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13/10/2008
L'ippica e' un'attivita' basata sullo sfruttamento dei cavalli: se sparisse,sarebbe solo un bene.
In questi giorni si leggono diversi articoli sulla "crisi dell'ippica". "Salta il derby di Tor di Valle a Roma: il piu' importante appuntamento del trotto". Si parla con preoccupazione del calo costante delle scommesse a partire dal 2000, non mancano i toni allarmati sulla sorte dei 50.000 occupati del settore... e si ventila un provvedimento dello stato. Cioè soldi delle nostre tasse regalati a questo settore, ma perché, poi?
E' bene mettere in chiaro che il mondo delle corse dei cavalli è basato sullo sfruttamento degli animali e sui metodi coercitivi usati nei loro confronti, e non può essere altrimenti: dove c'è uso, specie se a fini commerciali, c'è sempre e per forza abuso, e il rispetto vero degli animali non esiste mai, anche se in taluni casi può esserci un trattamento migliore che in altri.
Come è stato piu' diffusamente descritto nell'articolo L'uso dei cavalli nello "sport", i cavalli vengono domati con metodi duri, non di rado violenti; spesso vengono montati in giovane età, quando il loro sviluppo non è completo e ciò causa danni irreversibili alla loro salute.
I cavalli che da giovani non "fanno i tempi", cioè non promettono vittorie e soldi ai loro proprietari, vengono per lo più avviati al macello senza tanti complimenti. E la stessa sorte tocca a quelli che subiscono incidenti in gara o in allenamento. Un cavallo che cade e si frattura una zampa, o subisce un danno ai legamenti, può essere curato e potrebbe vivere tranquillamente il resto della sua vita: ma non può più correre e quindi far guadagnare il proprietario. E allora diventa carne da macello.
Ad altri va ancora peggio, e vengono riciclati in quelle infinite "feste tradizionali" che si moltiplicano nei nostri paesi e città. Vi sono molti casi documentati di infiltrazioni criminali nel mondo delle corse e il doping è pratica diffusa. Pratica che non solo falsa la "correttezza" delle corse, ma causa gravissimi problemi ai cavalli.
Ben venga che il pubblico diserti le corse e le scommesse sui cavalli! Ben venga che questo settore dello sfruttamento animale vada in crisi! Gli ippodromi non sono meglio dei circhi, dei delfinari, dei cinodromi, delle feste paesane con uso di animali.
La "tradizione equestre" e il ricatto occupazionale che le associazioni e gli enti del settore brandiscono per spillare soldi allo stato deve essere respinto. Non ci si può lasciare fuorviare dall'immagine di eleganza, dal mito delle corse esibito in tanti film e romanzi.
Nelle corse, i cavalli vengono sfruttati, e uccisi quando non "funzionano" più, solo per il divertimento degli spettatori e per il guadagno di proprietari, fantini, veterinari, e quanti gravitano in questo mondo. Diamo loro, ai cavalli e non a fantini e stallieri, voce e dignità. Fuori dagli ippodromi.
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"Mamma, raccontami ancora di quando le persone hanno smesso di uccidere gli animali per mangiarli."
La storia che studieranno le prossime generazioni la stiamo scrivendo noi adesso. Facciamo in modo che sia una storia migliore per tutti gli esseri viventi.