Uccisione indiscriminata di nutrie pianificata dalla Città Metropolitana di Torino: fermiamoli!

04/01/2018

Abbiamo divulgato lo scorso 22 dicembre una protesta (già presente su FB e divulgata da molti) contro il piano della Città Metropolitana di Torino di sterminare le nutrie della provincia di Torino, catturandole con trappole e poi gasandole o sparando loro in testa con pistole ad aria compressa o con fucili da caccia.

Il piano di uccisione è attivo da novembre a marzo di ogni anno, dal 2017 e per 5 anni, ed è illustrato in dettaglio qui: Piano di contenimento della nutria

In seguito a centinaia, se non migliaia, di mail di protesta, è arrivata a tutti una risposta che lascia l'amaro in bocca. Qui sotto, in un sorta di lettera aperta, replichiamo ad alcune affermazioni contenute in tale risposta, inviata dalla consigliera della Città metropolitana di Torino Elisa Pirro per tramite di Carla Gatti (direttore Area relazioni e comunicazione).
Invitiamo tutti a continuare a protestare seguendo le istruzioni per protestare: basta un minuto!

Lettera aperta: affermazioni della Città Metropolitana di Torino e nostre repliche

LORO affermazione 1 Sono capillarmente diffuse (le Nutrie) su tutto il territorio della pianura padana ove causano danni rilevanti all'economia agricola, alle arginature dei corpi idrici in cui costruiscono le tane e, non da ultimo, agli ecosistemi umidi naturali, per l’asportazione della vegetazione acquatica naturale cosa che danneggia la riproduzione di molti anatidi e di alcuni pesci come il luccio, ormai quasi estinto.

NOSTRA replica Si parla di danni, ma questi non sono mai stati oggettivamente verificati e quantificati. In un documento citato anche dal sito Ispra si afferma che: "L’impatto che la Nutria può esercitare sulle biocenosi vegetali ed animali dei Paesi d’introduzione è ancora poco studiato e pertanto sarebbe azzardato trarre conclusioni definitive" [Linee guida per il controllo della Nutria (Myocastor Coypus), Ministero dell'Ambiente e Istituto nazionale per la fauna selvatica 'Alessandro Ghigi', 2005].
Inoltre L'ANBI (Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica) NON cita la fauna come causa di degrado strutturale ma le condizioni climatiche e territoriali (gestione, manutenzione, ecc.).
Le pubblicazioni scientifiche non riportano danni causati dalle nutrie: l'asportazione della vegetazione è dovuta per lo più dai macchinari agricoli che praticano lo sfalcio degli argini, distruggendo così oltre alle essenze arboree importanti da un punto di vista conservazionistico, anche le uova di uccelli o altri animali che le depongono nella vegetazione. Non sono certo le nutrie responsabili di questo.
Inoltre si presumono consistenze numeriche apocalittiche a supporto dell'urgenza e della durezza del piano antinutria, quando invece anche nel piano stesso si ammette che i metodi di conteggio non sono attendibili.

LORO affermazione 2 Da ultimo va rilevato che Myocastor coypus è potenziale portatore di Leptospira spp., così come altri roditori selvatici e specie di fauna domestica, sebbene generalmente si tratti di portatore secondario, occasionale e di scarsa rilevanza epidemiologica.

NOSTRA replica Appunto, allora questo non ha alcuna rilevanza per la salute pubblica. Le nutrie non trasmettono la leptospirosi e si ammalano di leptospirosi: possono ammalarsene esattamente come l'essere umano, o gli animali domestici o zootecnici. La nutria non è un problema per le zoonosi relative alla leptospira. Non trasmette malattie all'uomo, dunque questo non è un argomento valido.

LORO affermazione 3 Date le ricadute negative derivanti dalla presenza della Nutria sulla biodiversità, sull’agricoltura e sulle infrastrutture antropiche [...]

NOSTRA replica La letteratura scientifica mostra che la Nutria NON ha effetti negativi sulla biodiversità e i danni all'agricoltura non sono certo causati dalle nutrie ma da una pessima gestione del territorio da parte dello stesso mondo agricolo. Spesso non sono rispettate nemmeno le distanze minime delle arature dagli argini. Queste distanza vanno da un minimo di 5 metri a un massimo di 25 metri in base al tipo di fertilizzante utilizzato. La nutria si allontana dall'argine per non più di 5, massimo 10, metri.
Se dunque gli agricoltori rispettassero tali distanze, senza andare a coltivare fin quasi sull'argine, e i mezzi pesanti non li facessero crollare sotto il loro peso, non ci sarebbero problemi. Le nutrie non sono responsabili di tutto questo.

LORO affermazione 4 La Nutria è stata inserita dal regolamento UE 1143/2014 tra le 100 specie aliene più dannose del mondo ed è stato imposto agli Stati membri di provvedere ad adottare misure volte alla sua eradicazione entro 18 mesi dall'entrata in vigore dello stesso regolamento.

NOSTRA replica Qui si fa intendere che le uccisioni si debbano fare in quanto obbligati dalla normativa europea, cosa infondata, perché non vi è obbligo di utilizzo dei metodi cruenti; anzi, è stato scientificamente dimostrato che sono del tutto inutili e che l'eradicazione è comunque impossibile. Nel regolamento UE citato si specifica in maniera ricorrente la necessità di “prove scientifiche” e valutazioni fatte da personale tecnico, e che per “eradicazioni” si intendono anche azioni con mezzi NON letali.
Nelle "definizioni" dello stesso Regolamento si legge infatti:
Eradicazione: l'eliminazione completa e permanente della popolazione della specie esotica invasiva tramite mezzi letali o NON letali. Controllo demografico: qualsiasi azione letale o NON letale applicata alla popolazione di una specie esotica invasiva. Gestione: qualsiasi intervento letale o NON letale volto all'eradicazione o al controllo demografico, ecc.
L'art. 19 comma 2 dice: "Le misure di gestione consistono in interventi fisici, chimici o biologici, letali o NON letali, volti all'eradicazione, al controllo numerico o al contenimento della popolazione di una specie esotica invasiva. Se del caso, tra le misure di gestione rientrano interventi sull'ecosistema ricevente, per aumentarne la resilienza verso le invasioni attuali e future."
In merito all tempistica citata, il testo reale del regolamento afferma: “Entro 18 mesi dall'adozione dell'elenco dell'Unione, gli Stati membri istituiscono un sistema di sorveglianza delle specie esotiche invasive di rilevanza unionale, o lo integrano nel loro sistema esistente, che raccoglie e registra i dati sulla frequenza nell'ambiente delle specie esotiche invasive mediante indagini, monitoraggio o altre procedure volte a prevenire la diffusione di queste specie nell'Unione o all'interno dell'Unione.”
Quindi non esiste alcun ultimatum di 18 mesi per far strage di nutrie.

Infine, nello stesso Regolamento si afferma che l'eradicazione e la gestione di alcune specie animali esotiche e invasive possono provocare dolore, angoscia, paura o altre forme di sofferenza negli animali: perché un'amministrazione che ha propagandato il suo rispetto per gli animali si ostina invece a voler usare metodi cruenti senza alcun obbligo, metodi che sono anche inutili?

LORO affermazione 5 A tali azioni, peraltro in questo momento necessarie ed urgenti, questa Amministrazione ha inteso in ogni caso affiancare, quale caso-studio pilota, al momento unico in Italia, un’azione di contenimento non cruenta basata sulla cattura e infertilizzazione dei soggetti catturati che potranno quindi sopravvivere ma non riprodursi.

NOSTRA replica Dovremmo forse esserne contenti? Mentre viene fatta la strage, si provano anche metodi non cruenti? Quando è ben noto che l'eradicazione è impossibile da realizzare e quindi, anche dal puro punto di vista utilitaristico, si tratta solo di uno spreco di risorse? Lo fanno solo per mostrare che "fanno qualcosa"? Questi metodi sono già stati testati, e inoltre ci sono vari sistemi di prevenzione dei danni come recinzioni e protezione meccanica degli argini, che funzionano e risolvono il problema davvero senza ammazzare nessuno.

LORO affermazione 6 Riteniamo in questo modo di affrontare responsabilmente un problema ambientale rilevante e al contempo di sperimentare nuove metodiche di controllo non cruento di popolazioni di fauna alloctona, che potranno validamente costituire un modello da esportare anche in altri contesti e per altre specie, per evitare sofferenze non necessarie agli animali selvatici, in considerazione del fatto che il nostro obiettivo primario è la loro tutela.

NOSTRA replica Questa parole sono altamente offensive, ci si sente presi in giro: stanno pianificando uno sterminio estremamente violento, e dicono di voler tutelare gli animali?! Nessun metodo cruento è accettabile, né è accettabile che non vengano mantenute le promesse fatte in campagna elettorale.

Conclusione

E' ampiamente dimostrato che l'eradicazione è impossibile da raggiungere e i tentativi di eradicazioni finora attuati in Italia hanno tutti fallito. Pertanto voler insistere ancora con i piani di eradicazione va contro ogni logica.

Si è anche constatato che proprio laddove gli interventi di contenimento hanno agito, sono stati segnalati maggiori danni all'agricoltura. C'è una spiegazione biologica per questo: quando un territorio viene liberato, aumentano le risorse per i superstiti i quali saranno più prolifici. Altre colonie sopraggiungono dai territori limitrofi. La nutria impiega 10 mesi a raggiungere la maturità sessuale, ma laddove viene cacciata, questa maturità viene raggiunta in 4 - 6 mesi! Dunque l'eradicazione totale è impossibile. Uccidere non risolve alcun problema, crea solo enorme sofferenza

Nella lettera di risposta della Città Metropolitana di Torino viene omessa l'esistenza di sistemi di prevenzione dei danni, incruenti ed efficaci: rispettare le distanze delle coltivazioni dagli argini, usare reti metalliche zincate a maglie strette sugli argini, non uccidere i predatori naturali delle nutrie, eventualmente sterilizzare gli animali.

Fermo restando la possibilità per Enti ed Associazioni di ricorrere contro il piano, chiamando alle rispettive responsabilità coloro che lo hanno prodotto e firmato nelle sedi legali opportune, rimane il fatto che gli elettori terranno conto di questo comportamento e sceglieranno chi votare, anche a livello nazionale, in base alla preparazione tecnica, all'onestà intellettuale, all'etica e al rispetto dei programmi elettorali finora dimostrati.

Partecipa alla protesta via mail per far sentire le nostre ragioni e difendere gli animali! Segui le istruzioni per protestare: basta un minuto!

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