L'ideologia carnista: sgretoliamola con dati di realtà

26/02/2020

di Marina Berati

Sto leggendo un libro di Annamaria Testa sulla comunicazione, Farsi capire. In uno dei capitoli iniziali, il libro spiega che ciascuno di noi si crea una propria rappresentazione della realtà, una sorta di mappa semplificata del mondo che ci circonda. Questo è normale e inevitabile, perché non siamo in grado di archiviare della nostra mente tutti i dettagli di ogni singolo aspetto della realtà.

Però, afferma il libro, "quando una rappresentazione della realtà si fonda su pregiudizi e rifiuta qualsiasi confronto con dati di realtà, diventa un'ideologia: un sistema di idee strutturate e rigide, che contiene in sé la propria condizione di verità."

Leggendo questa frase mi è balenato il pensiero: quella carnista è proprio un'ideologia, corrisponde perfettamente a questa definizione! Per quanto si forniscano dati di realtà, per quanto si mostri la situazione effettiva degli animali allevati, i danni alla salute del consumo di carne, il rovinoso impatto ambientale degli allevamenti, è tremendamente difficile scalzare i seguaci di questa ideologia dai loro pregiudizi.

Questo pensiero mi ha folgorato perché proprio quel giorno avevo fatto il pieno di commenti amareggianti letti su Facebook, riferiti a un video davvero toccante sulla macellazione degli animali.

Moltissime persone negavano la realtà mostrata. Quelle realmente colpite dalla sofferenza degli animali, raramente affermavano: "Oddio, basta con la carne!". Per lo più si limitavano a sostenere: "Certo, mica possiamo rinunciare alla carne, però almeno evitiamo di trattare così gli animali".

Oppure davano dei "luridi bastardi" ai lavoratori dello stabilimento, o se la prendevano con il "consumismo" e "l'allevamento intensivo", senza mai considerare di cambiare il loro stesso comportamento.

Negazione, attribuzione di colpe ad altri, difesa della pratica di usare e uccidere animali perché è normale e giusto così, perché "così fan tutti": esempio lampante di ideologia, refrattaria a ogni confronto con la realtà.

Perché "carnista"?

Per questa ideologia uso il termine carnista, anche se di solito evito questa parola, poco nota e di difficile comprensione. Ma in questo caso non posso dire "carnivora", perché l'essere carnivori (o onnivori che dir si voglia) è una questione di dieta, mentre qui parliamo di atteggiamento, convinzioni, considerazioni morali.

L'aspetto più assurdo è che proprio i carnisti accusano la scelta vegan di essere una ideologia! Credono di poterla definire tale perché è una scelta di una minoranza di persone... ma che un sistema di valori e convinzioni sia una ideologia, non dipende dal numero di persone che la seguono, dipende dal fatto che sia fondato su pregiudizi e non accetti il confronto con la realtà.

La scelta vegan è l'opposto di una ideologia, perché ci si arriva proprio quando si viene a contatto con dati di realtà che scuotono le fondamenta dell'ideologia della maggioranza. Chi oggi è vegan, era carnista, prima, come tutti. E facendo la scelta vegan è USCITO da una ideologia, non entrato.

L'ideologia è impermeabile? Apriamo delle crepe, coi dati di realtà.

"Un'ideologia è una rappresentazione del mondo impermeabile al confronto col mondo", scrive Annamaria Testa, per spiegare perché la comunicazione è molto difficile con chi aderisce a una ideologia. Chi vi aderisce ritiene di essere nel giusto "a prescindere da ogni evidenza empirica".

Noi dobbiamo aprire delle crepe, in modo che l'ideologia non sia più impermeabile e lasci filtrare il mondo reale. Come? Con dati di realtà, appunto. Quelli contenuti in video, articoli, opuscoli, riflessioni, immagini e tanto altro, che mostrano come gli animali sono sfruttati e uccisi e come sia facile evitarlo, cambiando le nostre abitudini.

Teniamo sempre presente che si tratta di una ideologia che esiste da millenni e che è stata notevolmente rafforzata negli ultimi decenni dalla propaganda di una industria ricca e potente, quella dell'allevamento. È importante considerarlo, perché spiega tante reazioni che troviamo insopportabili.

La nostra contro-reazione non deve alimentare la loro ideologia: con un muro-contro-muro, la rafforziamo. Dobbiamo invece spiegare e continuare a mostrare alle persone come stanno le cose per davvero: aiutiamole a uscire dai loro pregiudizi e a cambiare. È possibile, è quello che accade ogni giorno a molti.

Non lasciamoci scoraggiare dalle reazioni di chi continua a voler fuggire dalla realtà, a ignorarla e rifiutarla. Sono la maggioranza, certo, ma ci sono anche persone disposte a cambiare. Come arrivare proprio a loro? Colpendo TANTE persone con informazioni a pioggia: tra tante, arriveremo anche a quelle in grado di recepire.

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