I vivisettori fanno le vittime

24/09/2019

di Marina Berati

Fanno le vittime perché sentono minata la loro "libertà" di usare per i loro scopi le vere vittime, gli animali. Così, cercano di far credere al pubblico che ricerca = sperimentazione animale, equazione completamente campata in aria.

Del caso dell'esperimento sui macachi "Lightup", che coinvolge le università di Parma e di Torino, si sta parlando moltissimo in questi mesi, e con esso anche dell'inutilità e dell'infondatezza scientifica della sperimentazione su animali.

I vivisettori e vivisezionisti (vale a dire chi fa esperimenti su animali e chi sostiene questa pratica) iniziano dunque a fare le vittime, protestare, inveire contro gli antivivisezionisti e far credere al pubblico che senza sperimentazione animale la ricerca sia spacciata.

Dobbiamo preoccuparci per queste esternazioni e levate di scudi? No, anzi: prima non avevano bisogno di difendere la vivisezione, perché erano già tutti dalla loro parte. Se ora si espongono, vuol dire che qualcosa sta cambiando. Altrimenti avrebbero continuato a stare in silenzio come facevano fino a pochi anni fa.

L'iniziativa per salvare la vivisezione

I sostenitori della sperimentazione animale hanno lanciato pochi giorni fa, il 17 settembre, il manifesto e la petizione "Salviamo la ricerca biomedica italiana", su un sito che naturalmente non linkiamo.

Questo sito non si occupa affatto di ricerca in generale, ma si occupa soprattutto di difendere la vivisezione. Hanno come mission "Migliorare la qualità di Vita, attraverso la diffusione della cultura della Ricerca scientifica".

Il problema però è che vogliono far credere che la ricerca coincida con la sperimentazione animale e che chi è contro la sperimentazione animale sia anche contro la ricerca, una credenza davvero assurda. E meno male che affermano di essere contro le bufale... ma una bufala più grossa di questa non esiste. Perché è vero proprio il contrario: quella su animali non è vera ricerca, è spreco di vite e di risorse.

Quello che vogliono difendere non è la ricerca, ma solo il loro "diritto" di usare gli animali come più gli aggrada. Sostengono che "l'impiego degli animali per la ricerca è quindi incontrovertibilmente indispensabile."

Che sia "incontrovertibile" lo affermano loro, ma non trova certo riscontro nella realtà, visto che sono decenni che dagli scienziati stessi arrivano critiche verso questa pratica.

La bufala dei comitati etici

Anche sul sito della Fondazione Veronesi appare un articolo che dà contro - in modo anche offensivo e sopra le righe - alla battaglia per salvare i macachi dai tremendi esperimenti cui saranno sottoposti (se non si riesce a bloccare il progetto).

In quell'articolo vogliono far passare chi si oppone alla sperimentazione animale come esaltato, esagitato, estremista, ma gli estremisti sono quelli che si aggrappano a una pratica obsoleta e insensata, a ogni costo, senza voler sentir ragione.

Difendono inoltre l'esperimento sui macachi sostenendo che, se ha passato il vaglio dei comitati etici, significa che è valido e affermano che i comitati etici si occupano di controllare dettagliatamente sia il protocollo dell'esperimento sia la sua applicazione pratica.

In realtà, questi comitati sono formati per lo più dalle stesse persone che effettuano ogni giorno la sperimentazione su animali o la sostengono. Anche nel caso in cui qualcuno all'interno di un comitato si opponga, "le valutazioni di minoranza non solo non sono ascoltate, ma non è previsto che un parere negativo giunga al ministero." Questo ha spiegato in una recente intervista la dottoressa Susanna Penco, che fa parte di tali comitati da anni, con lo scopo di contrastare, quando possibile, le ricerche su animali (vedi intervista La vivisezione e la legge: come sono cambiate le cose?).

A volte capita che il Ministero rigetti una ricerca, ma non è certo frequente e il fatto che una ricerca sia stata approvata da uno o più comitati etici significa ben poco. Siamo ancora ben lungi dall'avere degli strumenti per contrastare il proliferare degli studi su animali attraverso i "comitati per il benessere animale".

Inoltre, come spiega ancora la dottoressa Penco: "Va notato tuttavia che la valutazione della sofferenza degli animali è fatta in termini di 'costi/benefici': se lo sperimentatore considera il 'beneficio' abbastanza elevato, per la legge è lecito che anche la sofferenza sia alta."

Continuiamo la diffusione al pubblico

La lotta antivivisezionista sarà ancora lunga, ma che i vivisettori sentano minacciati i propri privilegi è positivo. Continuiamo a informare le persone, affinché smettano di sostenere questa pratica col proprio denaro.

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