Come l'Europa aiuta i produttori di latte

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01/08/2009

Usando i soldi delle tasse di tutti, si finanzia il settore lattiero-caseario.

Qualcuno si ricorda il gingle pubblicitario che accompagnava l'ossessione del dott. Antonio per l'enorme Anitona (Ekberg) nell'omonimo film di Fellini? "Bevete piu' latte, il latte fa bene, il latte conviene, a tutte le eta'"... Erano i primi anni '60 e non si parlava ancora di effetto serra, il latte era quasi unanimemente considerato il cibo sano e nutriente per eccellenza, eravamo in un paese che uscito dalla guerra conosceva una prima prosperita' economica di massa. L'attenzione agli animali era patrimonio di pochissime persone.

Sono passati 50 anni, e a leggere il comunicato stampa della Commissione Europea del 22 luglio "La crisi del latte: le misure proposte dalla Commissione per stabilizzare il mercato", sembra di essere ritornati a quei tempi. Come se l'effetto serra non esistesse, i danni che il consumo di latte provoca alla salute non si conoscessero, come se anche la pur riduttiva idea del "welfare animale" fosse di la' da venire.

Il comunicato esordisce con: "La Commissione europea continuerà a fare tutto quanto è in suo potere per sostenere gli allevatori e stabilizzare il mercato dei prodotti lattiero-caseari". Basterebbe questo per suscitare la legittima indignazione non solo degli animalisti, ma degli ambientalisti (informati e coerenti) e di tutti coloro, medici in primis, che dovrebbero occuparsi di salute pubblica e prevenzione, nonche' di tutti i semplici cittadini minimamente informati sulla materia.

Misure di aiuto agli allevatori

Vediamo brevemente alcune delle misure che la Commissione intende attuare:

  • regime di aiuti per l'ammasso di burro e latte in polvere prorogato fino a febbraio 2010 ed oltre se necessario;
  • Anticipi dei pagamenti agli allevatori ed autorizzazione ad "aiuti di stato" al settore. In cifre corrisponde ad un versamento complessivo pari a 15.000 euro per agricoltore;
  • tutta una serie di facilitazioni per ristrutturazioni, pagamenti, investimenti ed esportazioni;
  • la chicca: "Il regime di distribuzione gratuita di latte nelle scuole è stato recentemente migliorato e si sta esaminando come renderlo ancora più allettante".

Se andiamo a leggere il documento originale, Technical annex: Dairy market situation 2009, troviamo pero' delle buone notizie.

Ad esempio scopriamo che la produzione di latte in UE, malgrado l'innalzamento delle quote del 2,5%, e' invece scesa di uno 0,9%: da 137,8 milioni di tonnellate nel 2007/08 a 136,4 nel periodo 2008/09. La produzione del latte e dei prodotti derivati cala in percentuali variabili tra l'1,3 e il 2,5%.

I commenti sconsolati dei redattori del rapporto imputano questo calo alla crisi economica e finanziaria, ai prezzi piu' cari per prodotti di qualita'; inoltre, e ben venga, e' in declino l'uso di derivati del latte nei processi industriali.

E' relativamente noto che i meccanismi regolatori europei si basano su un complesso sistema di denominazione e classificazione di merci e prodotti. In questo rapporto, nel prendere atto di diverse richieste di deregolamentazione, si cita la questione del latte di soia in questi termini: "E' chiaro che una denominazione che presenti le bevande di soia come un'alternativa al latte significhi un incremento delle vendite probabilmente a danno del latte 'vero', e questo, quando questo prodotto e' gia' largamente a disposizione dei consumatori che lo preferiscono o che ne hanno bisogno" (dal paragrafo 4.1 "Marketing standars milk products" del documento sopra citato). E' lampante la serena imparzialita' degli estensori di questo documento...

Un altro dato preoccupante (per loro) e' che, pur in mancanza di dati precisi, riportano che l'uso di sostituti del formaggio e' in aumento.

Promozione del consumo di latte e latticini

Prima ancora che le varie forme di aiuti diretti e indiretti agli allevatori, quello che sconcerta - e indigna - sono le misure per la promozione del consumo di latte e derivati. E' come se qualche decennio fa, quando in Europa si e' vissuta la crisi della siderurgia che e' costata centinaia di migliaia di posti di lavoro, invece di approntare piani di riconversione e di sostegno al reddito si fosse proposto di costruire automobili "corazzate" per impiegare piu' acciaio... solo che in questo caso e' molto peggio, perche' ci va di mezzo la vita degli animali, l'ambiente e la salute umana.

Ma veniamo alle misure promozionali:

  • promozione nelle scuole: la EU semplifica le procedure e le estende a beneficio (o danno) delle scuole secondarie ed intende aumentarne la copertura. Il latte viene fornito a 18.15 centesimi al litro (meno di un quinto del prezzo di mercato).
  • Sono in atto 19 programmi dedicati esclusivamente alla promozione di latte e prodotti derivati per un investimento di 66,5 milioni di euro di cui la meta' con finanziamenti europei. La Commissione propone di avviare altri 16 progetti promozionali per cofinanziati al 50% per un totale di circa 20 milioni di euro.

La pubblicita' paga e lo si riconosce nel rapporto affermando che "il cofinanziamento a livello nazionale ed europeo di progetti promozionali avviati dalle organizzazioni commerciali costituisce un valido incentivo".

La potente lobby degli allevatori

Nel documento "Comunicazione della Commissione al Consiglio: la situazione del mercato lattiero nel 2009" leggiamo nel prologo che il mercato ha registrato un clamoroso calo dei prezzi e che questa situazione "ha scatenato un grande scontento tra gli allevatori che hanno organizzato varie manifestazioni"... e non sempre precisamente pacifiche.

Leggiamo sempre in questo documento che nel 2009 l'UE ha finora acquistato 81.000 tonnellate di burro (8% della produzione del primo semestre) e 321.000 tonnellate di latte in polvere (43.5% sempre del primo semestre) per un costo stimato di questa e delle altre misure attuate nell'anno di 600 milioni di euro. In totale, dalla riforma del 2003, "a titolo compensativo sono stati distribuiti ai produttori di latte 5 miliardi di euro sotto forma di aiuti diretti al reddito legati alla produzione".

C'e' davvero da domandarsi quale logica ci sia in un sistema che sostiene una produzione non richiesta dal mercato quando oltretutto questa produzione e' dannosa per l'ambiente e causa di enormi sofferenze per milioni di animali.

Anche altri settori ottengono aiuti sotto varie forme, ad esempio defiscalizzazioni per gli investimenti, prestiti agevolati, "rottamazione" (come di recente per l'auto) ma questo genere di sostegno e' la norma per il settore dell'allevamento. Basti pensare al plateale sconto sull'IVA applicato sul latte: il 4% per il latte "vero" contro il 20% che grava sul "latte di soia" tanto inviso alla lobby di Bruxelles degli allevatori.

Questi documenti rendono bene quel misto di ottusita' dei politici e di potenza delle lobby che determinano queste politiche a livello comunitario. Politiche che sono un danno per tutti e per lo sviluppo di un'economia sostenibile, e non solo per gli animali che ne pagano ovviamente il prezzo piu' alto.

Opporsi alla lobby di chi sfrutta animali e devasta l'ambiente

Dare il nostro personale contributo al "crollo del mercato del latte" e' il minimo che possiamo fare, ma oltre a consumare "latte di soia" al posto di quello "vero" possiamo fare molto di piu'.

La campagna "Stop ai sussidi ad allevatori e pescatori" promossa dal Centro Internazionale di Ecologia della Nutrizione ha l'obiettivo di far cessare questa vergogna dei miliardi di euro regalati ai vari settori dell'allevamento e quello, fondamentale, di fare informazione.

Informazione onesta, perche' quella che fa l'UE sul latte non lo e'.

Articolo a cura di Valter Fiore

Fonte:
Commissione Europea, La crisi del latte: le misure proposte dalla Commissione per stabilizzare il mercato, 22 luglio 2009

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