La caccia agli assassini di balene ricomincia

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08/01/2008

La Steve Irwin inizia il nuovo anno alla caccia dei pirati delle balene.

Resoconto del Capitano Paul Watson a bordo della nave Steve Irwin

Finalmente la nave "Steve Irwin" della Sea Shepherd puo' tornare nei remoti mari del Sud a caccia dei killer delle balene.

È stata una settimana frustrante, ma grazie ad un incredibile sforzo da parte di alcuni membri dell'equipaggio e di alcuni sostenitori a terra, la nave Steve Irwin può contare finalmente su un motore efficiente al 100% e possiamo quindi riprendere la ricerca della flotta di baleniere giapponesi.

È stata senza dubbio una decisione difficile quella di ritornare a metà dicembre qui a Melbourne dopo aver raggiunto le coste dell'Antartico. Avremmo potuto continuare il viaggio con un solo motore, che ci avrebbe permesso di raggiungere una velocità massima di 14 nodi, ma avevamo bisogno di una velocità più elevata per stare dietro alle navi giapponesi e ciò sarebbe stato possibile solo con entrambi i motori funzionanti.

E quindi siamo tornati la notte della vigilia di Natale a Williamstown vicino a Melbourne. Chris Aultman ha fatto un ottimo lavoro procurando le parti necessarie per le riparazioni che sono state ordinate in Scozia e sono costate ben 30.000 sterline inglesi, e che ci attendevano al nostro ritorno.

Il capo ingegnere Charles Hutchings ha effettuato le riparazioni in un solo giorno per poi scoprire che il danno era ben più grave di quello che si pensava. Chris Aultman ha quindi contattato l'agente locale della ABB Ltd., il signor John Thomson, che stava godendosi le sue vacanze sulla spiaggia. Il giorno dopo è venuto subito a vedere il danno e l'ABB aveva pronto il pezzo da sostituire a Zurigo, che e' stato cosi' caricato su un volo in sole tre ore. Mr. Thompson è arrivato la mattina del primo gennaio e ha installato il pezzo. Non sappiamo il costo effettivo dell'unità sostituita poiché l'ABB manderà il conto solo in seguito; abbiamo ragione di pensare che il costo sarà alquanto elevato, ma era l'unica cosa da fare.

Le conseguenze del ritorno in porto a metà campagna con un equipaggio di volontari erano da immaginare ed infatti molti dei membri dell'equipaggio ci hanno lasciato. I primi ad andarsene sono stati Fern Holland e Rob Langstaff per un mal di mare cronico. Mihirangi, Brad Axiak, e Simon King hanno invece dovuto abbandonare la campagna a causa d'impegni già fissati per febbraio. Mihirangi perché è una musicista nota e ha un tour che partirà all'inizio di febbraio, Simon deve operarsi al ginocchio e l'intervento era già programmato da tempo, mentre Brad ha un matrimonio. Tutti e tre sono congedati con onore.

E poi ci sono i soliti la cui esperienza di una vera campagna non combacia con la visione romantica che avevano. Salvare balene vuol dire stare su una nave e lavorare in base ad una gerarchia presente all'interno. Per alcuni questo concetto è sconosciuto, soprattutto a quelli che non sono stati mai per mare. Quindi sei volontari se ne sono andati per non aver visto soddisfatte le proprie aspettative. E questa è sicuramente una buona cosa. Non possiamo aspettarci da queste persone che rischino le proprie vite quando non sono in grado di tollerare o sopportare gli inconvenienti, gli ordini pratici, la disciplina necessaria e la realtà delle operazioni quotidiane a bordo.

Ciò che voglio dire è che ora possiamo contare su pochi volontari ma sicuramente più motivati. Suppongo che possiamo guardare al primo viaggio verso l'Antartico come un modo per collaudare l'equipaggio e per vedere chi era davvero motivato, poiché la motivazione sarà necessaria se vogliamo fare la differenza quando scoveremo le baleniere giapponesi.

Come ha detto il Primo Ufficiale Peter Brown rispondendo all'equipaggio in partenza "Penso che alcune persone si stiano rendendo che questo non è un campo scuola estivo."

La verità è che questa missione è fatta di assoluta devozione e motivazioni profonde. Non si tratta di retorica quando diciamo che siamo disposti a rischiare la nostra vita per proteggere le balene. Lo abbiamo fatto svariate volte e continueremo a farlo. Non siamo spaventati dalla possibilità di perdere la nostra nave e di morire, e vi dirò il perché.

Solchiamo i mari come guardiani in difesa di alcuni degli esseri viventi più intelligenti e incredibili al mondo – navighiamo per salvare vite e opporci a un'orribile crudeltà e navighiamo contro un'opposizione spietatamente violenta e malvagia - quella dei cacciatori di balene giapponesi, tutti memmbri di una struttura controllata dalla Yakuza (la mafia giapponese) e a bordo di una delle più grosse piattaforme della morte mai costruite. La Nisshin Maru è la Stella della Morte Cetacea, è la nave più orribile presente nei nostri oceani attualmente. Deve essere distrutta se vogliamo che le balene vivano.

C'e' un migliaio di esseri intelligenti, socialmente complessi e affascinanti, cittadini di questo pianeta, la cui vita sara' orrendamente spezzata dagli arpioni brutali dei giapponesi. Le balene stanno morendo in questo preciso momento, spargendo il loro sangue caldo nelle gelide acque degli Oceani del Sud, massacrate in una zona nota come Santuario delle Balene e uccise senza alcuna ragione se non quella di appagare l'orgoglio nazionale giapponese.

Sono esseri senzienti che non ci hanno mai causato sofferenza o dolore ma che al contrario ci hanno allietato con la loro bellezza e riempito i cuori d'ammirazione. E possono insegnarci molto di più se solo accettassimo che sono esseri dotati di percezioni e di un'incredibile intelligenza. Sono uguali a noi e devono avere il nostro rispetto e il diritto di vivere senza essere toccati dall'orrore della violenza umana.

Gran parte della persone sono conquistate dalle balene, specialmente quelle che hanno avuto la possibilità di vederle. Per molta gente, vedere una balena è un'esperienza che può cambiare la vita.

Durante la mia vita ho avuto il privilegio di poter nuotare e comunicare con molte balene. Sono la mia famiglia, le mie amiche, tesori viventi per gli Oceani, in effetti sono la vera anima e mente dei mari e come marinaio da lungo tempo, subacqueo e surfista, ho il dovere di fare tutto ciò che è in mio potere per proteggerle dalla malvagità della parte più oscura dell'umanità.

E quindi andiamo per mare con l'intento d'intervenire contro il crimine ingiusto e orribile contro un essere innocente e senziente. Non lo facciamo per essere testimoni di un'atrocità, né per documentare il massacro delle balene, ma per fermare questo massacro. Navighiamo non per commettere violenza ma per prevenirla.

E forse questo potrà essere realizzabile solo attraverso il sacrificio delle nostre vite e della nostra libertà. Questo è il motivo per cui rischiamo la nostra vita nel tentativo di fermare questo crimine. Dobbiamo fare come scrisse Walt Whitman in un suo poema – rischiare la nostra nave, la nostra vita e tutto il resto!

Mi chiedono spesso se sono pronto a morire per una balena. Non è facile dare una risposta. Quando avevo vent'anni non esitai un attimo e bloccai gli arpioni senza preoccuparmene. Quando si è giovani non si pensa di morire quando si fanno certe cose, solo dopo un'attenta riflessione si pensa ad avere un po' più di prudenza. Tuttavia negli anni qualche volta ho esitato, o sono stato cauto e guardingo, due cose che in realtà possono ucciderti.

È una condizione che io chiamo "non essere piu' in grazia con il mare". Ed è una condizione pericolosa e io purtroppo a volte lo dimentico.

Quando uno è in grazia con il mare, il mare ti diventa amico, protettore e guida. Diventiamo nello spirito, i figli e le figlie di Poseidone. Non dobbiamo aver paura del mare. Non dobbiamo temere nessuno dei suoi abitanti e non dobbiamo avere il timore di sbagliare. Andiamo col mare e lasciamo che ci guidi e che ci conduca al nostro obiettivo. In cambio il mare non ci chiede altro che coraggio e rispetto. Se solo uno di questi viene meno, le conseguenze saranno disastrose.

Potrà sembrare sciocco a gran parte delle persone, ma vi sono molti marinai e sempre più surfisti e subacquei che sanno bene di cosa sto parlando.

E quanto diventa più nobile e dignitoso combattere e rischiare la propria vita per preservare una specie, prevenire l'estinzione delle creature che popolano questo pianeta da decine di milioni di anni prima che arrivassimo noi e iniziassimo ad ucciderle. Certamente ne vale la pena tanto quanto andare in guerra per possedimenti, religione e risorse, le tre cose alla base di gran parte dei conflitti umani e che hanno provocato la morte di centinaia di milioni di uomini nei secoli. La società conferisce medaglie alle persone che combattono in tali conflitti ma etichetta come pazzi quelli che combattono per preservare la vita.

Come dice il testo della canzone dei Red Hot Chili Peppers, "Potrei morire per te". Per quello che è l'ultimo impegno d'amore – l'essere pronti a morire in difesa di un altro o per altri – la più grande espressione di coraggio e altruismo che si possa dimostrare.

Amo questa Terra e amo i suoi oceani in modo particolare. Dal giorno in cui da ragazzo mi sedevo sul porto di Passamaquoddy Bay, fino a oggi che comando questa nave negli Oceani del Sud in rotta per dare battaglia ai pirati malvagi che vanno a caccia di balene, ho servito il mare con tutta la mia forza e il mio coraggio. E il mare è stato buono con me e come risultato non ho mai perso un membro dell'equipaggio per morte accidentale o gravi ferite, e non ho mai causato la morte o il ferimento dei miei avversari. Ma c'è un prezzo, perche' il mare è un duro padrone, ma è un prezzo che ho deciso molti anni fa di accettare, perché le gratificazioni ricevute sono valse le pene sofferte, e mantenere in vita il cuore del mare è il più grande contributo che possa immaginare di lasciare in eredità al futuro... e, si', potrei morire per questo.

Fonte:
Sea Shepherd, The Hunt for the Killers Resumes , 2 gennaio 2008

Traduzione a cura di Linda Possanzini

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