Vivisettori, smettete di prendere in giro i malati di cancro

07/12/2017

Nonostante i continui fallimenti, chi fa ricerca su animali vuole farci credere che i topi sono esseri umani in miniatura... Un nuovo report conferma che anche le più "avanzate" tecniche di ricerca su animali per lo studio del cancro, che usano lo specifico tumore del paziente iniettato nei topi, falliscono miseramente.
Per mettere fine alla presa in giro ai malati e all'infinita sofferenza degli animali, è necessario smettere di regalare soldi, per Natale e in qualsiasi altro periodo, alle associazioni che finanziano la ricerca su animali, praticamente tutte quelle più note.

I topi stanno dicendo ai ricercatori: sperimentare su di noi è inutile!


E' ben noto che lo studio del cancro sui modelli animali, come per qualsiasi altra malattia, è una pratica altamente inaffidabile. Col passare degli anni si è cercato in più modi di rendere gli animali utilizzati, in particolare i topi, più "simili" all'uomo attraverso varie manipolazioni genetiche. Anche questa è peraltro un'ammissione di fallimento: studiare una specie diversa dalla nostra non ha mai portato a nulla e allora si è cercato di "umanizzare" un po' i topi.

Una delle tecniche per lo studio del cancro è quella dello xenograft, che consiste nell'innestare nei topi cellule di tumori umani. Anche questa tecnica ha fallito e ne è stata inventata un'altra: quella di *innestare negli animali le cellule tumorali di un dato paziente*, per studiare l'effetto dei farmaci su quello specifico paziente. Gli animali così trattati vengono chiamati topi PDX o "avatar".

Ma un recentissimo articolo pubblicato sulla rivista "Disease Models & Mechanisms" illustra in dettaglio il fallimento di questa nuova procedura: nemmeno in questo caso non si riescono a traslare i risultati dai topi agli umani. Sono stati innestati nei topi 1100 campioni di tessuto tumorale umano di 24 tipi diversi di tumori e che cosa è successo? Che le cellule, nell'organismo del topo, non si sono comportate come quelle nell'organismo umano, perché le due specie continuano ad essere completamente diverse. Nel tumore trapiantato avvengono cambiamenti genetici molto rapidi, che rendono il tumore nel topo diverso da quello iniziale e diverso da quello che si sviluppa nel tempo nel paziente. Cosa sono riusciti a dimostrare dunque gli sperimentatori? Che il topo non è un essere umano in miniatura, per l'ennesima volta!

Naturalmente il problema che si riscontra nei topi vale per qualsiasi altra specie. Non è ora di smettere, dunque? Non è ora di dedicare risorse alla ricerca vera, rilevante per l'uomo?

Parola di vivisettore:

All'indomani dell'annuncio sul New York Times del 3 maggio 1998 di una presunta cura contro il cancro da lui scoperta, che, secondo il Times, avrebbe curato il cancro in due anni, il ricercatore Judah Folkman ha dichiarato: "Tutto ciò che posso dire è che, se sei un topo e hai un tumore, ti possiamo aiutare".

Alcuni esempi di effetti opposti sull'uomo e sul topo

Topi Umani
Il fumo è innocuo Il fumo causa tumori
Le noci sono velenose Le noci sono salutari
Negli animali in gravidanza, la vitamina C provoca malformazioni negli embrioni Nessun effetto negativo sulla donna in gravidanza
L'uretano non è terapeutico L'uretano è usato come farmaco contro la leucemia

Perché i vivisettori faticano a passare alla ricerca vera?

Gli autori dell'articolo citato affermano che uno sforzo coordinato per promuovere lo sviluppo e l'utilizzo di modelli basati sui tessuti umani, senza uso di animali, potrebbe fornire una piattaforma rilevante per molti studi sul cancro e che un ruolo chiave dovrà essere assegnato alle banche di tessuti umani.

I problemi sono da una parte tecnici e organizzativi: la raccolta, il trasporto e il mantenimento dei tessuti per l'utilizzo in laboratorio. Dall'altra parte, e molto più difficili, ci sono invece quelli dovuti alla mentalità, alla resistenza al cambiamento, dei ricercatori. L'aspetto più assurdo è l'affermazione degli autori di questo studio, secondo cui: "i ricercatori fanno resistenza al cambiamento spesso per preoccupazioni sulla compatibilità storica dei dati e perché temono di perdere terreno in un ambiente competitivo mentre si implementano nuovi approcci".

Cosa significa? Che:

  1. non si preoccupano tanto dell'affidabilità e dell'applicabilità agli umani dei risultati trovati, quanto della compatibilità storica dei dati tra loro, come se vivessero in un mondo chiuso, in cui quello che importa è solo confrontare i vari esperimenti su animali tra loro, non trovare dei dati applicabili alla realtà, alle malattie umane.
  2. Non vogliono mettersi in gioco aggiornandosi e imparando procedure nuove e preferiscono continuare a fare quello che già conoscono, anche se non serve a nulla.

Come possiamo fare la nostra parte?

Le problematiche sono le stesse, sia che si tratti di sviluppare farmaci che di fare ricerca di base. E' in questo secondo ambito, però, che il numero di animali utilizzati è in costante aumento: anziché evolvere, si fanno passi indietro.

La ricerca di base è purtroppo finanziata col nostro denaro: soldi delle tasse e donazioni. Possiamo agire almeno su queste ultime, evitando di donare a tutte le associazioni per la ricerca che finanziano studi su animali, facendo loro sapere il perché della nostra scelta. Si tratta di tutte le le più note: Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC), Telethon, AISM - Associazione Italiana Sclerosi Multipla, ANLAIDS onlus Associazione Nazionale per la lotta contro l'AIDS, ma anche moltissime altre.

Dobbiamo convincerli ad arrendersi, a lasciar perdere l'inutile e dolorosa sperimentazione su animali e a imboccare la strada della ricerca realmente rilevante ed etica.

Fonti:

PCRM, Mice Are Telling Cancer Researchers: Give It Up, 27 novembre 2017

Samuel J. Jackson, Gareth J. Thomas, Human tissue models in cancer research: looking beyond the mouse, Disease Models & Mechanisms (2017) 10, 939-942 doi:10.1242/dmm.031260.

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