I cacciatori non sono ambientalisti

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11/06/2011

Qualche riflessione sui cacciatori che si dipingono come "difensori dell'ambiente".

Riportiamo questo articolo di Mac McDaniel pubblicato su Care2 nel novembre 2010, perche' contiene alcune riflessioni interessanti.

I cacciatori non sono ambientalisti

Un recente sondaggio tra i cacciatori mostra che i fattori più importanti che motivano la caccia sono: trascorrere tempo all'aperto e stare a contatto la natura.

Questa ricerca, condotta dalla University of Wisconsin-Madison, si è basata su un sondaggio tra i cacciatori del Wisconsin relativo alle loro motivazioni per l'andare a caccia, ed ha evidenziato che il 98% ha giudicato il "trascorrere tempo all'aperto" come molto o estremamente motivante, e il 92% ha espresso lo stesso giudizio per lo "stare a contatto con la natura".

Quasi in fondo alla lista c'è il "procurarsi della carne" con il 60% che lo giudica molto o estremamente motivante, mentre solo il 19% ha giudicato una motivazione importante il "procurarsi trofei animali".

Questo studio faceva parte di un più ampio progetto di ricerca che i gruppi di cacciatori useranno per il reclutamento e la fidelizzazione dei membri, il che significa probabilmente che questi gruppi si concentreranno sulle motivazioni che sono state giudicate più importanti come strumenti di reclutamento.

C'è una pericolosa ironia nella rappresentazione dei cacciatori come amanti della vita all'aria aperta. La caccia apporta un danno incalcolabile all'ambiente, non solo per il numero di animali che vengono uccisi, ma anche per il fatto che i gruppi a sostegno della caccia hanno la mano pesante nell'imporre le loro politiche di "conservazione" e di "protezione della natura".

I cacciatori e le loro organizzazioni amano presentarsi come conservazionisti che amano la natura e la vita all'aria aperta, e lo giustificano col fatto che le tasse sulle armi e sulle licenze di caccia vanno alle agenzie governative di conservazione e difesa della natura. Ma gli obiettivi principali di queste organizzazioni non sono certo il mantenimento della biodiversità o l'interesse di parchi e animali, quanto piuttosto il garantire le popolazioni di selvaggina a vantaggio dei cacciatori.

Il denaro che proviene dai cacciatori non aiuta l'ambiente, dà semplicemente ai gruppi di cacciatori più potere di contrattazione nel determinare le politiche di conservazione della natura. Pratiche come l'introduzione di specie non-native, la caccia "in scatola" e le stagioni di caccia ai cervi "solo maschi", che scombina il naturale equilibrio di genere nelle popolazioni di cervi, sono tutte evidenti contraddizioni dei nobili fini sbandierati dai gruppi dei cacciatori - la conservazione e il mantenimento delle popolazioni di animali selvatici.

I cacciatori non possono definirsi ambientalisti o conservazionisti semplicemente in virtù del fatto che pagano tasse che vanno a finanziare una burocrazia atta a proteggere i loro stessi interessi, a discapito degli interessi degli animali e dell'ambiente.

Girare nei boschi armati fino ai denti, portando fucili con mirini a lunga distanza per uccidere animali da centinaia di metri, sembra più un assassinio premeditato che la passeggiata bucolica nella natura che i gruppi di cacciatori vorrebbero farci immaginare.

La caccia è uno "sport" cruento, tanto quanto un macello o un allevamento intensivo. E' un ulteriore sfruttamento della popolazione animale basato sull'assassinio spietato.

Prendi posizione contro l'assassinio, diventa vegan. Boicotta le industrie che traggono profitti dallo sfruttamento degli animali e, se vuoi stare a contatto con la natura, vai a fare un'escursione.

Fonte:

Mac McDaniel, Hunters Are Not Environmentalists, novembre 2010

Traduzione a cura di Teresa Sassani

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