Anche l'Economist contro gli stermini di animali presunti nocivi

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08/12/2015

L'Economist ha dedicato al tema della biodiversità un recentissimo articolo, intitolato "In difesa degli invasori", dove con "invasori" si intendono le specie di piante o animali "alloctoni", vale a dire che si diffondono in un certo luogo ma non originarie di quel luogo. Il sottotitolo dell'articolo è esplicito: "La maggior parte delle campagne contro le piante e gli animali alloctoni sono insensate, se non peggio".

L'Economist è una rivista notissima e autorevole nel suo campo, non ha interessi di parte e non è certo animalista, infatti anche in questo articolo non si fa cenno al diritto degli animali a non essere sterminati. Quindi a maggior ragione sono valide le sue argomentazioni sui meri aspetti pratici e, come li definiscono loro, "filosofici", che rendono davvero assurde le pratiche di eradicazione, in aggiunta alla loro non liceità etica.

Ecco i motivi di carattere pratico elencati dall'Economist per opporsi allo sterminio di una "specie invasiva", come il caso tristemente noto dello scoiattolo grigio, che si vuole sterminare in tutta Europa per presunti pericoli alla sopravvivenza dello scoiattolo rosso:

  • in molti casi i nuovi arrivati non causano affatto l'estinzione di specie preesistenti, non sono quasi mai davvero dannosi e a volte sono invece utili per l'ecosistema;
  • l'eradicazione è impossibile all'atto pratico, quindi si tratta solo di uno spreco di tempo e soldi;
  • solo in caso di una specie tremendamente dannosa che si diffonde in una piccolissima isola oceanica l'operazione di annientamento di una specie potrebbe avere teoricamente "successo".

Le ragioni di carattere filosofico consistono nella constatazione che la natura è teatro di continuo cambiamento, piaccia o no ad alcuni biologi; non esiste e non è mai esistita una mitica condizione di "equilibrio" naturale.

Quasi sempre, queste specie "invasive" sono state introdotte dall'uomo, che ha la pretesa poi di rimettere a posto le cose e tornare a far rivivere gli habitat precedenti, evento impossibile perché ormai tali habitat sono stati modificati dall'uomo stesso, a causa dei cambiamenti climatici e, aggiungiamo noi, all'occupazione di spazi che prima erano disponibili per gli animali selvatici.

Un'autorevole conferma dunque che questi stermini organizzati a livello nazionale o continentale sono da combattere e contrastare, sono privi di senso, fonte di guadagno monetario per chi li compie, ma di perdita economica per la collettività.

E, questo lo diciamo noi e non l'Economist, sono fonte di infinite sofferenze, morti cruente, violenza vergognosa nascosta dietro il paravento della "scienza", facendo pure credere ai cittadini che questi stermini si fanno per difendere alcune specie animali e "la natura".

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