Troppi antibiotici negli allevamenti

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Argomento: Salute/Ecologia della Nutrizione

L'80% degli antibiotici negli USA va agli animali d'allevamento.

13/01/2011

Il Center for a Livable Future ha pubblicato nuovi dati che dimostrano come l'80% degli antibiotici venduti negli USA sia usato in modo non terapeutico sugli animali d'allevamento. E nel resto del mondo la situazione non e' molto diversa.

Nel 2009, la Union of Concerned Scientists ha stimato che nei due anni precedenti sono state usate negli allevamenti circa 23mila tonnellate di antibiotici, il che significa circa il 70% di tutti gli antibiotici venduti negli USA.

Da Wired: 

La proporzione degli antibiotici venduti ogni anno negli Stati Uniti che va agli animali risulta essere non il 70, ma l'80 per cento. Questa e' la dichiarazione di Ralph Loglisci di CLF, che ha ottenuto la conferma dei dati dalla FDA:

In conformità a un emendamento del 2008 all'Animal Drug User Fee Act, per la prima volta la FDA la scorsa settimana ha diffuso la quantità annuale di medicinali antimicrobici venduti e distribuiti per l'uso su animali allevati per l'alimentazione umana. Il totale complessivo per il 2009 è di 13,1 milioni di chilogrammi. Ho contattato la FDA per avere una stima del volume di antibiotici venduti per uso umano nel 2009. Questo è quanto mi ha detto un portavoce:

"Il nostro ufficio Sorveglianza ed Epidemiologia ha completato da poco un'analisi sulla base delle statistiche fornite da IMS Health. I dati di vendita in chilogrammi di farmaci antibatterici selezionati sono stati ottenuti in base all'uso di medicinali antibatterici umani nel mercato USA. Nell'anno 2009 sono stati venduti circa 3,3 milioni di chilogrammi di farmaci antibatterici. L'OSE afferma che tutti i dati in quest'analisi sono stati resi disponibili al pubblico da IMS Health, IMS National Sales Perspectives".

Per quanto ne so, questa è la prima volta che la FDA ha reso pubblici i dati sulle stime dell'uso umano.

Negli allevamenti, gli antibiotici vengono dati di routine ad animali sani per scopi non terapeutici, o prima che si ammalino veramente, per compensare la condizione di sporcizia estrema in cui vivono e per promuoverne la crescita. Il problema è che gli animali che ricevono regolarmente piccole dosi di antibiotici sono come delle coltivazioni ambulanti di batteri, che possono produrre anche ceppi batterici antibiotico-resistenti.

Il problema che ne consegue è che questi ceppi batterici antibiotico-resistenti si possono propagare ad altri animali, e anche alle persone che mangiano e maneggiano carne e prodotti lattiero-caseari insieme a frutta e verdura, oppure che utilizzano acqua la cui fonte e' stata contaminata dagli escrementi animali sparsi sul terreno. 

La nostra industria zootecnica sta creando una situazione contro cui la nostra medicina non ha la minima chance di vincere, e siamo tutti in pericolo, che mangiamo o meno la carne. 

Nel 2009, la deputata Louise Slaughter ha presentato il disegno di legge Preservation of Antibiotics for Medical Treatment Act (PAMTA), che dovrebbe imporre di eliminare, in modo graduale, l'uso di antibiotici negli allevamenti, tranne nei casi in cui sono usati effettivamente per curare animali malati, e contemporaneamente fornire i contributi per le istituzioni che affiancheranno i produttori in questo processo.

Conclude la Slaughter: "Questo rapporto illustra l'uso indiscriminato di antibiotici nell'allevamento di animali e caldeggia l'istituzione di alcuni limiti di buon senso nell'uso di antibiotici. Stiamo immettendo ogni anno milioni di chili di antibiotici non necessari nelle forniture alimentari. E' una cosa che non può continuare e la mia speranza è che questi nuovi dati dalla FDA incoraggino altri membri del Congresso ad unirsi a me nel nuovo anno quando ripresenterò il disegno di legge. Inoltre, la FDA deve intervenire rapidamente per emanare nuove norme restrittive sull'uso di antibiotici in agricoltura".

Fonte:
Care2, 80 Percent of Antibiotics in the U.S. Go to Farm Animals, 30 dicembre 2010

Traduzione a cura di Teresa Sassani

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