Integratori alimentari testati sui roditori hanno effetti opposti sugli umani

12/01/2017

Tra i vari integratori anti-età, il resveratrolo è tra quelli che vanno per la maggiore. Gli integratori a base di questo ingrediente hanno raggiunto un mercato di 30 milioni di dollari l'anno negli USA (ma sono diffusi anche in Italia). Si tratta di una componente del vino rosso, che comunque nell'integratore è presente in quantità pari a 50 volte quella che si consumerebbe bevendo una normale quantità di vino a pasto.

Il dott. Michael Greger spiega in una delle sue video-conferenze (Resveratrol Impairs Exercise Benefits) che esistono centinaia di studi in letteratura scientifica su questa sostanza, ma si tratta di studi fatti su animali, in particolare sui roditori.

Nei roditori, la supplementazione con resveratrolo ha effetti molto positivi (ma sarebbero da prendere con le pinze anche questi, perché le varie patologie da curare nei topi erano artificiali, indotte, non sviluppatesi in modo spontaneo come negli umani): diminuisce i fattori di rischio cardiovascolare, migliora la funzione cardiovascolare e la capacità fisica, fa diminuire l'infiammazione.

Ma, quando la sostanza è stata provata sugli umani, si è visto che associata all'esercizio fisico non ha alcun effetto di riduzione della pressione, del colesterolo e dei trigliceridi; e sulle arterie non ha un effetto dilatativo, ma costrittivo. Gli effetti sugli umani sono dunque esattamente l'opposto di quelli sui roditori.

I roditori con il resveratrolo ottengono una migliore performance fisica, negli umani invece questa sostanza fa diminuire del 45% la massima capacità aerobica.

Il dott. Greger fa inoltre notare che questo apre anche una questione ben più estesa. I test sui topi sono la base della ricerca biomedica odierna eppure raramente vengono compiuti studi sistematici sulla loro utilità. Cita un articolo del 2013 (Genomic responses in mouse models poorly mimic human inflammatory diseases) relativo al campo delle malattie infiammatorie. Lo studio è stato condotto dopo che 150 studi clinici, sugli umani, sono tutti falliti: si trattava di farmaci che avevano invece dato risultati promettenti sui topi.

Il risultato di questa ricerca è significativo: la correlazione tra i risultati sui topi e quelli sugli umani non era solo scarsa, era praticamente assente. Vale a dire: nessuno degli effetti curativi riscontrati nei topi era presente negli esseri umani. Gli autori hanno determinato che, per esempio, i topi possono essere un milione di volte meno sensibili degli umani alle endotossine infiammatorie.

In pratica, la sperimentazione su animali si continua a fare solo perché la si dà per scontata e non la mette mai alla prova. Ogni volta che si effettuano delle comparazioni, si riscontrano sempre fallimenti. Smettiamo di crederci, e informiamo di questi fatti chi ancora ci crede.

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