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28/07/2011
Un'intervista a Mel, attivista inglese da decenni attivo nella lotta animalista.
Mel Broughton da oltre 30 anni è attivo per la difesa degli animali. Co-fondatore della campagna SPEAK, per fermare la costruzione del nuovo laboratorio di vivisezione presso l'Università di Oxford, è stato purtroppo arrestato nel 2007 con l'accusa di aver cospirato per un attentato incendiario ai danni dell'università stessa. Condannato a 10 anni nel febbraio 2009, ha ottenuto la revisione del processo e la scarcerazione su cauzione nel marzo 2010, perché la prova del DNA era inattendibile. Il 13 luglio 2010 è stato però confermato il verdetto dell'anno precedente e Mel è tornato in prigione.
L'intervista che segue è stata fatta da un'attivista animalista che dall'Italia ha avuto uno scambio epistolare con Mel (il quale ha risposto dal carcere di Bullingdon, Oxfordshire, UK). Le domande sono state scelte cercando di rappresentare le problematiche al momento più sentite nell'ambito del movimento animalista, in Italia e all'estero.
Intervista a Mel Broughton
DOMANDA: Pensi che il mondo sarà mai completamente vegan? E se sì, come?
RISPOSTA: Certamente non avverrà durante la mia vita, ma vedo dei grandi passi verso un minor consumo di carne. Per quanto riguarda il cambiamento generale verso la dieta vegan, riesco a individuare molte circostanze che si stanno per sviluppare in tempi brevi e renderanno il veganismo una scelta molto più attraente ed eticamente responsabile. Purtroppo alcuni sostenitori del veganismo e vegetarismo sono spesso troppo remissivi. Inoltre è necessario che le lobby ecologiste e ambientaliste riconoscano pubblicamente l'enorme impatto ambientale causato dall'industria della carne.
Ci sono persone che credono che la parola "vegan" sia qualcosa da evitare, come troppo radicale, esclusiva ed elitaria verso gli altri. E' giusto?
Sono vegan da oltre trent'anni e non mi è mai piaciuta molto la parola. Preferisco di gran lunga pensare a me stesso come un vero vegetariano. Penso che alcuni vegan siano caduti nella trappola di far sembrare il veganismo qualcosa di un po' esclusivo. Comunque mi preoccupa anche che il veganismo venga sempre più spesso promosso come uno di stile di vita che non ha nulla a che vedere con il rifiuto dello sfruttamento animale. Invece sotto molti aspetti diventare vegan è sia una dichiarazione "politica" sia un modo sano di vivere. Ed è importante mantenere quella connessione.
E' vero che gli attivisti sono "anti umani", come si crede alle volte? Cosa ne pensi? Come connettere diritti umani e diritti animali?
No, la percezione che gli attivisti per i diritti animali siano anti-umani non credo sia vera. Personalmente conosco molti che s'impegnano sia per i diritti umani sia per quelli animali. Io stesso sono stato coinvolto nel movimento anti-apartheid quando ero più giovane e ho anche marciato contro il regime di Pinochet negli anni ottanta.
Penso che la nozione della misantropia congiunta all'attivismo pro-animali sia stata in non piccola parte generata dalla propaganda contraria. E' un modo facile e intellettualmente sciatto di demonizzare un movimento che sfida così radicalmente l'atteggiamento degli umani verso i non-umani. Ad essere sinceri, ci sono animalisti che dicono di non amare gli umani, ma di solito questo nasce dalla frustrazione. Non ci si può sorprendere se alcuni attivisti usano un linguaggio duro verso chi sfrutta e tortura gli animali: visti i livelli cui arriva lo sfruttamento e il frequente disinteresse delle istituzioni, non c'è da stupirsi.
Abbiamo una tutela dei diritti umani che, anche se non protegge tutte le persone da atti di violenza, comunque esiste e c'è un sistema legale cui i trasgressori dei diritti umani devono pur rispondere. Invece per i non-umani non c'è una "rete di sicurezza", non c'è ricorso, né difensore d'ufficio. E' per via di questa situazione che è nato il movimento per i diritti degli animali. Si potrebbe discutere su quale tipo di diritti gli animali possano o non possano avere, ma una qualche forma di diritto e rispetto per gli animali resta una meta necessaria e giustificabile. Ed è semplicemente sciacallaggio da parte della propaganda contraria insinuare che qualsiasi diritto oltre il mero "benessere animale" vada a diminuire i diritti umani. Ci sono già molte persone pronte a sabotare la lotta per i diritti.
La connessione tra diritti umani e diritti animali deve sicuramente consistere nel fatto che noi, come specie che è diventata dominante, abbiamo l'obbligo di riconoscere sensibilità e coscienza nei nostri "cugini", e agire di conseguenza. La vita sulla Terra è un processo evolutivo applicato non solo allo sviluppo biologico ma anche alla nostra crescita etica e morale.
Stiamo imparando sempre di più sulla complessa vita emotiva degli animali, e questo ci spinge a pensare oltre il nostro impegno al loro benessere, a sviluppare i loro diritti e a prendere in considerazione la loro unicità come individui.
Le recenti proteste contro l'esportazione di animali vivi dall'Australia verso i mattatoi indonesiani hanno sollevato un problema che esiste da vent'anni. Qual è una forma appropriata d'attivismo nel caso dei trasporti di animali condannati a morte? Ci si deve battere per la fine di questi terribili viaggi? O puntare direttamente sull'eliminazione del consumo di carne e dello specismo? O passare da una via di mezzo? Credi che sia giunto il momento di affrontare il problema alla radice? Troppo presto?
La questione del trasporto di animali ha una particolare risonanza nel Regno Unito. Nella prima metà degli anni novanta c'era stata una profonda mobilitazione del comune sentire verso l'esportazione di esseri viventi. Ci furono manifestazioni molto partecipate e "arrabbiate" in alcuni porti come Shoreham e Brightlingsea. Qui gli attivisti sono stati spalla a spalla con la gente comune, e i manifestanti hanno fisicamente bloccato la strada ai trasportatori di creature senzienti. C'erano state promesse dal governo di uno stop a questo traffico e sembrava che fosse davvero possibile vincere.
Invece c'erano anche altre forze al lavoro, con il chiaro intento di creare divisione e sospetto. C'è poi stata anche una spaccatura ideologica nel nucleo stesso degli animalisti per quella specifica campagna, dal momento che i vegan avevano messo in evidenza il nesso tra il settore lattiero-caseario (NdR: che "produce" vitelli come "scarto" della produzione di latte), l'esportazione e l'industria della carne.
Per la popolazione locale era solo una questione "estetica", non supportata da un vero senso di condanna morale. Molti erano consumatori di latte e di corpi di animali e non avevano pensato all'ovvia connessione tra i vitellini spediti oltremare e la produzione di formaggi nel Regno Unito (NdR: una mucca "da latte" deve partorire un vitello l'anno per produrre latte). Il collasso finale della campagna contro l'esportazione di animali vivi, e le promesse governative non mantenute, hanno lasciato l'amaro in bocca, e sollevato importanti domande sulla solidità delle azioni animaliste. Non si può ignorare l'intreccio tra industria casearia nazionale, macellazione e spedizioni all'estero. Se in qualche modo partecipi a una forma di sfruttamento sei complice anche di un'altra, che ne è la diretta e inevitabile conseguenza. Puoi sentirti oltraggiato dal traffico di animali vivi, ma se ancora mangi carne e bevi latte non puoi uscire completamente da questo circolo.
Penso che ora sia necessario andare alla radice del problema, e non è assolutamente troppo presto. Dobbiamo considerare lo sfruttamento e la violenza sui nostri cugini animali nel loro insieme. Invece di considerare ogni specifico aspetto dello sfruttamento, si dovrebbe porre l'accento su che cosa voglia dire per un essere senziente essere trattato come un oggetto. Penso che alle volte ci siano divergenze così nette nel movimento - per i diritti, per la protezione, per il benessere degli animali - che si arriva a lavorare uno contro l'altro, ostacolando qualsiasi reale progresso.
Pensi si debba arrivare a un'istituzione che riunisca tutte le associazioni a livello mondiale? Il "marketing" e la promozione del messaggio vegan possono essere positivi? Insieme al far vedere cosa c'è realmente dietro quei pezzi di carne puliti e coperti di cellophane...
Questa è la questione più importante di tutte. Non penso che ci sia bisogno di un'istituzione centralizzata, ma serve qualcosa di più importante. Credo che possa essere formulata una serie di principi fondamentali da usare per tutti i siti web, i volantini, il materiale informativo dei gruppi di attivisti. Sugli stessi principi si dovrebbe basare la dichiarazione del diritto degli animali al rispetto. Questo vorrebbe dire che politici, accademici, gruppi industriali vedrebbero le stesse istanze presenti in tutto il materiale di tutti i gruppi animalisti.
E questo sembra essere particolarmente importante in un'epoca di comunicazione gobale di massa; avrebbe l'effetto di mirare a un obiettivo certo e comune e di concentrare le decisioni (e chi le prende) su quello che veramente il movimento per gli animali vuole raggiungere. Il movimento per i diritti degli animali è ora globale, e questo risveglio deve essere focalizzato e incanalato in modo da incoraggiare gli attivisti a far pressione dove si può essere più efficaci.
Il capitalismo del mondo moderno ha peggiorato la condizione degli animali?
I non-umani sono stati da sempre usati come oggetti di consumo e sotto il capitalismo ciò si manifesta in modo evidente nella mostruosa realtà dell'allevamento intensivo, ma questo non significa che altri sistemi politici abbiano più rispetto o leggi di protezione. La sinistra è storicamente stata ostile, e lo è ancora, alla questione della nostra responsabilità etica verso questi esseri viventi e senzienti. Il capitalismo ha contribuito molto all'entità dello sfruttamento, ma è stato appoggiato da accademici, filosofi e politici di ogni orientamento.
E' vero senza dubbio che la diffusione della reificazione degli animali significa grossi profitti. E non è difficile trovare terribili esempi di questo mantra nella grande industria basata sullo sfruttamento animale. Questo è possibile soltanto se si continua a credere che la merce (in questo caso gli animali viventi) non ha la capacità di soffrire o di capire ciò che sta accadendo. Non c'è bisogno di essere capitalisti per pensarla così. Ci sono ambientalisti e verdi che mentre da una parte esaltano le virtù di un modo di vita sostenibile, dall'altra non hanno alcun problema ad accettare l'allevamento industriale di animali senzienti.
Personalmente ho sempre pensato che i diritti degli animali come fine filosofico e politico non abbiano bisogno dell'innesto con altri movimenti; la causa sta in piedi da sé. Il cambiamento deve venire dall'evidenza che i non umani sono coscienti del proprio mondo e hanno percezione della propria vita - cosa totalmente compromessa e annichilita dalla condizione attuale che li vede come mere proprietà.
Chi vuole scrivere a Mel (ovviamente in inglese) può farlo scrivendo lettere cartacee all'indirizzo:
Mel Broughton (A3892AE) HMP Bullingdon P.O. Box 50 Bicester, Oxon OX25 IPZ - Regno Unito
Oppure, può farlo on-line attraverso il sito:
http://www.emailaprisoner.com
Va sempre indicato il proprio nome, cognome, recapito, e tenete presente che le lettere possono essere lette dal personale del carcere. Inoltre, Mel non può parlare della specifica vicenda per cui si trova in carcere.
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"Papà, raccontami ancora di quando le persone hanno smesso di uccidere gli animali per mangiarli."
La storia che studieranno le prossime generazioni la stiamo scrivendo noi adesso. Facciamo in modo che sia una storia migliore per tutti gli esseri viventi.