I vivisezionisti di Oxford stanno nuotando controcorrente

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05/02/2007

Riportiamo un articolo del dott. Marius Maxwell, neurochirurgo e neuroscienziato inglese, sull'opportunita' scientifica di usare gli animali nella sperimentazione, e in particolare i primati non umani nella discussa questione del laboratorio di vivisezione sui primati in costruzione presso l'universita' di Oxford.

Come neurochirurgo e neuroscienziato con vent'anni di esperienza nella ricerca, mi sento qualificato per contribuire al dibattito sulla vivisezione sui primati. Le argomentazioni del Weatherall Committee sfidano molte prove scientifiche recenti, e sono servite solo a confermare il mio punto di vista, ovvero che i dati che supportano la vivisezione di primati non sono per nulla validi e questo, insieme alla questione morale, rende la vivisezione imperdonabile.

Concordo con le scoperte del fondamentale studio Perel, pubblicato il 15/10/2006 sul British Medical Journal (www.bmj.com), una meta-analisi statistica esauriente che dimostra l'inutilità di una grande quantità di test farmacologici basati su animali che hanno lo scopo di prevedere le conseguenze sugli umani [NdT: per un commento a questo studio vedi https://www.novivisezione.org/info/bmj_systematic_review_2006.htm ]. Questa analisi, che demolisce le conclusioni del Weatherall Committee, dimostra che solo tre delle sei categorie di studi analizzati hanno realmente avuto successo per predire i risultati degli studi seguenti sugli umani, e che in tutti gli esperimenti su animali presi in considerazione "la qualità degli esperimenti è stata scarsa".

Un 50% di "successi" è un po' come lanciare una moneta. Il potere predittivo in realta' potrebbe essere ancora piu' scarso, poiché lo studio ha mostrato che nei casi di similitudine dei risultati tra umani e animali, il presunto successo poteva essere dovuto a un "bias" [NdT convinzioni a priori che portano alla distorsione dei risultati]. I ricercatori sono giunti alla conclusione che: "La discordanza tra studi su animali e su umani può essere dovuta a bias o all'incapacita' dei modelli animali di riprodurre le malattie cliniche in modo adeguato".

È importante tenere a mente che queste sei categorie di studi presi in considerazione rappresentano una grande parte degli studi farmacologici basati su animali, ed includono ictus, traumi cranici, emorragie sistemiche, sindrome respiratoria neonatale ed osteoporosi. Sono state analizzate 228 pubblicazioni basate su esperimenti su animali, rappresentanti molte migliaia di test, inclusi quelli sui primati. Questo è solo l'ultimo di una lunga serie di studi che criticano la capacità predittiva degli esperimenti su animali, i quali presentano una concordanza di risultati rispetto agli studi sugli umani molto bassa, arrivando in taluni casi a un misero 5%.

L'effetto finale di questa ricerca su animali così imprecisa si riflette nell'inutile morte di decine di migliaia di persone, prima che siano individuati farmaci realmente efficaci. Alcuni esempi: influenza degli steroidi sui danni al cervello ed al midollo spinale; farmaci come l'rtPA nel trattamento dell'ictus; terapia sostitutiva ormonale (HRT); Vioxx; TGN1412 nell'ospedale di Northwick Park; amrinone per problemi cardiaci; un vaccino per l'Alzheimer nel 2001; 80 vaccini per l'HIV che hanno fallito in oltre 100 prove cliniche, nonostante i test su primati condotti su larga scala. L'uso scriteriato di primati in molti esperimenti comportamentali o di psicologia si rivela spesso scandaloso. Alcuni metodi alternativi, non basati su animali, che permettono di prevedere accuratamente la sicurezza dei farmaci sono le prove in vitro, i microdosaggi, gli studi sul DNA umano, e gli organi umani virtuali.

Il Weatherall Committee ha dichiarato che la ricerca sugli animali, inclusi i primati, può alleviare "sofferenze continue ad un numero molto grande di umani...". Ma ora è chiaro che l'uso di animali nei test farmacologici è realmente pericoloso per innumerevoli vite umane. Meta-analisi complete, precise ed obiettive sull'accuratezza e la validità della sperimentazione animale dovrebbero essere gli unici argomenti impiegati in questo dibattito.

In Olanda, medici, farmacisti e gruppi di pazienti richiedono al governo di agire, dopo che uno studio nazionale ha evidenziato che i problemi dovuti all'uso di farmaci hanno causato il doppio di ricoveri ospedalieri degli incidenti automobilistici (www.bmj.com, 15th December 2006). Il numero di Nature (www.nature.com) del 13 dicembre 2006 riporta una quanto mai opportuna, ma per qualcuno problematica, panormaica sulla sperimentazione animale, e dimostra che la tendenza adesso sta andando inesorabilmente contro la vivisezione. C'è una discussione sulla recente (Dicembre 2005) riforma svizzera di una legge sul benessere degli animali per proteggere la "dignità della creazione" degli animali. Ciò ha naturalmente prodotto una progressiva diminuzione di fondi destinati a ricerche su primati.

Molti amano ricordare l'importanza che la sperimentazione animale ha avuto per le prime scoperte scientifiche, come se gli stessi modelli storici possano essere di qualche importanza per la scienza contemporanea. Ovviamente le ricerche su animali eseguite nel secolo scorso, in mancanza di migliori alternative, hanno dato dei benefici all'umanità, allo stesso modo dei primi studi sull'anatomia umana. Vengono subito in mente i disegni anatomici di Michelangelo e la descrizione della circolazione sanguigna di William Harvey, ma chi potrebbe realmente affermare che la dissezione dei cadaveri sia una tecnica all'avanguardia, oggigiorno?

La ricerca sul morbo di Parkinson è stata molto stimolata dai tentativi compiuti negli anni '80 da alcuni neurochirurghi che hanno fatto trapianti di neuroni dopaminergici in umani ed animali. L'uso di questa tecnica è adesso molto diminuito. Ci sono stati troppi falsi positivi per poterli riportare qui. E anche molti possibili falsi negativi potrebbero essere stati ignorati (i quali sono parte dei bias largamenti documentati nella letteratura scientifica).

Il modello più comune per lo studio del morbo di Parkinson si è ottenuto avvelenando delle scimmie con la neurotossina MPTP. È noto che esiste una grande differenza (anatomica, fisiologica, psicologica, neurochimica e temporale) tra le scimmie usate come modello e gli umani affetti da Parkinson idiopatico. Nonostante gli enormi dubbi sulla riproducibilità di questi risultati, sono stati condotti centinaia di studi su animali che hanno ottenuto risultati contrastanti e non predittivi. Non c'è alcuna prova che la concordanza dei risultati con la cura del morbo di Parkinson sugli umani, se sottoposta alla meticolosa analisi quantitativa di Perel e collaboratori citata prima, possa superare il 50 per cento di probabilita'. E' esattamente come lanciare una moneta.

I neurochirurghi hanno impiegato tecniche stereotattiche coordinate e precise basate sull'osservazione di pazienti umani, nel trattamento del morbo di Parkinson fin dagli anni '50. La tecnica della stimolazione cerebrale profonda (DBS) è stata scoperta tramite sperimentazione in pazienti umani (e non animali) affetti dal morbo di Parkinson nel 1987. Sebbene non sia una cura per il morbo di Parkinson, migliora molti dei sintomi ed è accompagnata da una preoccupante incidenza di depressione, che spesso porta al suicidio. E' importante notare che la ricerca clinica, eticamente corretta, su pazienti terminali affetti da morbo di Parkinson e pienamente consenzienti viene condotta da decenni. Questi risultati possono essere traslati senza possibilità di errore su altri pazienti umani. Anche se i ricercatori hanno tentato in tutti i modi di trasferire questi risultati nei modelli basati su primati trattati con neurotossine, non sono affatto convinto che non si sarebbero potuti ottenere dei risultati piu' precisi nell'applicazione di questa tecnica direttamente dai pazienti che per primi hanno partecipato a questo studio.

Essendomi io laureato ad Oxford sono inorridito dalla decisione dell'Università di Oxford di costruire un laboratorio per la sperimentazione animale in South Parks Road. Stanno nuotando contro la corrente dell'opinione internazionale su questioni mediche ed etiche. Temo che la storia giudicherà gli animalisti loro oppositori come meno "estremisti" degli scienziati che persistono nella ricerca su animali nonostante la quantità sempre crescente di prove consistenti e convincenti che dimostrano che i risultati di questi studi hanno messo in pericolo innumerevoli vite umane e continueranno a farlo.

Lo spettacolo di una minoranza di ricercatori di Oxford che instancabilmente pubblicizzano i loro presunti risultati davanti ai media mi ha causato una profonda inquietudine. Hanno sorprendentemente sostenuto persino l'utilizzo di animali nei test cosmetici ed auspicato il ritorno delle grandi scimmie nella sperimentazione, attività che sono illegali nel Regno Unito da molti anni. Nella mia esperienza, l'umiltà e la reticenza caratteristiche dei veri scienziati precludono questo comportamento ed i protagonisti dovrebbero capire che a causa dell'ovvio interesse personale, proprio loro dovrebbero essere gli ultimi a giudicare i meriti del proprio lavoro.

Il recente documentario della BBC2 (Monkeys, Rats and Me, 27 novembre 2006) sulla vivisezione dei primati era completamente basato sull'emotivita' e mancava di un reale equilibrio scientifico e di obiettività. Ho trovato davvero spiacevoli le immagini di malati gravi che sostenevano i metodi scientifici dei propri medici curanti. Questo non è il modo di presentare un caso scientifico controverso alla pubblica valutazione critica. Molti dei miei colleghi di Oxford, che lavorano nei laboratori scientifici più rinomati o nel campo umanistico, in privato sono atterriti dall'abilità di piccoli gruppi di vivisezionisti bravi a sfruttare i rapporti coi media nel mantenere il dibattito acceso e quindi appannare la reputazione della propria università. Non vogliono rendere note le proprie opinioni a causa del supposto pericolo di un giudizio negativo dell'universita' e delle istituzioni che erogano i finanziamenti per le ricerche.

Le tecniche ed il linguaggio delle ultime tecnologie genetiche molecolari, ad esempio, sono largamente incomprensibili a chi non è preparato al loro uso e quindi pongono difficoltà di comprensione interdisciplinare. Questa potrebbe essere una spiegazione del fatto che molti vivisezionisti non siano pienamente consapevoli di tutti gli sviluppi applicabili in altri aspetti della ricerca sulla stessa malattia e sembrano così ansiosi di dichiarare enfaticamente e prematuramente che non esistono alternative applicabili concretamente alla sperimentazione animale. A questo si deve poi aggiungere la riluttanza (insita nella natura umana) dei ricercatori a voltare le spalle a tanti anni di pratica ed a imparare protocolli scientifici nuovi ed aggiornati.

Alcuni colleghi neurochirurghi inglesi hanno espresso preoccupazione sul fatto che il dibattito astioso sulla vivisezione dei primati e la neurochirurgia funzionale (come la DBS) ad Oxford abbiano iniziato a distogliere l'attenzione da molti altri importanti risultati della loro professione. La DBS è una aggiunta importante e di successo nel trattamento del morbo di Parkinson, è derivata da sperimentazione su soggetti umani, ed aiuta meno dell'1% di tutti i pazienti curabili con la neurochirurgia. Sono anche preoccupati sulla equa e giusta ripartizione delle preziose risorse finanziarie del non certo ricco National Health Service (NHS) tra i vari settori di ricerca medica.

Il punto di vista diffuso sull'argomento, perpetuato dai media prevenuti e creduloni, che descrive gli oppositori alla sperimentazione animale come "Luddisti contro la scienza" è infondato. Come può un ricercatore che usa animali dire di essere a favore della scienza mentre ignora volontariamente la vastità di prove attuali che distruggono alla base il sistema della ricerca su animali? È straordinario come molti reportage dei media sull'importanza dei recenti studi che lanciano dubbi sulla accuratezza ed affidabilità della sperimentazione animale siano semplicemente fatti passare come acqua al mulino degli attivisti. Sicuramente il punto finale del dibattito dovrebbe essere la sicurezza degli umani. In parole povere, il fatto è che la sperimentazione animale in generale si è rivelata una scienza rischiosa, che in definitiva mette a rischio vite umane.

Il dibattito è inoltre reso più complicato dalle affermazioni di poco attendibili "gruppi di cittadini". Le fonti dei loro finanziamenti dovrebbero essere vagliate accuratamente prima di credere alle loro richieste di legittimazione. Questa attività ricorda le tattiche impiegate dalle compagnie del tabacco per inculcare dubbi e calunnie sull'importantissimo legame stabilito nel 1950 da Sir Richard Doll, epidemiologo di Oxford, circa il fumo di sigaretta ed il cancro ai polmoni. Attraverso il rallentamento deliberato del riconoscimento da parte dell'opinione pubblica dei pericoli del fumo, sono state causate innumerevoli morti. Allo stesso modo, vari avvocati coinvolti in cause contro le industrie farmaceutiche dimostreranno che queste industrie sono state a lungo consapevoli delle pericolose imprecisioni dei modelli animali, inadatti e prevedere in modo accurato i risultati sugli umani, e sono cosi' responsabili di aver causato enormi danni.

La storia tende a ripetersi, ho pensato quando ho recentemente letto il pungente rapporto dell'ispettore che ha condotto l'inchiesta pubblica sul controverso laboratorio dell'università di Cambridge nel 2002. Ha concluso che nessun interesse nazionale per la ricerca sul cervello di primati era stato dimostrato. Le ragioni economiche per questa sperimentazione, ovvie e lucrative, sono poco avvedute e dannose, e non sono più convincenti ora di quanto lo fossero nel 2002. La ricerca e lo sviluppo di alternative etiche più accurate potrebbe compensare il deficit economico delle università, dopo una piu' che mai necessraia moratoria sulla ricerca su primati.

Io auspicherei che l'edificio di South Parks Road diventasse un centro di ricerca di prima classe per le tecniche di imaging. L'esplosione di tali tecniche nel decennio passato (di cui la tecnica MRI è solo un esempio) ha da sola ovviato al bisogno di vivisezionare primati, specialmente nelle neuroscienze. Gli umani possono adesso essere studiati in modi che sarebbero stati inimmaginabili anche solo dieci anni fa. I 18 milioni di sterline stanziati per le strutture di sperimentazione animale si potrebbero spendere meglio con una valutazione ispirata, razionale e lungimirante dell'andamento delle tecnologie della ricerca medica. È chiaro a tutti coloro che vogliano studiare la questione a fondo, onestamente ed obiettivamente, che la giustificazione scientifica alla vivisezione dei primati non è valida. Non posso accettare che chi la pratica creda realmente che sia moralmente o eticamente difendibile. L'argomentazione principale che supporta la sperimentazione sui primati, ovvero che questi ultimi siano parenti stretti degli umani, non considera i valori morali e nega i diritti etici, ed è quindi sinistra e ripugnante. La difesa rassegnata e credulona della sperimentazione animale come "orribile ma necessaria", coniata da un direttore del The Guardian (13/12/2006) è semplicistica, ingenua ed ignora selettivamente le montagne di dati scientifici contrastranti.

Purtroppo, la storia ci ricorda che dottori e scienziati sono stati spesso ciechi verso la dimensione morale del proprio lavoro. È istruttivo ricordare che solo poco più di sessant'anni fa, la nota Unità 731 dell'esercito giapponese, durante lo sviluppo dei programmi su armi biologiche e chimiche, effettuò esperimenti di vivisezione indicibili su umani (The Guardian, 27/11/2006). L'opinione pubblica, di cui una forte maggioranza si esprime contro la sperimentazione animale, merita di essere informata sui pericoli di reazioni indesiderate causate da farmaci derivati da protocolli di sperimentazione animale vecchi e inadeguati, e protetta da tali pericoli. Se gli scienziati come categoria non sono in grado di servire la società dichiarando chiaramente e adeguatamente i pericoli e l'inconsistenza della loro stessa ricerca, il parlamento dovrà intervenire e chiedere insistentemente un accertamento rigorosamente obiettivo su tutti gli aspetti dei processi volti a valutare la sicurezza di un farmaco.

In effetti, Il Toxicology Working Group del House of Lords Select Committee on Animals in Scientific Procedures ha raccomandato nel 2002 che "l'affidabilità e la rilevanza di tutti i test esistenti su animali dovrebbe essere valutata con urgenza".

In seguito al recente e catastrofico studio clinico "Northwick Park", 250 deputati (una chiara maggioranza di quelli chiamati ad intervenire su questo fatto) hanno firmato una mozione che riportava: "La camera, in accordo con l'organizzazione Europeans for Medical Progress, esprime le sue preoccupazioni riguardo la salvaguardia della salute pubblica attraverso dati ottenuti da laboratori di sperimentazione animale, soprattutto alla luce dei numerosi casi di effetti collaterali gravi che non erano stati predetti dagli studi su animali; la camera è preoccupata del fatto che il governo non abbia commissionato o valutato nessuna ricerca esplicita sull'efficacia della sperimentazione animale, né abbia in programma di farlo; e, assieme all'83% dei medici di base, come emerso da un recente sondaggio, chiede che il governo agevoli una valutazione scientifica indipendente e trasparente sull'uso degli animali come surrogati umani nella ricerca medica e nei test farmacologici".

Questa dichiarazione riguarda l'obiettività, integrità e moralità scientifica. La controversia continuerà ad affliggere l'Università, non si dissiperà e non potrà essere allontanata con una legge. Gli antivivisezionisti, scienziati e non, hanno tutto il diritto di essere ascoltati e di occupare quel posto di rilievo ad Oxford lasciato dai loro predecessori: Johnson, Ruskin e Lewis. La fine della sperimentazione sui primati è vicina e sospetto che i pochi sostenitori rimasti lo sappiano bene. La costruzione in South Parks Road continuerà ad imputridire come un "foruncolo sulla faccia di un vecchio amico" finché l'università non tornerà in sé e lo rimuoverà.

"Non conosco nessuna scoperta fatta vivisezionando un essere vivente che sia servita a curare anche un solo uomo più facilmente", scrisse Samuel Johnson, il lessicografo del diciottesimo secolo che condannò i dottori che "estendevano l'arte della tortura" eseguendo ricerche su animali. Il tempo ha finalmente dimostrato che il buon Dottore aveva ragione.

Marius Maxwell MBBChir, D.Ph.

Fonte:
Animal Aid, Oxford Vivisectionists are Swimming Against the Tide, Marius Maxwell

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