Morire per una mozzarella

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12/03/2010

Bufalini ammazzati e i cadaveri abbandonati nelle campagne di Caserta.

Non è una novità in quanto da tempo questa situazione è nota, e chi fa la scelta vegan lo sa bene, e la fa per questo, ma l'articolo pubblicato sul Corriere del Mezzogiorno del 10 marzo ne fornisce un'ulteriore conferma.

Aggiungiamo inoltre alcune foto a corredo, che mostrano i cadaveri nei poveri animali, gettati nei Regi Lagni, una rete di canali che sfociano poi in mare. Le foto sono state scattate e fornite da Franco Spinelli, che ringraziamo per averci concesso di pubblicarle.

Secondo il responsabile della Forestale "si tratta di un fenomeno diffuso, i bufalini appena nati vengono strappati dopo uno o due giorni alla madre e lasciati morire nelle campagne, gettati nei canali o nei fossi, soffocati con la paglia o anche seppelliti ancora vivi. Sarebbero stati dunque gli allevatori, proprio perché i bufali maschi, al contrario delle bufale, non danno il latte alla base della mozzarella e non sono richiesti per la commercializzazione delle carni, a usare uno dei laghetti della pineta di Castel Volturno come cimitero dei bufali".

Gli allevatori, autori di questo scempio, si sono macchiati di reati perseguibili dalla legge, ma la fine dei bufalini è sostanzialmente la stessa anche seguendo tutte le procedure di legge. Sono maschi, non danno latte e la loro carne non è commercializzabile. La differenza è tra lo smaltimento legale e quello illegale. Fossero vitelli, verrebbero uccisi comunque, ma dopo 6 mesi di allevamento intensivo, perché le loro carni sì, hanno mercato, quindi come sottoprodotto del latte di mucca questi animali diventano "carne bianca".

E' una notizia che nella sua crudezza deve far pensare sopratutto i latto-ovo-vegetariani. Scegliere di non mangiare carne è il primo passo, ma una volta fatto quello occorre capire che anche l'utilizzo di tutti gli ingredienti di origine animale uccidono animali per la loro produzione. Mangiare la carne di un animale significa ucciderlo, è lapalissiano. Invece il latte, le uova, la lana, la mozzarella sulla pizza non rimandano alla morte dell'animale, nella nostra testa sono legati semmai ad un concetto di sfruttamento, non di morte. Allora parliamo di galline allevate a terra, di mucche lasciate pascolare e non stabulate nei capannoni, di abolizione della pratica feroce del mulesing(*) come altrettanti provvedimenti, che attenuano il livello di sfruttamento.

Si è portati a pensare che poiché si sfrutta il lavoro umano e quello minorile, un certo grado di sfruttamento degli animali possa essere accettabile. A parte che, no, non può essere accettabile, nessun grado di sfruttamento e associata sofferenza si può accettare per il gusto di mangiare una certa cosa piuttosto che un'altra. Ma oltre a questo c'è il fatto che così non è, non è "solo" sfruttamento. E' anche uccisione. I vitelli e le mucche da latte, le galline e le pecore vengono mandate al macello, i bufalini buttati a marcire in "discariche" illegali. Lo sfruttamento, per quanto feroce, esclude l'uccisione degli sfruttati. Lo sfruttamento degli animali è invece, e sempre, di qualsiasi genere di allevamento si parli (intensivo o meno), sinonimo di uccisione: vale per il latte, le uova, la lana. Uccisione differita di mesi o di qualche anno, ma sempre uccisione è, e non può essere altrimenti.

Non facciamo un mezzo passo verso la salvezza degli animali, facciamolo intero: ordiniamo una pizza vegan. E così non ci saranno più teste di animali morti d'inedia sulle spiagge.

Note:

(*) Il mulesing è un operazione che comporta lo scuoiamento dell'area perianale ed il taglio della coda dell'animale, lasciando la carne viva e sanguinante, in questo modo si evita che la pecora sporchi il suo prezioso vello con gli escrementi o che le mosche depositino le loro uova tra la lana.

Fonte
Corriere della sera, Ecco il cimitero dei bufali: è nascosto nella pineta di Castel Volturno, 10 marzo 2010

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