Quando manca l'empatia

20/05/2021

L'empatia è la capacità di connetterci emozionalmente con altri esseri, di metterci nei loro panni e capire quello che sentono.

Una ricerca scientifica recente (pubblicata su Scientific Reports a dicembre 2019 [1]) ha misurato la nostra capacità di provare questo sentimento verso le varie specie animali.

Nell'esperimento erano coinvolti oltre 3500 partecipanti: i ricercatori misuravano la loro reazione empatica alla visione di foto di individui di varie specie, che si collocavano in diverse posizioni lungo la nostra linea evolutiva.

Il risultato è stato quello che intuitivamente ci aspettiamo: quanto più l'animale è diverso da noi esteriormente - e quindi più è lontano da noi sulla linea evolutiva - tanto più fatichiamo a provare empatia.

Ne fanno le spese soprattutto i pesci: sono parecchie le persone che decidono di non mangiare carne per non provocare la morte di animali, ma continuano a mangiare pesce. Lo fanno perché credono che "faccia bene" e che i pesci siano "meno animali" degli altri. Sono più lontani da noi e non siamo in grado di comprenderli ed essere empatici verso di loro.

Fino a che punto siamo giustificati a non provare empatia?

Non provare empatia non è di per sé una "colpa": è logico che più lontano da noi è l'animale, meno siamo in grado di "leggere" la sua espressione e il suo linguaggio del corpo.

Ma quando la sofferenza è estrema, non c'è distanza che tenga, evolutiva o esteriore che sia: si capisce che c'è, è evidente. Se la neghiamo non è perché ci manca l'empatia, ma perché non vogliamo guardare le scene, cruente ma reali, che trasformano gli animali in "cibo".

Per tornare al caso dei pesci e degli altri animali marini: quando si dibattono perché stanno soffocando, o perché sono presi a bastonate, arpionati o fatti a pezzi ancora vivi... davvero non siamo in grado di capire, semplicemente guardandoli, quanto soffrono?

Quelle citate sono tutte tecniche di uccisione standard e legali, non sono torture inflitte per divertimento da pochi sadici. L'uccisione incruenta non esiste e se anche per assurdo esistesse, sarebbe sbagliata lo stesso. Sta a noi porre fine a tanto dolore, smettendo di mangiare animali, a qualsiasi specie appartengano.

Il rispetto educa all'empatia

Per decidere se provocare o meno sofferenza a qualcuno, non è solo sull'empatia che dobbiamo basarci. È sul rispetto e sul senso di giustizia.

Il rispetto implica la volontà di non fare del male, di evitare che l'altro individuo soffra a causa nostra (anche se non direttamente per mano nostra). Implica una decisione e un'assunzione di responsabilità. È un sentimento importante, che dobbiamo coltivare.

Charles Darwin sosteneva, 150 anni fa, che la simpatia verso gli animali non umani "sembra essere una delle più recenti acquisizioni morali. [...] Questa virtù, una delle più nobili di cui l'uomo è dotato, sembra scaturire per caso dalla nostra empatia, che diventa più profonda e diffusa fino a che viene estesa a tutti gli esseri senzienti" [2].

Siamo ancora lontani da questo, ma se coltiviamo il rispetto diventa più facile aumentare l'empatia.

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Fonti:

  1. Miralles, A., Raymond, M. & Lecointre, G. Empathy and compassion toward other species decrease with evolutionary divergence time. Sci Rep 9, 19555 (2019). https://doi.org/10.1038/s41598-019-56006-9
  2. Darwin, C. The descent of man, and selection in relation to sex. London: John Murray. 1st ed. (1871).

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