Fratellanza vegana - una storia vera

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21/12/2006

Una storia vera, raccontata da Lorri Bauston, la fondatrice dell'associazione statunitense "The Farm Sanctuary" (un rifugio in cui trovano casa animali salvati dal macello), che inizia cosi': "Nel 1986, Gene e io decidemmo di fare qualcosa per aiutare gli animali d'allevamento, ma non sapevamo che cosa e come."...

Iniziammo quindi a visitare allevamenti intensivi e macelli per informarci sull'argomento, e fu così che cominciammo a salvare animali come Hilda.

Fu durante una visita a uno "stockyard" in Pennsylvania, che la trovammo. Stavamo camminando tra i recinti di animali messi all'asta e scoprimmo una pila di animali morti, ammassati dietro una delle costruzioni. Mucchi di animali morti e in putrefazione giacevano lì, su uno spiazzo di cemento. Mucche con corde strette attorno al collo. Maiali con grosse ferite. Capre con le zampe attorcigliate. L'insistente brulichio delle larve e la puzza nauseante mi colpirono allo stomaco, assieme a domande che non riuscivo a ignorare. Quanto a lungo avevano sofferto? Quanti giorni di agonia e terrore avevano dovuto sopportare prima di morire, solitari e sofferenti?

Gene estrasse la macchina fotografica, e ci avvicinammo alla pila. La macchina fotografica scattò, e uno degli animali della pila alzò la testa. Gene e io ci guardammo, entrambi increduli di quanto avevamo appena visto. Mi inginocchiai accanto all'animale, e Hilda ricambiò il mio sguardo. Era a pochi centimetri da una carcassa in putrefazione, e aveva larve e mosche che le camminavano addosso. Le presi la testa fra le mani, mormorando "povera bimba, povera bimba" per calmarla e impedirmi di urlare.

Gene corse a prendere il furgone, e nel giro di dieci minuti eravamo in marcia forsennata verso il più vicino studio veterinario. Hilda aveva subìto un collasso a causa delle condizioni brutali di trasporto. Non soffriva di altre malattie, né era ferita. Scoprimmo che Hilda era stata caricata su un camion con centinaia di altre pecore. Nonostante il caldo umido, che arrivava a quasi 40 gradi, le pecore erano stipate, un metodo standard usato per risparmiare soldi, anche se così alcune pecore muoiono per il disagio. Hilda faceva parte di quella "perdita economica" di cui l'industria della carne teneva conto nei suoi bilanci. L'industria della carne, del pollo e dei latticini ha un nome per animali come Hilda. Li chiama "downers" (gli "accasciati").

Portammo Hilda a casa nostra, e capimmo così come poter aiutare gli animali d'allevamento. Aprimmo un rifugio per le vittime della produzione di "cibo animale", per poterci prendere cura di Hilda e di altri animali d'allevamento bisognosi di aiuto, e iniziammo a rendere pubbliche le atrocità di questa industria.

Continuando le nostre indagini, Gene e io scoprimmo che la storia di Hilda non era unica. Ogni anno, migliaia di animali usati per la produzione di "cibo" subiscono abusi e privazioni perché la sofferenza animale è considerata parte delle "normali pratiche agricole". Per accrescere il profitto, sugli animali vengono deliberatamente inflitte crudeltà eclatanti, come prigionia, sovraffollamento e abbandono, nonostante il costo tremendo che gli animali devono pagare.

Abbiamo trovato pulcini di pochi giorni gettati nell'immondizia perché non crescevano abbastanza in fretta per essere convenienti per la produzione di carne. Abbiamo visto mucche da latte emaciate, trascinate al macello con le catene perché troppo deboli o malate per camminare, ma ancora buone per essere usate dall'industria della carne. Abbiamo sentito tacchini urlare di terrore quando venivano appesi a testa in giù, del tutto coscienti, e sgozzati e dissanguati a morte perché per il pollame non vige l'obbligo legale dello stordimento preventivo.Spesso ci viene chiesto come facciamo a sopportare la vista di tutta questa sofferenza e morte. Ogni volta che me lo domandano, mi ritrovo a chiedermi che cosa mi dia speranza e ispirazione, e penso a una maialina che ho amato teneramente, chiamata Hope (Speranza).

Hope era stata scartata al mercato del bestiame perché aveva una zampa difettosa e non era più "vendibile". Hope era solo un cucciolo, aveva appena due mesi. Mi ricordo quant'era spaventata e come cercava di scappare freneticamente, quando ci avvicinammo a lei. Gli umani l'avevano solo presa a calci, strattonata e infine abbandonata. Gene e io le parlammo gentilmente e le avvolgemmo una coperta attorno al corpicino tremante. Si lasciò sfuggire un piccolo grugnito quando la prendemmo in braccio e la sistemammo tra le mie braccia come se l'avessimo conosciuta da sempre.

Per sette anni, Hope fu parte delle nostre vite. La accudimmo, cercando di soddisfare tutte le sue speciali necessità, e lei riempì i nostri cuori d'affetto. Hope fece commuovere anche molte altre persone. Negli anni, insegnò a migliaia di visitatori del rifugio che gli animali d'allevamento soffrono per l'isolamento, la paura e l'abbandono proprio come i cani e i gatti, e come noi. Mi conforta il fatto che Hope abbia raggiunto così tanta gente, specie ora che non è più con noi. Hope morì al rifugio, circondata da tutti quelli che l'amavano. Dopo due anni, mi scopro ancora a guardare nella direzione del suo angolo preferito. Non dimenticherò mai come si metteva a pancia in su per essere accarezzata, o il suo speciale grugnito di "grazie" quando le mettevo di fronte la ciotola del cibo. Soprattutto, però, non dimenticherò mai come la sua vita sia stata l'ispirazione per continuare la battaglia per i diritti degli animali d'allevamento.

Si possono perdere facilmente le speranze, dopo aver visitato un macello o un allevamento intensivo ed essere stati testimoni di tanta crudeltà. Non dimenticherò mai la prima volta che andai in una fabbrica di uova e vidi l'orrore dei moderni metodi di produzione. Per produrre uova, da quattro a cinque galline sono stipate in una gabbia grande quanto un giornale piegato in due. Le gabbie sono disposte in file di migliaia, l'una sull'altra. In un singolo capannone senza finestre sono ammassate da 80.000 a 100.000 galline. La distribuzione di cibo e acqua è completamente automatizzata, e così pure la pulizia. Non c'è alcuna attenzione o cura verso il singolo animale. Gli uccelli sono sottoposti a questa pena per due o tre anni, senza poter dispiegare le ali, camminare, e nemmeno sdraiarsi.

Dopo mesi di prigionia intensiva, gli uccelli perdono la maggior parte delle piume, perché strisciano in continuazione contro le sbarre di ferro. Senza la protezione delle piume, la loro pelle si ricopre di piaghe doloranti. Quando le galline sono troppo ammalate o ferite per deporre uova ai massimi livelli di produzione, sono letteralmente gettate fuori dalla gabbia e lasciate per terra a morire lentamente di fame.

Trovammo Lily sul pavimento di una fabbrica di uova: aspettava solo che la morte ponesse fine al suo incubo. Stava in piedi in un angolo, cercando disperatamente di evitare di cadere su un mucchio di feci e piume e ossa in putrefazione. Lily aveva perso tutte le speranze. Il suo intero corpo era accasciato, la testa quasi strisciava sul terreno. Era ricoperta di ferite, e il suo occhio sinistro era chiuso e gonfio. La raggiunsi, e la presi gentilmente in mano. Tremava, mentre la sollevavo. Continuai a parlarle sussurrando, dicendole dolcemente che io ero vegan e che la sua sofferenza era finita. I miei "rassicuranti discorsi vegani" mi sembrano sempre ridicoli dopo ogni intervento, ma, non importa quanto idiota io mi senta il giorno dopo, sono diventati uno dei miei "rituali di salvataggio".

Per due settimane Lily ricevette cure intensive di riabilitazione. Era troppo debole per camminare, e per tutto il giorno la tenevo su per aiutarla a riguadagnare forza nelle zampe. Il 75% del suo corpo era ricoperto di ferite, e quattro volte al giorno le facevamo impacchi caldi per ridurre il gonfiore. Poiché era molto emaciata, poteva mangiare sono piccole quantità di cibo liquido ogni poche ore, da un contagocce. In più di un'occasione, mi sono chiesta se stessi facendo la cosa giusta, o se stessi solo prolungando la sua sofferenza.

E' la domanda che sempre ci poniamo al rifugio quando un animale è vicino alla morte - ma poi, una mattina, ebbi la risposta. Aprii la porta del recinto di Lily, e lei camminò verso di me e mi guardò da sotto in su. Mi sedetti immediatamente per arrivare il più vicino possibile ad "altezza di gallina" e Lily mi salì in braccio. Questa volta ero io quella tremante, mentre le accarezzavo il mento. Lily mi trasmise il suo amore in un modo che io ero in grado di capire, proprio come fa un cane quando "parla" con la coda o una gatto che fa le fusa.

Salvare un animale come Lily mi fa sempre pensare alle volte in cui non siamo in grado di salvare un animale sofferente, come la volta in cui Gene e io visitammo un macello in California, nella Chino Valley a sud di Los Angeles. Quest'area ha la maggior concentrazione di mucche da latte del mondo, il che significa che ha anche una delle maggiori concentrazioni di produzione di carne bovina. Le mucche da latte non vanno in pensione nei rifugi; vengono macellate e usate per fare hamburger. La maggior parte degli hamburger venduti negli USA vengono dalle mucche da latte, non dalle foreste tropicali.

Stavamo a guardare dall'area di scarico bestiame e vedevamo arrivare le mucche una ad una. Gene stava filmando la scena e il mio compito era di scattare foto. Alcune delle mucche erano "downer". Secondo i rapporti dell'industria latto-casearia della California, una mucca da latte su quattro diventa downer a causa delle malattie provocate dall'eccessiva produzione di latte. Le mucche da latte sono costrette a produrre una quantità di latte dieci volte maggiore rispetto a quanto farebbero in natura, e il problema è peggiorato dall'uso dell'ormone bovino della crescita e dalla manipolazione genetica.

Misero tutti i downer in un unico recinto, e poi arrivò un operaio a sparare ad ogni una mucca. Fu un processo lento. Tra una uccisione e l'altra passavano diversi minuti, e gli animali ancora vivi dovevano star lì sdraiati a guardare. Ce n'era una che assomigliava molto a Maya, una mucca che avevamo al nostro rifugio di New York. Tremava di paura, e io desideravo così tanto abbracciarla e confortarla. Più tardi, tornati alla macchina, questo pensiero divenne insopportabile. Continuavo a pensare a Maya e a quanto lei amasse la vita. Beh, in realtà, a quanto amasse mio marito Gene.

Maya adora Gene ed in realtà è gelosa di me. Mi spinge via ogni volta che io e Gene siamo nella stalla, e siccome lei è una signora di 800 kg, mi ha anche gettato a terra più di una volta. Naturalmente, anche Gene deve stare attento. Quando Maya va in calore, tenta di montarlo. Nella famiglia bovina, sono le femmine che comandano nell'accoppiamento. (Forse noi donne umane dovremmo imparare qualcosa dalle nostre sorelle bovine). Sta lì in piedi e osserva Gene con sguardo adorante, muggendo dolcemente verso di lui e poi si gira e mi lancia occhiate d'odio.

Pensavo a Maya, alle cose che le piacciono e a quelle che non le piacciono, alla sua personalità unica, e pensavo a quella povera mucca tremante che voleva vivere tanto quanto Maya, o quanto voi e me. Gli animali d'allevamento sono animali che vivono, che sentono; non sono "colazione", "pranzo", "cena". Gli americani hanno tracciato una linea immaginaria e classificato alcuni animali come "d'affezione" e altri come "da mangiare". La nostra società è orripilata (giustamente) da altri popoli che mangiano cani o gatti, e la maggior parte della gente non farebbe mai intenzionalmente del male a un cane o a un gatto. Le persone che amano gli animali chiamati "d'affezione" non mangerebbero gli animali definiti "da mangiare" se solo potessero guardare negli occhi un animale sofferente.

La produzione di animali "da carne" è la più grande e più istituzionalizzata forma di maltrattamento di animali. Miliardi di animali vivono una vita di tormento e sofferenza, e milioni di persone sono complici nel causare questa sofferenza. Ma la vita di Hope, e ora la sua memoria, mi ricordano sempre che possiamo fermare la produzione di "cibo animale" - una vita alla volta, una legge alla volta e una persona alla volta che diventa vegan dopo aver incontrato un animale come Hope.

Se vedessi una gallina ovaiola come Lily, o una mucca da latte spaventata, non faresti tutto quanto in tuo potere per porre fine alla loro sofferenza? Bene, ciascuno di noi può eliminare la sofferenza delle mucche da latte, e ognuno di noi può far chiudere le fabbriche di uova e di polli, perché ciascuno di noi può diventare vegan.

L'industria del latte, delle uova e della carne sfrutta e uccide animali perché la gente compra questi prodotti. Se non compri la carne, le uova e i latticini, nessuno li produrrà. Semplice e chiaro. La produzione di cibo animale è fortemente radicata nella società, ma è proprio per questo che abbiamo una grande opportunità per fermarla. Ciascuno di noi può agire, subito, e forse è proprio per questo che essere vegan è una esperienza che fa sentire tanto potenti.

Quando smetti di consumare animali e prodotti animali, impedisci la macellazione di centinaia di animali. La tua azione salva delle vite, ed è tanto diretta quanto andare in un allevamento o in un macello e salvare un animale come Hope. Quando diventi vegan, inizi a creare un legame speciale con gli animali d'allevamento. La fratellanza vegana è potente, ti toccherà e cambierà la tua vita per sempre. Noterai che ti accadono cose strane e meravigliose quando diventi vegan - come la volta in cui salvai Jessie. Beh, in realtà la volta in cui Jessie si salvò da sola.

Gene e io stavamo facendo un viaggio in campagna con vari tacchini durante uno dei nostro progetti annuali "Adotta-un-Tacchino" nel periodo della festa del Ringraziamento. Ogni anno, incoraggiamo la gente a salvare un tacchino anziché metterlo da parte per la festa. Facciamo adottare i tacchini a famiglie vegetariane e amorevoli, e invitiamo i media a dar notizia del nostro particolare modo di celebrare il Ringraziamento.

Eravamo in Colorado (uno dei maggiori produttori di carne bovina) quando la vidi lungo l'autostrada. Un giovane vitello di razza Angus era solo a pochi metri dalle auto sfreccianti. Scendemmo, ci mettemmo gli stivali, e ci avvicinammo. Era molto spaventata e iniziò a scappare. Una zampa ferita le impediva di correre velocemente, così la raggiungemmo in pochi minuti. La nostra nuova "bambina" pesava circa 75 kg, e mentre ci affannavamo a farla entrare nel furgone, sentimmo urla arrabbiate e vedemmo un uomo correre verso di noi.

Scoprimmo presto che Jessie era saltata fuori da un camion che correva a 90km l'ora. Quando capii cosa aveva fatto per sfuggire al suo destino, mi sentii come una madre mucca infuriata, pronta a incornare chiunque volesse portarle via il suo vitello. Nonostante la difficoltà a stare calma, spiegai al proprietario che eravamo agenti anti-crudeltà e che volevamo portare via questo vitello perché, ovviamente, non poteva portarlo all'asta, ora. Con mia grande sorpresa, il proprietario fu d'accordo. Ero pronta a dar battaglia, dato che animali malati o feriti vengono continuamente venduti alle aste in modo del tutto legale. Ancora oggi, non so se abbia acconsentito perché era sotto shock o perché aveva visto nei miei occhi una mucca infuriata o perché forse, ma proprio forse, aveva una piccola dose di fratellanza vegana nascosta dentro di sé.

La sfida successiva fu far passare Jessie al confine con la California, perché aveva bisogno di essere curata in una clinica specializzata nella California del nord. Guidammo tutta la notte con lei e quattro tacchini in mezzo una spaventosa bufera di neve, e proprio mentre stava albeggiando, arrivammo al confine con la California - e al punto di controllo agricolo. Ora, ogni madre tacchina sa che l'alba è il momento in cui i tacchini si svegliano e iniziano a chiocciare, e sapevamo che non avevamo molto tempo. Accendemmo la radio e ci avvicinammo cautamente all'agente di guardia. Ci chiese se avevamo arance o mele. Io sorrisi con dolcezza e dissi no e continuai a guidare col più grosso sorriso che abbia mai fatto. Jessie sopravvisse e ora è una mucca piena di salute. Non ho mai considerato me stessa come una persona religiosa o che pensa "tutto accade per un motivo ben preciso". Eppure, non posso evitare di chiedermi se lei sapeva che eravamo dietro di lei quando è saltata giù dal camion - almeno, mi piace pensare che fosse così.

Da vegan, sono stata testimone di tante cose incredibili, di tanti legami speciali con gli animali d'allevamento. Sappiamo tutti che le persone sviluppano un particolare legame con gli animali cosiddetti "da compagnia". La maggior parte delle persone hanno amato un cane o un gatto e hanno vissuto molti momenti di profonda comprensione e affetto. Io so che ogni volta che mi sento giù, la mia cagnetta Suzy lo sa sempre, e viene da me e mi si siede accanto con comprensione. Mi guarda con una tale espressione di pena, una tale preoccupazione, che devo sorridere.

Al Rifugio, abbiamo legami speciali anche con gli animali che ospitiamo. Il più delle volte, si tratta semplicemente della quotidiana comunicazione con loro, ma alcune volte questo legame ci viene ricordato con un potente messaggio di fratellanza vegana. Diane, la nostra coordinatrice del rifugio californiano, mi raccontò uno di questi "momenti preziosi": una volta si ferì un braccio mentre era nella stalla dei vitelli. Le faceva talmente male che non riusciva a muoversi e non poté far altro che rimanere lì seduta a piangere. Anche se in quel momento non erano nella stalla, nel giro di pochi minuti apparvero Joni e Henry, due dei vitelli. I bovini hanno un ben definito "muggito di dolore" ed entrambi lo usarono quando videro Diane per terra. Si avvicinarono con cautela, toccandola col naso. Il loro muggito si addolcì, trasformandosi in un muggito di conforto. Per più di venti minuti le stettero vicino, leccandole gentilmente la faccia, fino a che Diane poté muoversi di nuovo.

Se ti lasci toccare, gli animali ti toccheranno, e gli animali d'allevamento sono animali. Una mucca o un tacchino o un maiale è in grado di provare gioia e tristezza, o dolore e conforto, come un cane o un gatto. Come molte persone, io sono tanto fortunata da avere l'affetto e la compagnia di cani e gatti, animali che sono veramente parte della mia famiglia. Ma, al contrario di molte persone, ho anche conosciuto l'affetto e l'amicizia di mucche e maiali e tacchini e polli - animali d'allevamento che hanno sofferto orribilmente negli allevamenti intensivi e nei macelli, ed ero io la colpevole - ogni volta che mangiavo una pizza con la mozzarella o un dolce fatto con le uova, ogni volta che non mi importava abbastanza da sentire il loro dolore. Dobbiamo ricordare sempre la sofferenza degli animali perché è attraverso di essa che sentiamo l'amore, che si traduce nella necessità di fermare la sofferenza.

La prossima volta che vuoi mangiare carne o formaggio o uova, immagina di vivere la tua vita in una gabbia piccola, sudicia, in una sofferenza continua, impossibilitato a stare in piedi o a sdraiarti in modo confortevole. Dopo mesi di agonia, la tua tortura ha termine, ma non al macello. Due mani gentili ti tirano fuori dall'oscurità e ti portano in un posto sicuro e amorevole. Per la prima volta, puoi camminare su prati verdi e soleggiati e riposare in un comodo letto di paglia soffice. Tu stai dando una speranza agli animali bisognosi.

Io mi sento fortunata a dividere la mia vita con animali come Hilda e Hope. Sono grata che i miei vecchi amici non abbiano mai conosciuto il terrore e la pena di un macello e di aver potuto vederli "diventare vecchi" al rifugio.

Mi scopro spesso guardar fuori dalla finestra verso la stalla delle pecore. Hilda è lì, che pascola tranquilla. A volte mi chiedo che cosa si ricordi di quell'orribile viaggio verso il macello. Hilda è rimasta timida verso gli umani, anche dopo tutti questi anni. E' un privilegio raro quando ti si avvicina e uno ancora più raro quando ti lascia grattarle il mento. Ci abbiamo messo un po' a rassegnarci a questo e a un momento imbarazzante con Hilda - imbarazzante per noi, voglio dire, non per Hilda. Accadde circa un anno dopo il suo salvataggio. Stavo lavorando nella stalla, quando Gene mi raggiunse correndo, sorridendo da un orecchio all'altro. "Le piaccio! Piaccio a Hilda!" proclamò, sorridendo come un padre orgoglioso. "Mi segue dappertutto, non mi lascia un attimo". Non ci potevo credere, e, provando una fitta di gelosia, non ero sicura di volergli credere. Ma, come Gene entrò nel pascolo delle pecore, ecco la prova. Hilda trottò verso di lui e quasi gli si strusciò contro. Gene si avvicinò a me e Hilda lo seguì.

Le ore passavano, e Hilda continuava a star accanto a Gene, seguendolo mentre dipingeva, nel granaio, alla pila del compost. Com'è sua natura, Gene mi fece gentilmente notare che forse aveva scelto lui anziché me perché ero io quella che le tagliava gli zoccoli. Ma dopo diverse ore di adorazione, anche Gene iniziò a insospettirsi per questa improvvisa dimostrazione di affetto. Poi capimmo, e quello fu il giorno in cui ci trasformammo ufficialmente da "cittadini" a "contadini". Hilda non era innamorata: era in calore. Ora, dopo aver saputo anche della storia di Maya, probabilmente vi chiederete quanto affascinante può essere un umano? Allora probabilmente non avete conosciuto Gene, quindi, come possiamo spiegarvelo, io o Maya o Hilda? Noi tutte condividiamo uno speciale legame vegano con lui, e non posso aggiungere altro.

Ringraziamo l'autrice per averci concesso di pubblicare la traduzione del suo bellissimo racconto.

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