La mistificazione delle uova da allevamento "all'aperto"

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10/01/2015

Il rispetto per gli animali e la sostenibilita' promessi da questi allevamenti sono solo una finzione.

Riportiamo un articolo di Robert Grillo, fondatore dell'associazione Free from Harm e autore di oltre 500 articoli pubblicati sul sito dell'associazione. Robert è specializzato nella difesa di polli e tacchini, che rappresentano il 99% degli animali uccisi negli allevamenti. In questo articolo, Robert denuncia le mistificazioni di un allevatore "alternativo" che sostiene che il suo allevamento di galline ovaiole "a terra" sia naturale, rispetti gli animali e sia sostenibile. Rispondendo punto per punto alle affermazioni di tale Nigel Walker dell'allevamento Eatwell, Robert mostra come queste dichiarazioni di rispetto per animali e ambiente, sostenute da tutti gli allevatori sedicenti "alternativi" o "biologici", siano completamente fasulle.


Fotografia aerea da Google Maps della fattoria Eatwell e della residenza privata di Walker al 5835 di Sievers Road a Dixon, in California (95620).
Anderson: "Dopo aver visto le immagini di Google Maps della fattoria Eatwell e dopo avere letto come opera, è chiaro che non dovrebbe essere chiamata con leggerezza 'ecosistema' poiché questo termine evoca, nell'immaginario comune, un ecosistema naturale. Uno sguardo alle mappe aeree della fattoria Eatwell dimostra questo pericolo. Questa terra è intensivamente adibita ad allevamento, con ben poche evidenze di un ecosistema naturale. E' relativamente sterile, ma intensamente produttivo se altre risorse come cibo, acqua ed energia vi vengono investite, per produrre uova che vengono vendute a 8$ la dozzina. Rimane uno spreco di risorse. Nelle fattorie le diversità genetiche e biologiche sono basse, in confronto a quelle degli ecosistemi naturali."

In un recente articolo di Brie Mazurek su Civil Eats, un allevatore di nome Nigel Walker della fattoria Eatwell, a Dixon, California, ha l'occasione di darsi delle arie presentando la sua visione "rispettosa" sul tema delle uova provenienti da allevamenti all'aperto. La sua soluzione? Per prima cosa, in risposta alle frequenti domande dei suoi clienti sull'uccisione dei pulcini maschi nei centri di incubazione che riforniscono ogni produttore di uova, dagli allevamenti intensivi fino alle galline cresciute in cortile, Walker adesso fa riprodurre i propri animali nel suo stesso allevamento.

A questo fine, chiede ai suoi sostenitori – i consumatori che cercano uova da allevamenti davvero "umani" e sostenibili - di finanziare questo progetto. Ma noi abbiamo investigato un po' e abbiamo scoperto che, contrariamente alla sua retorica su sostenibilità ed "ecosistema", Walker risulta vivere in una enorme proprietà, come mostrato nelle vedute aeree di Google Maps. Potete saperne di più sulle sue affermazioni in tema di ecologia e sostenibilità della sua fattoria leggendo questo articolo.

Di seguito, rispondo a numerosi punti e affermazioni sia di Mazurek che di Walker.

Civil Eats: "... molti consumatori coscienziosi si impegnano a fondo per acquistare uova da allevamento all'aperto deposte da galline felici,..."


Gallo rosso della giungla. Fotografia: Goldy RS

La mia risposta: Molti consumatori coscienziosi farebbero bene a rendersi conto che un pascolo non ha niente a che fare con l'habitat naturale di un pollo. I polli provengono da, e abitano ancora, le foreste pluviali tropicali in cui si sono evoluti "felicemente" per milioni di anni. I loro cervelli, comportamenti e istinti naturali sono stati determinati da uno degli ecosistemi più complessi, dinamici e ricchi di diversità del pianeta.

Un pascolo aperto e quasi senza alberi è un ambiente artificiale ed estraneo, nel quale i polli si sentono vulnerabili ed esposti ai predatori. I polli da allevamento all'aperto spesso manifestano alti livelli di cortisolo (l'ormone dello stress), che indicano appunto una sensazione di pericolo. In effetti, sono gli stessi allevatori a lamentarsi così spesso del numero di animali che hanno perso a causa dei predatori. Per contro, i polli nel loro habitat naturale delle foreste pluviali creano il proprio ordine sociale che collettivamente - e con successo - sventa gli attacchi dei predatori, grazie all'aiuto dell'abbondante presenza degli alberi. Molti studi hanno mostrato che i polli sopravvivono con successo al 90% degli attacchi dei predatori nel loro ambiente naturale.

Inoltre, forzare gli animali a vivere in un ambiente che è loro estraneo e che li pone in una situazione di pericolo – e rompere il loro ordine sociale cosicché possiamo sfruttarli per le loro uova e la loro carne – non è né "coscienzioso" né "naturale". Infine, agire in questo modo contraddice ciò a cui la maggior parte di noi sostiene di credere, cioè che è sbagliato danneggiare gli animali senza necessità e quando potremmo evitarlo in maniera molto semplice.

Civil Eats: " 'Abbiamo la missione di rimettere al lavoro le vecchie razze di pollame,' dice [Walker]. Anche se potrebbero produrre meno uova e mettere su peso più lentamente delle moderne razze, questi uccelli tendono ad essere più in salute, resistenti e produttivi sul lungo periodo."

La mia risposta: Le "vecchie" razze sono comunque manipolate per deporre un numero innaturalmente alto di uova. Per contrasto, i polli selvatici fanno soltanto poche covate, da 10 a 15 uova all'anno. Come tutti gli uccelli, depongono uova soltanto durante la stagione di accoppiamento e solo a scopo riproduttivo. (1) Disturbi e malattie all'apparato riproduttivo, dolorosi e spesso fatali, sono il risultato di questa storia di manipolazioni genetiche invasive per la sovrapproduzione di uova ed essi sono presenti anche nelle cosiddette razze antiche.


"Questa povera gallina aveva dentro uova che non era riuscita a deporre, il cui tuorlo era marcito. Perciò il rivestimento interno dell'uovo si è squarciato, e le vecchie uova mai espulse si sono rotte, riversando il materiale in decomposizione all'interno della gallina stessa. Queste vecchie uova si sono trasformate in una densa massa gialla che ha ostruito l'ovidotto impedendo il passaggio di ogni altro uovo prodotto dopo di esse… ho estratto una quantità enorme di questa massa giallo chiaro che ricorda molto un uovo strapazzato oppure del formaggio semistagionato". - Descrizione di una peritonite da uova fatale in una gallina da cortile di razza antica.
Fotografia post-mortem: Old Batz Farm/contrassegnata per il riutilizzo.

Civil Eats: "Quando lo stormo cresce, gli uccelli devono essere monitorati con attenzione. Ogni volta che una gallina va a deporre un uovo, una porta si chiude dietro di lei (in quello che viene chiamato un nido-trappola) di modo che l'uccello e il suo uovo possano essere registrati dallo staff di Eatwell. Il meglio del meglio verrà selezionato per la schiusa."

La mia risposta: Essenzialmente non c'è differenza nell'intento e nella pratica dell'accoppiamento selettivo di polli tra il metodo di Walker descritto sopra e i metodi di selezione usati nelle incubatrici industriali a cui i contadini come Walker sostengono di opporsi. Entrambi si basano sulla dominazione e sullo sfruttamento del sistema riproduttivo delle femmine degli animli, eliminando gli animali "inferiori" a favore di quelli con tratti "superiori", con l'obiettivo di aumentare la produttività ed il profitto. L'obiettivo finale è sempre uno sfruttamento più efficiente.

Se applicassimo la stessa mentalità e metodologia a certi gruppi di esseri umani, si tratterebbe di qualcosa di simile agli scienziati e ideologi nazisti che promuovevano la visione di una "ottimale" razza ariana. Se è immorale dominare e manipolare animali umani in questa maniera, come può essere possibile che il controllare e modificare animali non umani sia morale? Ancor più perché questi ultimi non hanno modo di dare il loro consenso. Il pregiudizio arbitrario è la base per entrambi i tentativi di selezione e manipolazione di esseri senzienti.

Civil Eats: "I maschi saranno allevati fino alla maturità e lavorati per la carne, fornendo un introito aggiuntivo alla fattoria".

La mia risposta: Come definisce "maturità" l'allevatore? Cosa significa per un volatile la cui aspettativa di vita varia dagli 8 ai 15 anni? Quante settimane gli è consentito vivere oltre alle sole 7 settimane di un tipico pollo "da carne" di un allevamento industriale? Qualche settimana in più, forse? Se fosse così, non sarebbe certo "maturo", ma ancora nell'età dell'infanzia. Walker finge di star facendo un favore ai polli lasciandoli "maturare" fino a diventare infanti un poco più vecchi prima di macellarli, senza alcun bisogno, per la loro carne.

Civil Eats: "I polli hanno un ruolo inestimabile nell'ecosistema della fattoria, consentendo di eliminare il bisogno di compost e fertilizzanti esterni."

La mia risposta: Da quando un allevamento è un "ecosistema naturale"? E perché si dovrebbe volere eliminare il compost, il fertilizzante gratuito proprio della natura, e rimpiazzarlo con gli escrementi di specie "invasive" addomesticate? Ho cercato, con il nostro navigato esperto di sostenibilità Will Anderson, di ottenere delle risposte. Mi ha scritto: "Alla fattoria Eatwell, i polli saranno indispensabili per il business delle uova e della carne, ma non per un ecosistema. In una percezione molto più limitata, i polli effettivamente re-immettono nutrienti nel suolo, ma per questi nutrienti è stata necessaria l'aggiunta artificiale di ulteriore energia ed acqua sotto forma di 30 tonnellate di grano coltivato appositamente per nutrire i polli. L'ecosistema agrario della fattoria Eatwell non incrementa la biomassa per l'ecosistema vero e proprio, ma ne rimuove molta quando questa è venduta come cibo e i polli sono mandati al macello.”


La fattoria biologica Tolhurst coltiva vegetali su larga scala senza alcun prodotto animale (concime incluso) da più di un decennio.

Civil Eats: "'Il vero nocciolo del problema qui è riportare gli animali alle fattorie e fuori dagli allevamenti intensivi,' dice Walker. 'Sì, vogliamo le loro uova, e anche la carne è grandiosa, ma la ragione per cui abbiamo i nostri polli è che mangiano nel pascolo e fertilizzano il terreno. Tutte le nostre verdure biologiche sono cresciute con la fertilità delle coltivazioni e dei polli.'".

La mia risposta: Anche stavolta mi rimetto a Will Anderson: "L'agricoltura veganic (senza concimi animali) fornisce il compost per le coltivazioni senza lo spreco di grano [usato per nutrire i polli] e la perdita di vite di polli e bovini, usando meno energia, suolo e acqua. Come altri che sostengono l'agricoltura con animali, Nigel Walker sembra non chiedersi cosa potrebbe essere migliore. Perciò tralasciano il fatto che queste pratiche non sono sostenibili, data l'entità della distruzione dell'ecosistema globale e, ovviamente, non sono necessarie per l'alimentazione.”

Secondo l'esperto di patologia botanica e agricola Dr. Steve Savage, "Il letame è un fertilizzante non ideale per molti motivi." "Gli animali non hanno ‘prodotto' nessuno di quei nutrienti [necessari per fertilizzare le colture]. Per esempio, il circa 2% di azoto nel letame bovino proviene da qualunque cosa abbiano mangiato (erba, mais, fagioli di soia,...)... La mucca semplicemente ne passa un po' al terreno, con le feci." Usando il letame come fertilizzante si ha lo svantaggio aggiuntivo di creare più gas serra e di sprecare più risorse in termini di acqua e mangimi per produrre lo stesso raccolto. (2)

Per quanto riguarda la grandezza di questo tipo di azienda, da dove viene tutta la terra necessaria per dare agli animali una vita "naturale" in fattoria?, si chiede l'autrice e direttrice del programma United Poultry Concerns, Hope Bohanec. "In ogni istante, ci sono 100 milioni di bovini e 70 milioni di maiali vivi negli Stati Uniti. Attualmente, solo il 9% di tutto il bestiame è allevato all'aperto. Come potremmo avere abbastanza terra per allevarli tutti all'aperto? Per dare a tutti gli animali d'allevamento lo spazio di cui hanno bisogno per avere anche solo una minima apparenza di vita naturale, dovremmo distruggere milioni di ettari di aree incolte, foreste, praterie e acquitrini per sistemarli. Non c'è abbastanza terra su questo pianeta, e nemmeno su altri due pianeti, per poter allevare all'aperto i miliardi di maiali, pecore, tacchini, oche e polli attualmente esistenti. Avremmo bisogno di circa 5 pianeti Terra. Semplicemente non può essere fatto. Allevare all'aperto animali per ottenerne cibo non potrà mai essere altro che un mercato di nicchia per pochi consumatori d'élite. (3)

Civil Eats: "Stiamo cercando di trovare un volatile che possa vivere fuori, dove possa esprimere tutta la sua natura di pollo...".

La mia risposta: Dov'è che i polli possono effettivamente esprimere "tutta la loro natura di polli"? Ebbene, potremmo rivolgerci ai rifugi che hanno salvato questi uccelli dall'industria delle uova, e che li hanno valutati non come unità di produzione, ma per il loro valore intrinseco di individui autonomi che hanno un nome e una personalità unica.

Possiamo anche rivolgerci alle recenti ricerche scientifiche che confermano ciò che coloro che hanno avuto occasione di osservarli da vicino sanno essere vero da molto tempo. Quello che abbiamo appreso sul cervello e sul comportamento avicolo negli ultimi 15 anni contraddice centinaia di anni di informazioni e visioni mistificate sui polli e sugli altri uccelli. Molto di quello che si pensava essere di esclusivo dominio umano/dei primati nel campo della comunicazione, delle funzioni cognitive e cerebrali e del comportamento sociale, è stato ora scoperto nei polli e negli altri uccelli. (4)


Polli salvati appollaiati su un albero nel Rifugio Willowite. Fotografia: Pete Crosbie

Gli allevamenti, all'aperto o meno, attribuiscono valore agli animali solo in quanto forniscono una risorsa per quell'allevamento. Questo non cambierà mai. Gli animali considerati come proprietà sono trattati come una proprietà, nonostante le invenzioni buoniste usate per mascherare questa realtà. E' antropocentrico e basato su pregiudizi l'affermare che gli animali desiderano o meritano di essere usati e uccisi come nostre risorse. E' vero invece il contrario, e si può capire dalla semplice osservazione. Gli animali dimostrano regolarmente e chiaramente un interesse nel rimanere vivi e nel vivere liberamente e, come noi, nell'evitare dolore, sofferenza e morte – tutti interessi negati quando questi animali sono sfruttati per la loro carne, uova e latte.

Riferimenti

(1) 12 fatti sulle uova che l'industra non vuole che tu sappia

(2) Dr. Steve Savage, No, le mucche non producono fertilizzante

(3) Hope Bohanec, Allevamenti intensivi contro allevamenti alternativi: l'inganno 'umanitario'

(4) Robert Grillo, Il comportamento dei polli: una panoramica delle recenti ricerche scientifiche

Articolo originale in inglese
Robert Grillo, Pasture Raised Eggs: the Humane, Sustainable Fiction, 13 agosto 2014
Traduzione a cura di Barbara Testini

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