Tacchini: chi sono?

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04/12/2006

Gli animali cosiddetti "da fattoria" (ma ormai oggi è più esatta la dicitura"da macello") sono per lo più sconosciuti a tutti noi: di cani e gattisappiamo che provano sentimenti come i nostri, e spesso sono parte dellanostra famiglia, ma degli altri animali non sappiamo nulla, quali siano i lorosentimenti, il loro carattere, il loro modo di vivere. Eppure, la lorosensibilità non è minore di quella degli animali "d'affezione".Pubblichiamo qui la traduzione di un articolo che parla della vita deitacchini, raccontata da una persona che li ha accuditi in un rifugio.

Tacchini: chi sono?

Il mio primo incontro con i tacchini ha avuto luogo in una fattoria rifugio dove ho lavorato come volontaria per un'estate. C'erano circa una ventina di tacchini bianchi e due tacchini marroni di nome Milton e Doris. Una cosa che mi aveva colpita allora, e che mi è rimasta in mente, era come le voci dei tacchini, i loro guaiti, si diffondessero nella fattoria in una malinconica melodia. Un'altra era come una o più delle femmine si sedesse improvvisamente davanti a me mentre lavoravo, con le ali irrigidite e la testa verso l'alto, cercando di richiamare la mia attenzione.

Doris vagabondava intorno all'aia tutto il giorno da sola come un'eterna incarnazione di un "lost call", il richiamo di un giovane tacchino sperduto che cerca la madre. Milton ci seguiva sulle sue zampe malate di gotta e gonfie. I suoi occhi scuri ci guardavano dall'interno di una armatura arruffata di piume iridescenti. I vari colori dei bargigli raggrinziti, formate dalla pelle della testa e della faccia, riflettevano emozioni che mi facevano pensare ad un corpo con un'anima imprigionata all'interno.

Milton arrancava dietro le persone, fermandosi quando loro si fermavano, riprendendo il suo pesante passo quando anch'essi lo facevano. Spesso ti si fermava di fronte oppure appariva inaspettatamente alle tue spalle – mostrandosi quasi spaventoso a volte – agghindato nel suo piumaggio, la sua coda in una ruota favolosa e le ali trascinate rigidamente. Come le galline nelle proprie sottane di piume bianche, accucciate esattamente nel punto in cui avevi appena rimosso il letame, aspettava la tua attenzione.

Per capire la complessa sofferenza dei tacchini allevati per diventare cibo, si dovrebbe iniziare sapendo che in natura i giovani tacchini restano vicini alle proprie madri per quattro o cinque mesi dopo la schiusa delle uova. I tacchini d'allevamento invece non vedono mai la propria madre. Il biologo William M. Healy ha descritto l'importanza dei legami tra i tacchini giovani e le loro madri per uno sviluppo sociale normale. Egli fa notare che molto di quello che i biologi conoscono sull'intelligenza dei tacchini è basato su studi con tacchini domestici. Egli difende i tacchini dall'accusa di stupidità osservando che la manipolazione genetica dei tacchini per "uno sviluppo del petto così eccessivo che ben pochi maschi adulti possono camminare, per non parlare del riprodursi" crea umilianti stereotipi.

Il Dr. Ian Duncan, specialista di pollame dell'Università di Guelph, Ontario, afferma inequivocabilmente che "i tacchini posseggono una intelligenza notevole, come rivelato da certi indicatori di comportamento, come le relazioni sociali complesse ed i molti e differenti metodi di comunicazione, , sia visivi che vocali, che usano tra di loro". Allo stesso modo, il dottor Tom Savane, professore di scienza del pollame dell'Università dello Stato dell'Oregon, parla della mancanza di rispetto mostrata dai media nei confronti dei tacchini dicendo: "Non hanno idea di quello di cui parlano".

So per esperienza che i tacchini che hanno vissuto tutta la vita negli allevamenti industriali possono vagare nei boschi e trovare la strada verso il recinto non appena arrivano al nostro rifugio. Nonostante le cose terribili che sono state fatte su di loro (raccapriccianti modifiche genetiche, mutilazioni delle dita e dei becchi), i tacchini d'allevamento si interessano a ciò che li circonda e ai loro compagni. Ricordo di aver visto molte volte il nostro tacchino pacifista Mila fermare la sua irritabile compagna Priscilla, in un momento di cattivo umore, dall'attaccare una persona frapponendosi tra lei ed il suo bersaglio. Ed ho visto come i tacchini possano andare d'accordo con le persone e gli altri uccelli nel nostro rifugio. Ciononostante, per ragioni che non ho mai capito, il nostro tacchino Florence, che è morto lo scorso marzo dopo aver vissuto con noi per sette anni felici, occasionalmente si infuriava con una delle anatre, soffiava con il naso puntato contro di lei e la cacciava via.

Mentre facevo ricerche per il mio libro "More Than a Meal: The Turkey in History, Myth, Ritual, and Reality" ("Ben più che un pasto: il tacchino nella storia, nel mito, nei rituali e nella realtà"), ho imparato altre cose dai tacchini. Per esempio, si "passano" un segnale all'interno di un gruppo nel momento del pericolo. E ballano anche! Nel libro "Illumination in the Flatwoods: A Season with the Wild Turkey" il naturalista Joe Hutto descrive come una mattina di agosto, i suoi tacchini dell'età di tre mesi, subito dopo averlo visto si sono gettati dai rami su cui erano rimasti appollaiati "chiacchierando dolcemente" all'alba, "hanno stiracchiato le ali ed hanno eseguito la loro strana piccola danza, una danza gioiosa e felice, esprimendo euforia".

Ed un testimone che aveva assistito ad una danza serale di uccelli adulti ha scritto:

Ho sentito uno stormo di tacchini emettere dei suoni. Non stavano chiamando dei membri del gruppo che si erano allontanati. Semplicemente si stavano prendendo un momento di svago serale prima di andare nel proprio giaciglio. Hanno continuato a combattere tra di loro con finta rabbia, mentre nel frattempo rumoreggiavano con suoni striduli, quasi giocando alla cavallina. I suoni che emettevano erano chiari e spavaldi. Per circa cinque minuti hanno giocato nel sottobosco, poi, come al suono di un segnale, hanno assunto immediatamente un comportamento furtivo e sono scomparsi nell'ombra.

Un comportamento emotivo descritto nei tacchini è "la grande veglia" che fanno per un compagno morto. Nel libro "The Wild Turkey: Its History and Domestication", A.W. Schorger cita un episodio in cui i battiti di ali di un tacchino che era stato colpito da uno colpo di fucile "attirarono uno stormo che si fermò vicino al tacchino morente". Comportamenti simili sono stati osservati nei tacchini da allevamento quando uno di loro è colpito dalle convulsioni causate da un infarto. "Non è raro andare in un pollaio e vedere l'uccello colpito giacere morto a terra, circondato da tre o quattro uccelli che morti a causa dell'emozione causata dal malessere del primo", ha scritto un ricercatore.

Questa emozione rivela una sensibilità nei tacchini che dovrebbe farci capire quanto male li trattiamo e dovrebbe spingerci a fermare questo nostro comportamento.

I tacchini provano una misteriosa empatia per gli altri "reclusi", e possono essere anche fieri combattenti. Una tacchina madre combatterà vigorosamente per proteggere il suo piccolo, come descritto da un testimone del seguente episodio drammatico accaduto nella campagna della Virginia:

Vidi un tacchino arrivare nel campo sul retro. Circa dieci piccoli della dimensione di grosse quaglie camminavano con lei. Senza avvertimento, il tacchino balzò verticalmente come se avesse messo piede su una mina. A circa 6 metri dal suolo intercettò ed attaccò un'aquila che stava arrivando per catturare un piccolo. Il tacchino colpì dapprima l'aquila con le zampe tenendo la schiena pressoché parallela al terreno. L'aquila volò verso il campo con il tacchino alle calcagna; si girò verso i piccoli e fu nuovamente colpita dal tacchino. Entrambi scesero ad un'altezza di circa 3 metri combattendo con i piedi, finché l'aquila si voltò verso gli alberi e si allontanò. La madre tornò dai suoi piccoli. Quando tornarono verso i pini, i piccoli erano stretti intorno alle zampe della madre. Avreste dovuto vedere questa scena con i vostri occhi.

Grazie alla sua testimonianza, l'abbiamo potuto vedere anche noi, e l'episodio ci ricorda che i tacchini hanno bisogno del nostro aiuto e meritano il nostro rispetto.

Fonte:
Satya (www.satyamag.com), novembre 2006, "Turkeys: Who are They?", di Karen Davis, Ph.D.
www.upc-online.org/winter06/whoarethey.html

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