Commercio di avorio vietato su eBay

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28/10/2008

Dal 1 febbraio 2009 non si potranno piu' vendere oggetti in avorio su eBay

eBay, l'importante servizio di compravendita via web, ha annunciato il bando delle vendite dei prodotti in avorio dal prossimo 1 febbraio 2009 ed ha invitato le altre agenzie di commercio on-line a fare altrettanto.

Questo annuncio ha di poco preceduto la pubblicazione di rapporto investigativo dell'IFAW (International Fund for Animal Welfare) sul commercio on line degli animali esotici e dei loro prodotti, il dossier "Uccidere con un click".

In questa indagine si e' visto che almeno due terzi di questi prodotti transitano sui siti eBay, e che piu' del 70% di questi vengono venduti negli Stati Uniti. Nel corso dell'indagine sono stati monitorati gli annunci contenenti parole chiave come "primati, uccelli, grandi felini, rettili, orso, elefante, trofeo, pelle, corno, denti", ecc. e si e' visto che oltre il 70% degli annunci riguardava l'avorio.

Ma c'e' anche un drammatico 20% che riguarda il commercio o la caccia di animali vivi (primati, grandi felini, e altri animli). Un commercio, oltre che vergognoso, anche molto ricco: se si pensa che un paio di zanne di elefante possono valere oltre 20.000 dollari, ci sono agenzie che organizzano battute di caccia per ricconi in cerca di emozioni forti: leoni, gazzelle, giraffe e ogni altro animale della savana si puo' ammazzare per cifre dell'ordine delle decine di migliaia di dollari. Per uccidere un elefante ci vogliono circa 50.000 dollari... legalmente.

Si stima che il traffico internazionale di animali esotici sia dell'ordine del miliardo di dollari: un mercato nero di entita' paragonabile a quello della droga e delle armi. Ogni anno, in Africa e in Asia, malgrado la protezione della convenzione CITES, vengono ammazzati migliaia di elefanti per soddisfare la domanda di prodotti in avorio.

"Salvo rare eccezioni, la vendita di avorio e' illegale dal 1989, eppure sui siti internet si trovano non solo manufatti, ma intere zanne di elefante" dichiara il direttore della sede Washington dell'IFAW; e aggiunge: "questi siti trattengono una percentuale su ogni transazione, e ogni pezzo di avorio venduto e' costato la vita ad un elefante". Si tratta di monili, statuette, palle da biliardo, tasti per pianoforte, quando non intere zanne usate a scopo "ornamentale".

Tra il 1979 e il 1989, un periodo durante il quale il commercio di avorio era legale, la popolazione di elefanti africani passo' da 1.3 milioni di esemplari a circa 600.000 (vedi Elephant trade fact sheet). Il CITES cercava, senza riuscirci, di controllare questo fenomeno, e nel 1989 impose un bando al commercio di elefanti e dell'avorio, che permise di fermare la devastazione della popolazione di elefanti. Nel 1997 pero', su pressione di alcuni paesi africani il CITES, allento' in bando, e consenti' in via sperimentale l'esportazione di avorio in Giappone; poi seguirono altre deroghe.

Accanto alla caccia e al commercio legale prospera pero' il bracconaggio e il traffico illegale che ormai ha raggiunto i piu' alti livelli da quando e' stato imposto il bando. Tra l'ottobre 2004 e l'aprile 2007 sono state sequestrate 40 tonnellate di avorio che corrispondono a circa 20.000 elefanti uccisi annualmente in modo illegale.

Gli elefanti vengono poi ammazzati anche per la pelle, le orecchie e zampe. E' recente il caso di un lussuoso negozio di Milano che aveva esposto in vetrina un macabro tavolino ricavato dalla zampa di un elefante. Si registrano poi casi di piccoli catturati nella savana, rinchiusi in stalle e privati del cibo per "addomesticarli" con l'obiettivo di rivenderli a zoo e circhi. C'e' infine il mercato dei "trofei" di caccia che entro determinate quote e' pure legale.

Non dimentichiamo poi le migliaia di elefanti in cattivita', prigionieri negli zoo, usati nei circhi per stupire con la loro mole, sfruttati come animali da lavoro in India e in altri paesi, e in qualche caso anche uccisi per esperimenti idioti di vivisezione.

Non esiste una sola ragione valida, una necessita' anche minima, che giustifichi lo sfruttamento e l'uccisione di animali: men che meno per una palla da biliardo, la tastiera di un pianoforte, o un qualche disgustoso monile fatto con i denti di un animale. .

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