senza l'uso di animali. Da questo importante lavoro traggono benefici gli uomini, grazie allo sviluppo di una scienza sempre più affidabile e rilevante, ma anche gli animali di laboratorio. La Fondazione infatti sostiene che l'eccellenza nella ricerca medica può e deve essere conseguita senza l'uso di sperimentazioni su animali.

La ricerca innovativa peer-reviewed e di alta qualità portata avanti dalla Fondazione combina i rigorosi principi etici con l'eccellenza scientifica, e ha trattato svariate malattie come l'epilessia, il cancro, la meningite, l'asma, il diabete, l'artrite, il morbo di Alzheimer, patologie polmonari, vaccini, farmaci, patologie cardiovascolari, malattie tropicali, gravidanza e sviluppo fetale, tumori cerebrali e AIDS. La fondazione del Dr Hadwen Trust è considerata un'autorità a livello internazionale per ciò che riguarda la sostituzione delle tecniche di sperimentazione animale e la promozione attiva del concetto e della pratica della ricerca medica senza l'uso di animali da laboratorio attraverso pubblicazioni, dibattiti e mezzi di comunicazione.

Introduzione

Ogni anno sono circa 3 milioni le sperimentazioni sugli animali eseguite in Gran Bretagna per le quali vengono utilizzati 2.8 milioni di animali. Specie animali come gatti, cani, conigli, criceti, topi, scimmie e pecore vengono avvelenati o sottoposti ad iniezioni di sostanze nocive, infettati con virus letali, o vengono loro provocati danni cerebrali, attacchi cardiaci, ictus o tumori; e alla fine vengono uccisi.

Il governo e l'industria della vivisezione rassicurano spesso la preoccupata opinione pubblica sul fatto che in Gran Bretagna tali sperimentazioni sono sottoposte a rigidi controlli e che la sofferenza animale è ridotta al minimo. Tutto ciò è ingannevole – la verità è che l'attuale legislazione permette ancora che gli animali di laboratorio siano sottoposti ad elevati livelli di sofferenza fisica e psicologica. Per eseguire una procedura sugli animali in questo paese è sufficiente ottenere un'autorizzazione solo nel caso in cui l'Home Office decida che questa sperimentazione probabilmente provoca "dolore, sofferenza, angoscia o danno prolungato". In alcune sperimentazioni, il livello di sofferenza sopportato è molto alto. Senza dubbio se la gente fosse messa a conoscenza anche solo in parte della sofferenza che le cavie di laboratorio sono costrette ad affrontare, ne rimarrebbe sconvolta.

Oltre a provocare dolore e sofferenza, la sperimentazione animale non è utile a livello scientifico, poiché vi sono delle differenze tra umani e animali che possono portare a risultati fuorvianti.

Questo dossier presenta sei recenti casi di sperimentazione animale che sono stati condotti in Gran Bretagna e che prevedono elevati livelli di sofferenza per gli animali – la reale condizione a cui saranno sottoposti questi animali sarà notevolmente diversa dalla versione addolcita che viene spesso fornita dall'industria della ricerca sull'uso degli animali nelle sperimentazioni mediche, la quale vorrebbe farci credere che tutto è nella norma. Questi esempi includono: lesioni al cervello provocate deliberatamente nei primati non umani, induzione dell'insufficienza cardiaca nei topi, contagio deliberato di cavie con malattie infettive letali.

Per ogni esempio, la giustificazione scientifica dell'uso di animali per le sperimentazioni viene contestata. Inoltre, potrebbero essere disponibili anche approcci più rilevanti di ricerca senza l'uso di animali. La fondazione del Dr Hadwen Trust crede che la sperimentazione animale presenti notevoli limitazioni che destano particolare preoccupazione visto il grado di fiducia che normalmente le viene rivolto, senza neanche avere una reale prova di efficacia. Le varie differenza nell'anatomia, metabolismo, fisiologia inevitabilmente verranno a galla, sottolineate da ulteriori variazioni genetiche specifiche di ogni specie. Perfino minime differenze molecolari possono avere un effetto significativo sulla validità dei risultati per l'estrapolazione dagli animali all'uomo.

Inoltre, se il governo applicasse correttamente la legislazione vigente in Gran Bretagna, le sperimentazioni come queste che comportano un'elevata sofferenza e dubbia validità scientifica, non avrebbero mai dovuto essere permesse. La Sezione 5(4) dell'Animals (Scientific Procedures) Act del 1986 contiene ciò che è comunemente riportato come la valutazione "costo/beneficio del test". Ciò significa che prima che venga concesso il permesso per effettuare una sperimentazione con animali si dovrebbe valutare se i vantaggi derivanti da questa procedura giustifichino in ogni caso la sofferenza a cui verranno sottoposti gli animali.

Il Dr Hadwen Trust non concorda con questo approccio utilitaristico all'etica alla sperimentazione animale, ma finché questa legge sarà in vigore e sostenuta dal governo e dall'industria della ricerca che si proclamano protettori degli animali, siamo convinti che debba almeno essere applicata rigorosamente. Uno dei maggiori punti deboli di questo sistema è che la specie che trae beneficio dalla sperimentazione animale è poi la stessa che giudica; in questo caso è l'uomo che, non soffrendo in prima persona, sottovaluta la sofferenza animale rispetto al beneficio ottenuto.

La fondazione del Dr Hadwen Trust auspica la sostituzione di tutte le tecniche di ricerca che fanno uso di animali; tuttavia, almeno vorrebbe assistere ad una immediata fine degli esperimenti che causano elevati livelli di sofferenza agli animali. Riteniamo che il governo abbia la responsabilità morale e scientifica di far cessare al più presto l'uso degli animali nelle sperimentazioni, a beneficio degli animali e per la salute umana, come anche per i vantaggi economici che deriverebbero da tecniche di ricerca senza l'uso di animali. Per questo motivo chiediamo al governo di organizzare un programma per la sostituzione di tutte le tecniche di ricerca con animali con metodi alternativi. In altre parole, una strategia per fare ricerca senza sofferenza, per il benessere animale e dell'uomo.

La terrificante sofferenza animale nei laboratori inglesi

Infezioni fungine letali nelle cavie

Università di Aberdeen

  • 98 animali
  • Iniezioni sull'addome in animali coscienti
  • Infezioni micotiche letali
  • Antimicotici somministrati con la forza direttamente in gola
  • Morte lenta e dolorosa

In questa sperimentazione, i ricercatori hanno studiato gli effetti combinati di due trattamenti antimicotici sull'infezione sperimentale nelle cavie. 96 cavie sono state sottoposte a iniezioni di sostanze chimiche sull'addome per indebolire i loro sistemi immunitari, rendendoli in questo modo più suscettibili alle infezioni. Alcuni animali sono morti già durante questa fase di pre-trattamento. Agli animali sopravissuti sono state iniettate dosi letali di un fungo (Aspergillus). Precedenti test avevano dimostrato che già dopo solo 3/4 giorni dal momento del contagio con questo fungo le cavie morivano.

Dopo le dosi letali, ad alcuni animali sono stati somministrati degli antimicotici: uno per via orale, utilizzando un tubo inserito in gola due volte al giorno, e l'altro attraverso dolorose iniezioni giornaliere sulla pancia. Un altro gruppo di animali ha ricevuto solo un antimicotico e gli animali del gruppo di controllo non hanno ricevuto nessuna terapia.

Inevitabilmente, tutti gli animali del gruppo di controllo sono morti entro pochi giorni. I ricercatori hanno monitorato le cavie solo due volte al giorno, così molte avranno sofferto per ben 9-15 ore (ad es. la notte) prima che i ricercatori si potessero accorgere della loro sofferenza. Le cavie che mostravano grave sofferenza sono state uccise e dopo 21 giorni tutte le cavie ancora vive sono state uccise. I reni di questi animali sono stati prelevati ed esaminati. I ricercatori hanno concluso che il trattamento con l'antimicotico in questione è in grado di prolungare la sopravvivenza.

La dose di fungo utilizzata in questi esperimenti era tale da uccidere una cavia in 4 giorni. Le infezioni micotiche uccidono distruggendo gli organi interessati. Possono provocare cecità qualora vengano infettate le orbite oculari e possono distruggere il fegato, i reni ed altri organi importanti. Un altro documento di ricerca in cui procedure molto simili furono condotte sulle cavie negli USA, riferisce che gli animali avevano sviluppato importanti infezioni epatiche, renali, polmonari e cerebrali.

In particolare, il gruppo di controllo composto da 20 cavie, che non aveva ricevuto nessun trattamento antimicotico, con molta probabilità deve aver sofferto notevolmente. Queste cavie sono infatti morte tutte in 5 giorni. I loro organi sono stati attaccati dall'infezione, che li ha portati alla morte dopo giorni di agonia o finché non sono stati soppressi dagli sperimentatori.

I punti deboli di questa ricerca e i metodi sostitutivi senza l'uso di animali

L'utilizzo delle cavie in questi esperimenti fornisce risultati poco attendibili e non rilevanti per l'uomo. Metodi di ricerca senza uso di animali possono e dovrebbero essere utilizzati e riteniamo che l'estrema sofferenza provata da questi animali durante questi test dovrebbe far sì che il governo vieti il loro impiego in questi esperimenti.

L'Apsergillus è un fungo che colpisce i polmoni, specialmente dei pazienti con un sistema immunitario debilitato come quelli affetti da AIDS, sottoposti a trapianto o affetti da tumore. Sorprendentemente, i farmaci antimicotici utilizzati in questo esperimento sono già disponibili nella pratica clinica, e trattamenti così combinati si potevano studiare su volontari. I pazienti che non hanno tratto vantaggio dal trattamento con un singolo antimicotico sono infatti particolarmente disponibili a sottoporsi a questo tipo di sperimentazioni.

Inoltre, le interazioni dell'Aspergillus con le vie aree umane e le cellule polmonari possono essere studiate in colture nei laboratori e gli effetti delle terapie antimicotiche possono essere analizzate anche tramite test in vitro.

Sebbene i metodi in vitro siano ampiamente utilizzati per studiare le infezioni micotiche, le differenze registrate tra i risultati ottenuti in vitro e quelli degli esperimenti condotti sulle cavie hanno creato una certa confusione sulla validità e l'efficacia della terapia combinata antimicotica nell'uomo. L'utilizzo di animali – una specie differente dall'uomo – è una delle principali cause di tale confusione. In futuro, i modelli basati sui test in vitro e sui dati clinici potrebbero aiutare a prevedere più accuratamente le risposte nei pazienti.

Le differenze che vi sono tra le specie non fanno altro che sottolineare che i risultati validi per una possono non esserlo per l'altra. Perfino nelle stesse specie, i risultati possono variare. Per esempio, differenti razze di topi mostrano diversi pattern di suscettibilità e resistenza all'infezione da Apsergillus fumigatus. I risultati ottenuti dalle sperimentazioni animali spesso confondono piuttosto che chiarire la situazione clinica.

Un altro importante punto debole è l'uso scorretto della modalità d'infezione. L'Aspergillus è un'infezione polmonare provocata dall'inalazione di spore del fungo. Le cavie utilizzate in questo esperimento sono state sottoposte ad iniezioni a base di tale fungo direttamente in vena, metodo che porta all'infezione dei reni.

Ricerca sul dolore nei roditori

Novartis Insitute for Medical Sciences, Londra
AstraZeneca, Cheshire

  • Dolore deliberatamente inflitto
  • Dolore implacabile fino alla morte
  • Tumori dolorosi
  • Zoppia provocata dal dolore
  • Iniezioni di sostanze chimiche nelle ginocchia per provocare ulcere e lesioni ossee

La ricerca sul dolore si basa sull'induzione deliberata di dolore negli animali per poi somministrare loro antidolorifici ed osservare se questi sono efficaci. Gli animali dei gruppi di controllo utilizzati in questi studi non ricevono antidolorifici e sono costretti a sopportare un dolore tremendo spesso fino alla morte.

Qui di seguito alcuni esempi di recenti ricerche sul dolore condotte sugli animali nel Regno Unito:

  • Studio dei tumori ossei nei ratti attraverso iniezioni di cellule di cancro al seno nelle ossa degli arti inferiori degli animali. Queste causano tumori dolorosi che crescono in modo rapidissimo e che provocano un esteso danno osseo. In questi raccapriccianti esperimenti di durata superiore ai 20 giorni, gli animali diventavano estremamente sensibili al dolore, scatenato anche dal leggero tocco ai loro arti lesionati e zoppi.
  • Iniezioni nelle giunture dei ratti di una sostanza chimica nota come MIA (monoiodacetato), per provocare la lesione della cartilagine articolare e la distruzione dell'osso della zampa posteriore. Questi esperimenti hanno come scopo quello di simulare i sintomi dell'osteoartrite, e per effettuarli sono stati utilizzati 400 animali, alcuni dei quali hanno sopportato questi sintomi tremendamente dolorosi per 35 giorni, senza alcun antidolorifico. Ad altri animali sono stati somministrati degli antidolorifici per studiare la natura del loro dolore, tuttavia un farmaco non ha sortito alcun effetto e questi ratti hanno sofferto per 28 giorni senza alcun sollievo.
    Dopo 14 giorni, i ricercatori hanno riscontrato gravi ulcerazioni della cartilagine e dell'osso nelle giunture dei ratti e dopo 21 giorni gli animali presentavano un profondo danno osseo. Inoltre, il danno articolare ha causato danni ai nervi vicini alla colonna vertebrale, infliggendo ulteriore dolore. I ratti che si sono trovati a sopportare il danno ai nervi e alle articolazioni sono stati costretti a camminare affinché i ricercatori potessero esaminare il grado di zoppia. Gli animali sottoposti alle iniezioni di MIA erano molto riluttanti ad appoggiare gli arti interessati: un chiaro segno di dolore.

I punti deboli di questa ricerca

Questi esperimenti, che coinvolgono l'induzione deliberata di dolore e sofferenza negli animali, a molti dei quali non sono stati somministrati neanche antidolorifici, ha sollevato seri problemi etici. Il dolore umano è un'esperienza molto soggettiva e complessa che non può essere riprodotta da questi esperimenti semplicistici sugli animali. I risultati ottenuti da questi test non sono affidabili per utilizzarli anche nell'uomo, e non vi è ancora nessun trattamento efficace per il dolore cronico a lungo termine, nonostante i numerosi esperimenti animali condotti in questo campo.

Numerosi modelli animali dell'osteoartrite umana sono utilizzati da molti anni, ma nessun trattamento per arrestare il deterioramento articolare nei pazienti è stato ancora scoperto. La creazione artificiale di una una malattia in un'altra specie, difficilmente fornirà risultati abbastanza affidabili da essere applicati nell'uomo.

Nella ricerca di nuove molecole per i farmaci antidolorifici, sono state riscontrate notevoli differenze tra i roditori e l'uomo sui recettori chiave del dolore.

Specie diverse reagiscono ai farmaci in modi diversi e gli antidolorifici possono avere effetti notevolmente differenti in animali diversi. Un esempio ben noto di questa situazione è la morfina, che ha un effetto sedativo nell'uomo ma eccitante nei gatti. La morfina ha anche diversi gradi di tossicità nelle diverse specie animali.

Molti degli esperimenti sugli animali misurano le variazioni di comportamento di questi come indicatore dell'efficacia del farmaco antidolorifico usato. Anche i medici veterinari sanno bene che il dolore negli animali è estremamente difficile da riconoscere ed interpretare, specialmente nei roditori, che sono per natura animali preda e quindi tendono istintivamente a nascondere il dolore e il disagio per evitare di diventare un facile bersaglio. Perciò, la valutazione del comportamento animale non è un metodo molto accurato o significativo per determinare l'efficacia degli antidolorifici.

Non solo si hanno notevoli differenze tra le specie, ma studi condotti sull'uomo hanno messo in evidenza anche differenze nella sensibilità al dolore tra i due sessi, e gli antidolorifici sembrano agire in modo diverso tra uomini e donne.

Metodi sostitutivi senza l'uso di animali

Oltre che perfettamente possibile, è anche eticamente e scientificamente auspicabile, per studiare efficacemente il dolore nell'uomo e l'analgesia, non ricorrere alla sperimentazione animale. La conoscenza del dolore umano è essenziale al fine di sviluppare terapie antidolorifiche efficaci. Nuove conoscenze nel campo del dolore nell'uomo e sugli effetti degli antidolorifici sono state ottenute grazie a metodi non invasivi d'imaging del cervello (PET, RMI, MEG). Con queste tecniche, i volontari vengono esaminati per identificare le aree del cervello coinvolte in diversi tipi di processi dolorosi, le parti del cervello colpite dagli analgesici, e la durata di questi effetti. Queste tecniche non invasive d'imaging stanno anche per essere applicate allo studio del midollo spinale nell'uomo, anch'esso coinvolto nei processi dolorosi.

E' stata anche utilizzata una tecnica chiamata microdialisi, in cui una sottile sonda viene inserita nei tessuti di un soggetto, per monitorare le variazioni biochimiche a livello tissutale in diverse condizioni dolorose nell'uomo. Queste tecniche possono essere utilizzate con pazienti con un dolore pre-esistente come anche nei volontari sani.

Uno dei maggiori vantaggi di questi metodi non invasivi e sicuri, è che è l'uomo la specie in esame e che i volontari sono in grado direttamente di comunicare il dolore da loro provato come anche il suo alleviarsi, cosa che con gli esperimenti sugli animali non è possibile.

Induzione deliberata di lesioni al cervello nelle scimmie

King's College, Londra

  • Iniezioni di sostanze tossiche nel cervello
  • Tremori, incontinenza, comportamento compulsivo
  • Isolamento
  • Movimenti anormali
  • Mesi di sperimentazione

Più di 4500 test su primati sono stati eseguiti in Gran Bretagna nel 2500, e più di 3000 sono stati gli animali utilizzati. La Gran Bretagna resta il più grande utilizzatore di primati per le sperimentazioni in tutta Europa.

Al Centro di Ricerca sulle Patologie Neurodegenerative del King's College di Londra, le scimmie marmoset sono regolarmente utilizzate nelle ricerca per il Morbo di Parkinson. A questi animali viene iniettata una sostanza tossica, il MPTP, che causa un danno cerebrale per ricreare artificialemnte il Morbo di Parkinson umano. Le scimmie a cui viene iniettata tale sostanza soffrono molto. Presentano tremori, rigidità, postura anormale, perdita di equilibrio, incontinenza, comportamento compulsivo, costipazione, e possono subire un danno talmente grave da non essere più in grado di nutrirsi da sole.

In un recente esperimento, 8 scimmie marmoset di età compresa tra i 2 e i 7 anni sono state sottoposte ad iniezioni giornaliere di MPTP per 5 giorni. Alcune di queste scimmie sono state poste in isolamento, una condizione molto stressante per qualsiasi primate, e sono dovute essere imboccate per nutrirsi per 8-10 settimane a causa del grave danno cerebrale subito. Con molta probabilità anche le normali abitudini relative alla pulizia personale sono venute meno, aumentando in questo modo lo stress subito da queste scimmie.

L'obiettivo dell'esperimento era quello di investigare gli effetti collaterali delle terapie farmacologiche, e l'effetto del cambiamento dei farmaci utilizzati nella gestione del Morbo di Parkinson nell'uomo. L'utilizzo a lungo termine della Levodopa, il trattamento attualmente in uso, causa movimenti involontari e ripetitivi che sono persistenti nei pazienti. Dopo il danno provocato dall'iniezione di MPTP, agli animali è stato somministrato o la L-dopa o il ropinerole per 30 giorni. In seguito agli animali è stato cambiato il farmaco e il nuovo è stato somministrato per ulteriori 56 giorni. Circa un mese dopo a tutti gli animali è stata somministrata nuovamente un'elevata dose di L-dopa e sono state quindi valutate le loro risposte.

Circa a metà della sperimentazione farmacologica, le scimmie a cui è stata somministrata la L-dopa hanno sviluppato una discinesia di grado moderato grave. Hanno inoltre manifestato movimenti anormali e continui alquanto disabilitanti, inclusi rapidi tremolii degli arti inferiori e movimenti contorsivi degli arti, responsabili delle posture anormali. Questi sintomi alquanto stressanti sono durati per 3 ore due volte al giorno per 16 giorni.

Questi esperimenti si sono svolti in 6 mesi in totale e insolitamente, alla fine queste scimmie non sono state uccise per la consueta analisi post mortem. Alla base di questa scelta vi è stata la scarsa disponibilità di animali al tempo dello studio. Al termine di gran parte degli studi, spesso dopo molti mesi, gli animali vengono uccisi ed il loro cervello esaminato. Il fatto che questi animali non siano stati uccisi fa pensare che siano stati utilizzati per altri esperimenti.

I punti deboli di questa ricerca

Provocare un danno al cervello di una scimmia con dosi massicce di una sostanza tossica è un modello rozzo, semplicistico e altamente artificiale del Morbo di Parkinson umano. Gli autori stessi sottolineano che i primati trattati con MPTP non sono un modello completo di MP, come quello che si verifica nell'uomo. Il Morbo di Parkinson non è mai stato completamente e accuratamente ricreato negli animali, poiché questi non soffrono in natura di questo disturbo. Vi sono notevoli differenze tra il MP dell'uomo e la condizione ricreata nei primati. Per esempio, la causa del MP umano è sconosciuta; i sintomi si sviluppano gradatamente e peggiorano nel tempo. Al contrario, negli esperimenti animali le scimmie marmoset sane sono sottoposte ad un rapido danneggiamento del cervello, dal quale si possono riprendere quando viene interrotta la tossina.

Inoltre, i corpi di Lewy, strutture caratteristiche scoperte nei cervelli di tutti i pazienti con MP, sono riscontrati raramente in quelli delle scimmie.

I ricercatori hanno concluso dall'esperimento sopra descritto che i pazienti all'ultimo stadio del MP sotto L-dopa possono trarre beneficio dal cambiamento di farmaco - conclusione già suggerita dall'esperienza clinica nell'uomo. Perché i ricercatori sentono il bisogno di investigare questo utile risultato clinico in un esperimento animale quando sanno che può essere fuorviante? Le differenze tra le specie e l'artificiosità del modello animale rendono i risultati di dubbia rilevanza per i pazienti umani con MP. Focalizzandosi sugli esperimenti animali, piuttosto che sugli studi clinici, si rischia di rallentare il progresso scientifico anziché accelerarlo.

Metodi sostitutivi senza l'uso di animali

In questo caso particolare, gli studi clinici su pazienti malati di MP avevano già fornito importanti e rilevanti indizi riguardo ai potenziali benefici derivanti dal passaggio ad un altro farmaco, rendendo gli esperimenti su animali di poco valore.

Le tecniche non invasive d'imaging cerebrale, come la PET e la RMI, sono attualmente utilizzate per studiare l'attività cerebrale nei pazienti con MP e hanno evidenziato disturbi nella funzionalità cerebrale. Chiaramente, questi metodi continueranno ad avere un ruolo chiave nella comprensione delle patologie cerebrali nell'uomo come il MP, e forniranno i mezzi per stabilire nuove terapie e migliorare le attuali.

La ricerca post mortem che utilizza i tessuti umani donati è di gran valore per seguire la progressione di una malattia, e gli effetti dei trattamenti e degli interventi. Nel Regno Unito esistono già alcune banche a cui le persone possono donare il loro cervello dopo la morte, sebbene il Dr Hadwen Trust desidererebbe vedere interventi sponsorizzati dal governo per incoraggiare a donare i propri organi per la ricerca attraverso un sistema coordinato a livello nazionale e adeguatamente regolato. Studi dei tessuti e delle cellule umane stanno fornendo notizie di incredibile valore riguardo i meccanismi cellulari responsabili della morte delle cellule cerebrali nel MP, e indicazioni di possibili trattamenti e interventi.

Lo stile di vita e fattori genetici associati allo sviluppo del MP sembrano essere implicati nello sviluppo di tale patologia grazie a studi di popolazione (epidemiologia). Per esempio, vi sono evidenze che suggeriscono connessioni tra un maggior rischio di MP e l'esposizione a tossine ambientali, come i pesticidi, erbicidi e metalli. Vi sono anche indicazioni secondo cui la dieta ed il fumo giocano un ruolo importante nella rischio di ammalarsi di MP.

Cani avvelenati in test di tossicità

Inveresk Research, Scozia

  • Migliaia di cani utilizzati ogni anno
  • Sostanze tossiche somministrate a forza
  • Sonde e tubi forzati in gola
  • Fino a 2 anni di sofferenza
  • Vomito, diarrea, danno agli organi e coma

I più recenti dati statistici forniti dall'Home Office rivelano che nel 2005 sono stati condotti nel Regno Unito più di 5500 test di tossicità per i quali sono stati utilizzati all'incirca 5000 cani. Le sostanze che sono state testate includono farmaci e prodotti chimici utilizzati in agricoltura e nell'industria. I cani sono utilizzati sia nei test di tossicità acuta (a breve termine) che cronica (a lungo termine), alla fine dei quali gli animali vengono di solito uccisi per l'analisi post mortem. I più comuni test sui cani includono:

  • Test di tossicità per dosaggi ripetuti che servono per determinare gli effetti tossici di dosi ripetute non letali di un prodotto chimico. I gruppi di un massimo di 32 cani vengono (solitamente) alimentati forzatamente per 90 giorni con tubo infilzato in gola, e poi uccisi.
  • Test sulla tossicità cronica (lungo termine) sulle conseguenze di dosaggi ripetuti, solitamente per un anno, ma che possono continuare fino a 2 anni.
  • Test tossicocinetici per esaminare il modo in cui il corpo dell'animale risponde al farmaco o sostanza chimica, come viene assorbito, digerito, metabolizzato ed escreto. Questi test durano fino a 14 giorni, durante i quali gli animali vengono isolati in gabbie, vengono somministrate loro dosi ripetute attraverso un tubo inserito in gola e vengono eseguite diversi analisi del sangue. La tossicità del farmaco può portare a vomito, diarrea, disidratazione, letargia, emorragie, scialorrea, tremori o effetti su fegato e cuore, e nei casi peggiori al coma, convulsioni, e morte. Biopsie dolorose possono essere eseguite al fegato, reni, e/o altri organi. Alcuni animali possono avere un altro tubo inserito nell'addome per raccogliere campioni di bile direttamente dai dotti biliari. Alla fine dei test i cani vengono uccisi e i loro organi prelevati per le analisi.

I cani vengono usati di routine nei test di tossicità nel Regno Unito. Questi test vengono solitamente eseguiti da laboratori come Inveresk Research e Huntingdon Life Sciences per conto di varie aziende chimico-farmaceutiche. I risultati dei test di tossicità e gli effetti sugli animali utilizzati vengono raramente pubblicati poiché considerati commercialmente sensibili. Gli esempi qui forniti derivano da documentazioni trapelate dalla Inveresk Research in Scozia.

Nei laboratori della Inveresk (1998-1999) i cani forzati ad assumere un nuovo farmaco per la psoriasi in test di tossicità ripetuta hanno manifestato vomito, rigurgito, salivazione, diarrea, perdita di appetito, ingrossamento dei linfonodi, perdita di pelo, articolazioni gonfie, perdite vaginali, ingrossamento dei genitali, gengive sanguinanti e perdita di peso.

Durante questi test, a due cani il farmaco è stato fatto entrare accidentalmente nei polmoni, causando ulteriore sofferenza e salivazione e uno dei cani presentava schiuma rossa dalla bocca. Questi cani sono stati uccisi.

Tra il 1999 e il 2000 a Inveresk, a 28 cani di razza Beagle sono state somministrate dosi per 28 giorni consecutivi di un farmaco contro l'incontinenza urinaria. I cani del gruppo sottoposto a dosaggio più elevato hanno sofferto di grande quantità di vomito marrone, salivazione e rigurgito di sangue, aumento della frequenza cardiaca e diminuzione della pressione arteriosa.

Un potente farmaco antidepressivo testato a Inveresk su cani (1999-2000) ha causato agitazione, comportamenti stereotipati, occhi arrossati con lacrimazione, pupille dilatate, battito irregolare, scialorrea e intolleranza alla luce, arrossamento delle gengive e delle orecchie e perdita di peso.

Test di routine come questi sopra descritti vengono condotti sui cani quotidianamente nonostante l'elevato grado di sofferenza che infliggono e i risultati inaccurati che forniscono.

Punti deboli di questa ricerca

I dati ottenuti con i test di tossicità sugli animali hanno diverse limitazioni a causa delle differenze significative tra le specie, soprattutto nel modo in cui il fegato e i reni reagiscono ed eliminano i farmaci e le sostanze chimiche dal corpo. I dati di tossicità animale spesso variano tra diverse specie animali perfino tra diversi sessi, sottolineando che i risultati ottenuti da tali test non è detto che siano rilevanti nell'uomo e sono spesso notevolmente diversi.

I test animali non prevedono in modo certo gli effetti delle sostanze chimiche nell'uomo, e non assicurano la sicurezza dei farmaci. Questa condizione è facilmente osservabile dalla grande qauntità di nuovi farmaci (92%) che passano i test animali ma poi risultano inefficaci o non sicuri nell'uomo.

Metodi sostitutivi senza l'uso di animali

Esistono diversi approcci avanzati che non richiedono l'uso di animali, utilizzabili per prevedere la tossicità. Informazioni iniziali riguardo la struttura molecolare, test di tossicità in vitro e su colture cellulari, insieme con modelli al computer, possono essere utilizzati per determinare la tossicità di una sostanza nuova. Con ulteriori miglioramenti, questi approcci potrebbero fornire previsioni più accurate della tossicità nell'uomo rispetto ai test condotti sugli animali.

Fratture esposte infette nelle pecore

Defence Evaluation and Research Agency (DERA) - Porton Down

  • Fratture esposte infette
  • Infezioni profonde
  • Perni metallici deliberatamente infettati inseriti nelle ossa fratturate
  • Chiodi impiantati chirurgicamente
  • Artrite settica
  • Ascessi dolorosi
  • Fratture non curate per giorni

Gli esperimenti bellici su animali, particolarmente quelli che prevedono una notevole sofferenza, sono raramente pubblicati dal Governo. Mentre i dati statistici annuali prodotti dal Ministero della Difesa forniscono informazioni di base sul tipo ed il numero di esperimenti e sugli animali coinvolti, i dettagli importanti spesso vengono tralasciati. Gli esperimenti qui descritti forniscono dettagli su tali procedure. Tali test hanno utilizzato delle pecore femmine per studiare le fratture esposte. Queste fratture hanno causato agli animali notevole dolore e sofferenza, specialmente per quelle nel gruppo di controllo che non hanno ricevuto alcun agente antibatterico per prevenire la diffusione dell'infezione, e di conseguenza sono stati uccise.

In un esperimento, le pecore sono state infettate deliberatamente con impianti metallici infetti. Dodici pecore femmine sono state sottoposte a chirurgia per inserire due perni nelle ossa delle gambe, e le ferite intorno ai perni sono state contaminate dai batteri. Al momento dell'ispezione dopo 14 giorni, le ferite di tutte le pecore presentavano un'infezione profonda, con sofferenza estrema per questi animali che si protraeva ormai da almeno una settimana.

Le pecore sono state quindi sottoposte ad un ulteriore intervento chirurgico per impiantare un perno nell'osso della gamba, ma a solo metà delle pecore è stata somministrata una terapia antibiotica e pulite le ferite. Le pecore sono state uccise dopo 28 giorni per l'analisi post mortem, ma molte sono state abbattute prima per l'enorme sofferenza da loro provata.

Gli animali del gruppo di controllo hanno sviluppato una diffusa infezione, artrite settica e ascessi. Tutti gli animali di questo gruppo sono stati abbattuti dopo 9-12 giorni, quando si sono sviluppate infezioni nelle articolazioni delle ginocchia, nei tessuti e nella tibia.

Perfino nel gruppo di trattamento, solo 4 animali sono sopravissuti fino alla fine dell'esperimento. Due pecore sono state abbattute quando sono diventate incapaci di reggersi in piedi e si sono riscontrate fratture a spirale dolorosissime nel sito d'impianto. Un animale ha sofferto a causa di una frattura per diversi giorni e ha sviluppato un'infezione ad ampio spettro. Quest'animale è stato sottoposto ad una sofferenza atroce ed è un'ingiustizia che qualsiasi animale possa essere lasciato per tutto questo tempo con una frattura degli arti non trattata, particolarmente in procedure che si pensa siano sottoposte ad attenti monitoraggi e controlli.

In un altro esperimento 12 pecore femmine sono state anestetizzate e le ossa esposte tagliate con una sega e poi infettate con batteri. Un perno è stato impiantato per stabilizzare l'arto tagliato in tutti gli animali, ma solo sei animali hanno ricevuto un trattamento anti-infezione. Tutti gli animali sono poi stati uccisi dopo 3-6 settimane.

Gli animali che non hanno ricevuto alcun trattamento hanno presentato sudorazione, aumento dell'infiammazione e rottura dell'osso, e sono stati abbattuti dopo 3 settimane per l'intensa sofferenza. Nel gruppo di trattamento due animali hanno dovuto interrompere lo studio (si presume siano stati uccisi) a causa dell'eccessiva perdita di peso. Nonostante il trattamento, gli animali hanno sviluppato un'infezione nella zona di amputazione e lungo tutta la lunghezza dell'impianto. Del pus era presente su tutta la cavità ossea centrale e un ascesso si è formato nel sito della ferita.

Agli animali è stata fornita una terapia analgesica, ma le settimane trascorse con una ferita infetta su una gamba deve aver provocato loro un'intensa sofferenza.

I punti deboli di questa ricerca

Migliorare la terapia delle ferite infette nell'uomo è ovviamente una priorità per il Ministro della Difesa, ma infliggere un tale dolore e sofferenza a delle pecore non è giustificabile visto oltretutto che non viene ricreata accuratamente la condizione umana. Le ferite guariscono in tempi diversi nelle diverse specie, e si sa bene che le varie specie rispondono diversamente agli antibiotici, cosicché gli effetti dei trattamenti testati sulle pecore possono non essere gli stessi nell'uomo. Ferite infette possono portare facilmente a shock settico, una condizione solitamente fatale per studiare la quale gli esperimenti con animali si sono rivelati inutili.

Metodi sostitutivi senza l'uso di animali

Modelli su colture cellulari di ferite infette sono già in uso per studiare l'efficacia di trattamenti antimicrobici in vitro. Sono necessari metodi più avanzati senza l'uso di animali e, chiaramente, esperimenti come questi che prevedono una tremenda sofferenza per l'animale dovrebbero rendere questa ricerca di metodi alternativi una priorità. Studi clinici diretti di pazienti sono il gold standard della ricerca medica e quindi, tristemente, notevoli progressi nel trattamento delle ferite si sono ottenuti durante periodi di conflitti, quando dottori e chirurghi trattano direttamente i soldati. Tuttavia, l'attuale insufficienza di tecniche senza l'uso di animali, dove alcuni ma non tutti gli elementi possono essere condotti in vitro, non rendono questi esperimenti, così dolorosi per gli animali, più importanti o giustificabili.

Induzione dell'insufficienza cardiaca cronica nei topi

Università di Oxford

  • 122 animali sottoposti a intervento chirurgico
  • Induzione deliberata di insufficienza cardiaca
  • Intenso dolore al torace e affanno

Un totale di 122 topi, geneticamente modificati e non, sono stati sottoposti a intervento chirurgico; a gran parte di questi e' stata legata un'arteria per minulare gli effetti cronici dell'insufficienza renale. In seguito a questa procedura i topi devono avere sofferto di affanno e intenso dolore al torace, sintomi altamente stressanti per questi animali. L'Home Office ammette e accetta che l'induzione dell'insufficienza cardiaca negli animali causi potenzialmente il più elevato grado di sofferenza permesso in Gran Bretagna. Circa il 60% dei topi maschi sottoposti all'intervento sono morti entro una settimana a causa di questa terribile procedura, per insufficienza cardiaca o rottura cardiaca. La rottura cardiaca è causa ricorrente e persistente di dolore toracico, ed è letale.

I topi sopravvissuti sono stati esaminati per 8 settimane dopo l'operazione; durante questo periodo sono stati sottoposti ad un'altra procedura chirurgica per monitorare in modo invasivo il loro cuore e la circolazione. Alla fine gli animali sono stati uccisi e i loro cuori sono stati prelevati.

Lo scopo di questo esperimento era quello di osservare gli effetti dell'eliminazione di un gene sull'insufficienza cardiaca nei topi; si è visto che il deterioramento della funzionalità cardiaca era peggiore nei topi che avevano un gene eliminato. L'induzione dell'insufficienza cardiaca provoca notevole sofferenza agli animali di laboratorio e i topi knockout probabilmente hanno sofferto dei maggiori effetti dell'insufficienza cardiaca indotta, e degli effetti collaterali noti di questa modificazione genetica.

I punti deboli di questa ricerca

Vi sono differenze fondamentali tra topi e uomo: le dimensioni, la durata della vita, le caratteristiche fisiologiche e genetiche. Per esempio, i topi hanno un tasso metabolico sette volte più elevato dell'uomo, e una frequenza cardiaca che è dieci volte più veloce. I topi sono altamente resistenti all'aterosclerosi.

I topi maschi e femmine hanno reagito alquanto diversamente nello studio, con un tasso di sopravvivenze dei topi femmina superiore a quello dei maschi. Questa differenza che si basa sul sesso indica che i risultati del test variano notevolmente. I topi da laboratorio sono altamente inclini a produrre differenti ceppi (o varietà) che possono reagire differentemente tra loro nelle medesime condizioni. Spesso la scelta di una famiglia di topi è fatta sulle basi di convenienza, senza conoscere quale varietà possa assomigliare di più all'uomo. Queste ed altre differenze rendono l'estrapolazione dei risultati dai test sui topi potenzialmente ingannevoli per l'uomo.

L'insufficienza cardiaca nell'uomo è solitamente il risultato di un graduale restringimento ed occlusione finale delle arterie del cuore. La condizione si sviluppa in diversi anni, in primis nelle persone più anziane, e sebbene possano essere implicati alcuni difetti genetici, lo stile di vita e l'attività fisica hanno un ruolo fondamentale. L'insufficienza cardiaca in questi topi è stata indotta artificialmente attraverso un intervento chirurgico e dunque non ricrea la condizione che si ha nell'uomo o le cause scatenanti. I risultati ottenuti da questi studi sono di dubbia e sconosciuta rilevanza per l'uomo.

I topi geneticamente modificati non sono modelli più affidabili della condizione nell'uomo rispetto a quelli normali. Perfino l'alterazione dello stesso gene in specie diverse può produrre effetti notevolmente diversi.

Metodi sostitutivi senza l'uso di animali

Il gold standard della ricerca medica è lo studio dell'uomo. Esistono metodi sicuri e non invasivi di monitoraggio del cuore e del flusso sanguigno in volontari sani e in pazienti, che possono essere utilizzati per fornire informazioni importanti riguardo tale patologia.

La biopsia e il tessuto post mortem prelevato dai pazienti affetti da insufficienza cardiaca potrebbero essere utilizzati per studiare le variazioni genetiche e molecolari alla base di tale patologia e quindi identificare nuovi farmaci da utilizzare.

Gli studi di popolazione hanno già evidenziato i maggiori fattori di rischio per insufficienza cardiaca. Nuovi metodi di analisi del DNA delle famiglie e popolazioni stanno rivelando i fattori genetici umani che influenzano le condizioni del cuore.

Conclusioni

Contrariamente alla rassicurante impressione spesso diffusa dal governo inglese e dai ricercatori, la sperimentazione animale in Gran Bretagna attualmente provoca elevati livelli di sofferenza agli animali utilizzati.

Gli esempi proposti in questa rassegna servono a testimoniare e dimostrare come la situazione della ricerca con animali sia spesso differente da quella che ci viene riferita e tanto difesa. Dimostrano anche l'inutilità di tali procedure così ricche di punti deboli, ma anche l'esistenza di diverse tecniche alternative senza l'uso di animali sicuramente più etiche.

La fondazione Dr. Hadwen Trust e' convinta che eliminare gli esperimenti che causano sofferenze atroci agli animali rappresenti un primo passo essenziale per la totale sostituzione della sperimentazione animale. L'utilizzo di una gamma completa di approcci sofisticati senza l'uso di animali e l'aumento dei finanziamenti in quest'area sono un impegno del tutto realizzabile che governo dovrebbe prendere. Inoltre si avrebbero dei benefici tangibili per la salute umana, il benessere animale e per la qualità della ricerca attuale e futura.

Fonte:
Dr. Hadwen Trust, Science without suffering. A report by the Dr. Hadwen Trust for Humane Research, aprile 2007

Traduzione a cura di Linda Possanzini

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